Trasferirsi all’estero: nuove risorse e prospettive

images-1-7Un trasferimento all’estero o in una città diversa da quella natale può portare con sé sensazioni contrastanti. Euforia, voglia di sperimentare ma anche dispiacere e nostalgia per ciò che si abbandona. Diverse possono essere le motivazioni che spingono una persona a lasciare il suo paese di origine: lavoro, studio, amore. Tutte hanno in comune importanti cambiamenti di natura logistica ma e soprattutto affettiva e psicologica.

Il  CAMBIAMENTO

Come ogni cambiamento un trasferimento attiva aspettative, speranze, emozioni e voglia di mettersi in gioco. Ciò che spinge può essere un’esigenza economica piuttosto che la voglia di realizzarsi o la ricerca della propria felicità. In ogni caso siamo animati da una certa dose di curiosità rispetto a ciò che ancora non conosciamo.

In generale possiamo affermare che nell’affrontare il cambiamento come conseguenza di un atto migratorio si attivano alcuni meccanismi psicologici abbastanza transitori che permettono l’elaborazione del cambiamento di vita. Questi sono:

  • Lutto migratorio: il distacco dal paese d’origine comporta una separazione oggettiva da luoghi, relazioni, abitudini, clima, sapori e molto altro. Si può parlare di lutto in quanto questo processo si costituisce di alcune fasi: da una negazione massiccia (“non è poi cambiato granché”)si può passare al dolore, al risentimento ed infine all’accettazione. Il modo in cui si affronta tale passaggio dipenderà da quanto le separazioni siano un tema sensibile per noi, dalle risorse personali messe in campo e dal sostegno che possiamo ottenere.
  • Emozioni in gioco: il mondo emotivo potrà essere travolto da emozioni contrastanti come entusiasmo, soddisfazione ma anche tristezza, senso di perdita, nostalgia, solitudine e rabbia. Un’altra emozione frequente è la paura di essere dimenticato e di dimenticare.
  • Shock culturale-la reazione alla diversità: più il paese ospitante è lontano da ciò che ci è familiare più è difficile integrare nei nostri modelli mentali nuovi modi di relazione, nuove prospettive, nuove usanze. Lo smarrimento, lo stress emotivo, la perdita di punti di riferimento e l’opposizione possono essere delle risposte iniziali a questa difficoltà. Non è insolito infatti idealizzare il paese di provenienza e pensare per stereotipi rispetto alla nuova cultura. La comprensione, la familiarizzazione e l’adattamento sono processi graduali che richiedono tempo.

L’IMPATTO CON LA REALTÀ.

images-10All’inizio del trasferimento ci sono due atteggiamenti possibili e frequenti:

  1. Il trasferimento immaginato come salvifico: può accadere che la scelta sia guidata da una forte frustrazione per la vita che si conduce oppure che la città natale non soddisfi i requisiti per la realizzazione della propria personalità. In questi casi spesso succede che la nuova città ospitante venga percepita come uno “scrigno dai mille tesori” che aspettano solo di essere scoperti mentre quella vecchia può essere vissuta come il luogo che opprime. Tutte le caratteristiche del nuovo luogo sembrano migliori di quello precedente. La felicità e la soddisfazione di aver fatto la scelta giusta colorano le giornate e permettono un’integrazione abbastanza celere. Ben presto però può accadere che l’entusiasmo dell’inizio diminuisca la sua intensità riportandoci con i piedi per terra. Si cominciano a rivalutare i lati positivi di ciò che si è lasciato rivalutandone il valore. Inizia una certa nostalgia della “strada vecchia”. Ciò che davvero manca però sono gli affetti. Gli affetti come la famiglia d’origine o le amicizie di sempre o semplicemente il poter incontrare per strada persone conosciute. In questo stato di cose si può provare tristezza, malinconia e sovente voglia di scappare. E’ un momento del tutto fisiologico e se ha breve durata porta con se un’elaborazione sana del cambiamento.
  2. Il trasferimento vissuto come obbligato. Nei casi in cui il cambiamento sia determinato da condizioni necessarie come ad esempio la ricerca di un lavoro o un trasferimento per amore la situazione è diametralmente opposta. All’inizio infatti si può dover fare i conti con un generale senso di tristezza e frustrazione. Il dolore è legato a ciò che si è lasciato. Affetti, abitudini, luoghi possono sembrare persi per sempre come se il non poterli vivere comportasse la loro totale perdita. In questi casi è più difficile adattarsi alla nuova situazione in quanto si rimane legati ai propri ricordi e la voglia di scoprire subisce un forte scacco. Anche in questi momenti le sensazioni di tristezza possono rivelarsi molto intense e spingere chi le prova ad un atteggiamento di chiusura che di certo non potrà giovare all’adattamento nella nuova città. In questi casi diventa funzionale “spingere un po’ l’acceleratore” e cercare per quanto possibile di creare nuove relazioni sociali che potranno fungere come da trampolino di lancio o di consolazione nella nuova vita.

NUOVE RISORSE E PROSPETTIVE

images-2-5Diventa funzionale non perdere di vista le motivazioni reali e psicologiche che spingono ad un trasferimento e pensare che questo potrà regalarci nuovi traguardi ed una reale possibilità di crescita sotto vari punti di vista (personale, psicologico, lavorativo, economico). Il modo in cui affrontiamo il trasferimento dipende in gran parte dalle risorse che riusciamo a riconoscere in noi e da come le utilizziamo. Situazioni nuove a volte possono essere l’unica strada percorribile per scoprire che abbiamo risorse nuove da mettere in campo. Alcune di queste risorse da scoprire possono essere:

  • Imparare una nuova lingua: la lingua è il primo strumento che dobbiamo imparare ad usare per muoverci in un nuovo paese. Ci consente di entrare in relazione, comunicare e lavorare.
  • Costruire un uovo senso di sé: nuovi input, nuove abitudini mentali, nuove relazioni ci danno la spinta per imparare a conoscerci davvero, modificarci e scoprirci nuovi.
  • Creare un’identità culturale diversa: vivere in un nuovo paese significa combinare creativamente due culture, per sentirsi appartenenti al vecchio, ma anche inseriti nel nuovo. Il nuovo potrà in questo modo arricchire il nostro bagaglio culturale.
  • Inserirsi in un nuovo ambiente sociale richiede una piccola dose di coraggio per relazionarsi con gente nuova. Questa capacità è ovviamente mediata dalla personalità ma magari neanche noi ci conosciamo nel profondo! L’invito è quello di provare a sperimentarsi in nuovi ruoli che potranno farci sentire inaspettatamente “comodi”.
  • Nuove abitudini possono regalarci nuovi modi di vivere: spesso siamo molto legati ad “usi e costumi” della nostra terra ed il nostro occhio, se non in situazioni di necessità, non va oltre il nostro naso. Utile ed ironico è in questo caso un momento del film di Checco Zalone “Quo vado”, dove in una scena si vede come il protagonista italiano trasferitosi in Norvegia sia sorpreso dal fatto che al semaforo le macchine si possono muovere anche senza dover intervenire con il clacson! Questo lo porterà a rivalutare il concetto di civiltà ed educazione.

PILLOLE DI AIUTO

Di seguito vengono proposte alcune strategie per affrontare al meglio ed in maniera più funzionale possibile l’adattamento nel luogo nuovo:

  • porsi nei confronti del luogo ospitante con un atteggiamento positivo e di scoperta.
  • cercare di mantenere anche abitudini del luogo di origine che ci danno gioia e ci fanno sentire a casa.
  • Non costringersi soprattutto all’inizio ad allontanamenti in un tempo prolungato, ove possibile cercare di tornare per “ricaricarsi” allentando in questo modo la tensione per il distacco. Allo stesso modo è auspicabile non scappare appena possibile dal luogo nuovo poiché questo potrebbe negarci la possibilità di un integrazione serena.
  • Porta con te piccole cose che ti consolano e ti fanno sentire a casa o anche gli oggetti che decoravano la tua casa.
  • Una volta arrivato cerca di iscriverti il prima possibile ad un corso di lingua, una palestra o ad altre attività di gruppo. Fare delle amicizie ti aiuterà a vincere la nostalgia.
  • Se sei aperto e flessibile a diverse eventualità anche gli ostacoli ti sembreranno più facilmente superabili.
  • Non ti porre in un atteggiamento giudicante del nuovo luogo. Regala alla nuova esperienza la possibilità di essere scoperta senza pregiudizi.
  • Di tanto in tanto fai le cose che ti piaceva fare a casa: vedere un film nella tua lingua madre, fare il pranzo della domenica con gli amici. Coinvolgi anche coloro che non sono tuoi connazionali per sentire che stai vivendo uno scambio mutuo di usi e costumi.
  • Non ignorare la tua nostalgia ma parlane con il tuo partner o con i tuoi amici. Se nascondi a te stesso questo sentimento finirai per viverlo con frustrazione.

Disagi psicologici del migrante

A volte purtroppo le emozioni e gli stati d’animo come tristezza e nostalgia possono diventare molto intensi trasformandosi in veri disturbi psicologici. I disturbi più comuni nell’immigrante sono la depressione, l’ansia, gli attacchi di panico, le fobie e i disturbi psicosomatici. Spesso l’immigrante cerca consolazione nell’alcool o nelle droghe. Lo stress, in persone che vivono in ambienti poco funzionali, può scatenare comportamenti aggressivi o violenti.

Per uscire rafforzati da questa nuova tappa è importante contare sull’appoggio dei familiari e degli amici e, se necessario, ricorrere ai servizi di uno psicoterapeuta che sappia orientarci nel migliore dei modi.

Conoscere gli Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

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Gli Attacchi di Panico  possono essere definiti come episodi caratterizzati da sintomi quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. La presenza di tali sintomi porta l’individuo a vivere in un costante stato di allarme e paura causato dalla preoccupazione che l’attacco di panico possa ricomparire. E’ facile quindi comprendere come diventi pressoché impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e cosi via.

A questo punto, la strategia che l’individuo sceglie di usare è l’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene. Diviene quindi schiavo dei propri Attacchi di Panico. Spesso costringe tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere “grande e grosso” ma dipendente dagli altri. Tale frustrazione può divenire anche causa della comparsa di sintomi depressivi.

La domanda che maggiormente ci si pone è come gli Attacchi di Panico si generino? La spiegazione risiede nel nostro funzionamento cerebrale. Quando abbiamo un attacco di panico nel nostro cervello si attiva erroneamente un apparato deputato a rispondere ai pericoli. Delle aree che dovrebbero essere spente si accendono per errore e ci segnalano una situazione di pericolo che in realtà non c’è. Per questo motivo ci spaventiamo così tanto e avvertiamo l’istinto di fuggire dalla situazione in cui ci troviamo.Nello specifico le due zone del cervello che in questo meccanismo sono coinvolte principalmente sono l’amigdala, deputata al riconoscimento delle emozioni, e

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

l’ippocampo, organo coinvolto nella conservazione della memoria. Queste strutture all’interno del nostro cervello sono molto vicine tra loro. Pertanto, nel momento in cui nell’ippocampo riemerge il ricordo dell’attacco di panico (e della paura provata), sollecitato ad esempio da un luogo simile a quello della “prima volta”, l’amigdala, che è la sua vicina, entra di nuovo in allarme. Questo cortocircuito spiega il meccanismo della “paura della paura”, frequente nelle persone che vivono gli attacchi di panico.Questo è quello che avviene dal punto di vista neurologico ma cosa accade dal punto di vista psicologico? Ovvero quali sono le cause psicologiche scatenanti l’attacco di panico? Ovviamente non è possibile rintracciare un motivo unico per tutti. Ogni caso è a sé. E’ possibile però rintracciare degli elementi comuni nelle persone che soffrono di attacchi di panico. Ad esempio la presenza di eventi stressanti (es. un cambiamento nella propria vita, separazioni, lutti), difficoltà a tollerare le separazioni anche brevi dalle persone care, un conflitto interiore che non si riesce a comprendere, la mancanza di punti di riferimento interni o esterni.Per guarire dagli Attacchi di Panico la psicoterapia rappresenta un’ottima soluzione, a volte anche combinata ad un trattamento farmacologico. Attraverso la Psicoterapia l’individuo sarà guidato inizialmente nell’individuazione della causa che ha scatenato la presenza di tali sintomi per poi aiutarlo ad individuare nuove strategie di comportamento al fine di ripristinare un equilibrio ed un benessere psicologico.Di seguito alcune piccole tecniche utili in caso di presenza di attacco di panico:

  • Per quanto possibile provare a non opporsi all’attacco di panico. Può aiutare l’espressione “Lascia che sia”. Per cui l’individuo si vive l’attacco di panico prendendo consapevolezza che nel giro di pochi minuti sarà tutto passato. E’ importante portare la respirazione ad un ritmo lento.
  • Ingannare la mente: compiere un’azione semplice come disegnare o contare in modo tale che vengano attivate altre zone del cervello e la parte limbica, che sta producendo una risposta d’allarme, pian piano si disattiva.
  • Nei casi in cui si perde il controllo della situazione è prioritario il cercare di riprendere il contatto con la realtà utilizzando piccoli trucchi quali ripetere dentro di sé il giorno della settimana, l’ora, dove ci si sta recando, e concentrarsi sulle cose concrete da fare in quel momento, anche se inizialmente tutto questo può apparire difficile.

E’ importante precisare, però, che queste tecniche non sostituiscono in nessun modo un percorso di psicoterapia. Attraverso la psicoterapia, infatti, è possibile scoprire i motivi sottostanti al panico e risolvere definitivamente le problematiche ad esso connesse.

Consulenza Psicologica Online – Il percorso di Wanda

imagesCari lettori, probabilmente molti di voi sapranno di cosa mi occupo nella vita. Per chi non lo sapesse sono Psicologa e Psicoterapeuta e da qualche anno sto portando avanti un progetto per diffondere la consulenza psicologica online, servizio che permette a molti di poter entrare in contatto con uno specialista in casi in cui la distanza geografica non lo consentirebbe o in casi in cui emozioni come paura, timidezza, imbarazzo impedirebbero alla persona di recarsi in uno studio psicologico.
Come funziona la consulenza psicologica online? E’ molto semplice. Si effettua il colloquio attraverso Skype.
A distanza di tre anni dal seguire questo progetto riscontro sempre di più risultati positivi e questo mi riempie d’orgoglio. Ho seguito con successo già parecchi casi di persone che vivono all’estero e desideravano essere seguiti da uno Psicoterapeuta italiano ma anche casi di persone che, vivendo un’estrema paura verso il giudizio altrui, hanno trovato questa modalità di consulenza molto vicina alle loro esigenze e molto utile per iniziare a migliorare la propria vita.
Pertanto oggi voglio accennarvi la storia di una ragazza che ho seguito, Wanda, in un percorso strutturato in dieci colloqui attraverso Skype. Vi dico che “voglio accennarvi” perchè come probabilmente immaginerete la prima cosa è il rispetto della privacy altrui. Ciò per riferirvi che i contenuti qui riportati sono stati autorizzati da Wanda.
Wanda è una ragazza che vive all’estero che mi contatta con la richiesta di superare un periodo difficile caratterizzato dal desiderio di voler ritornare a vivere in Italia nella sua città d’origine. Il suo percorso pertanto si è concentrato sulla rielaborazione-chiusura di tutte quelle dinamiche lasciate in sospeso che non le permettevano di prendere la decisione con serenità. Per lei tornare a casa rappresentava entrare in contatto con un ambiente che da un lato la nutriva e dall’altro non le trasmetteva serenità, quella serenità che probabilmente le era mancata in passato e che lei aveva cercato di costruire con la sua nuova vita all’estero.
Di seguito vi riporto un suo commento sull’esperienza di psicoterapia effettuata:

Mi sono rivolta ad Ilaria in seguito alla decisione di tornare nella mia città natale, dopo un lungo periodo di permanenza all’estero. Ero confusa, seppur positivamente emozionata avevo anche ansia e insicurezza circa questa decisione. Nel corso delle varie sedute abbiamo affrontato questo e altri temi, il che mi ha permesso di riflettere e di sciogliere alcuni nodi dal passato. Ora mi sento più tranquilla e fiduciosa, avendo maturato una maggiore consapevolezza delle mie emozioni e dei miei desideri, nonché imparato a riconoscere e disinnescare i possibili “sabotatori” interni ed esterni.

Questa esperienza mi è stata molto utile e non esiterei a raccomandarla a chiunque voglia migliorare il proprio benessere e avere una vita più piena e autentica“.
Anche Wanda gestisce un blog dove probabilmente troverete molte più informazioni per conoscerla meglio e dove potrete contattarla direttamente nel caso in cui vogliate chiederle qualcosa. Questo è il link del suo blog Superwandaz.wordpress.com
Per il momento io ringrazio Wanda per essersi rivolta ed a aperta a me condividendo le sue emozioni, le sue preoccupazioni, i suoi vissuti e dandomi sempre più fiducia sull’utilità del mio progetto.

Aiuto Psicologico Online

Il sito offre la possibilità di usufruire del Servizio di Aiuto Psicologico Online (per maggiorenni) mediante Mail, Chat e Videochiamata (Skype).

Il servizio di Aiuto Psicologico Online nasce con l’obiettivo di favorire il contatto con lo psicologo sia in situazioni di timidezza, paura degli spostamenti, forte bisogno di privacy sia in quelle situazioni in cui le condizioni di salute o di disabilità, gli ostacoli architettonici o la posizione geografica renderebbero problematico il recarsi in Studio.

Il servizio di Aiuto Psicologico Online non sostituisce l’incontro in Studio ma utilizza i vantaggi e le peculiarità di internet per arrivare laddove le forme tradizionali di assistenza psicologica fossero non accessibili, o non idonee a soddisfare le esigenze del momento!

Scegliere di usufruire di Aiuto Psicologico Online significa potersi esprimere liberamente, nella massima privacy e senza timore di essere giudicati.

Richiedi il Servizio di Aiuto Psicologico Online

Ansia: sintomi, cause e trattamento

Le caratteristiche e la sintomatologia tipiche dell’ansia e degli stati ansiosi. La cause e l’origine dell’ansia. Il trattamento e la cura per l’ansia. Cosa fa la psicoterapia per la gestione e il superamento dell’ansia e dei disturbi d’ansia. Vediamolo nel dettaglio.

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Ansia: Sintomi, Cause e Trattamento

Ansia Normale o Ansia Patologica

Sperimentiamo la sensazione di ansia ogni volta che siamo preoccupati o spaventati. Se ci fermiamo a rifletterci su un attimo sarà semplice per noi individuare situazioni in cui abbiamo sperimentato l’ansia. Basti pensare ad una prova da affrontare (un compito in classe, un esame, un colloquio di lavoro) o il trovarsi a vivere situazioni nuove (desiderate o non) come il trasferimento in un’altra città o il cambiamento all’interno del proprio nucleo familiare (es. sposarsi o separarsi o ancora aspettare un bambino). Tutte queste situazioni e molte altre portano a vivere sensazioni di ansia, quell’ansia naturale e spontanea e  che permette  all’uomo di sopravvivere ed affrontare la vita. Ma ci sono molti altri casi dove ci si trova di fronte a dei veri e propri disturbi d’ansia, dove l’ansia si manifesta in maniera violenta ed eccessiva paralizzando l’individuo senza consentirgli il quotidiano svolgimento della giornata.

Ansia: i sintomi – Come l’ansia si manifesta

I principali sintomi con cui i Disturbi d’Ansia si manifestano sotto:

  • Tachicardia
  • Sudorazione improvvisa
  • Tremore
  • Vampate di calore o brividi
  • Sensazione di soffocamento o asfissia
  • Dolore o sensazione di peso al petto
  • Nausea
  • Paura di morire o di impazzire.

L’individuo di fronte alla presenza di tale sintomatologia rimane inerme, ha spesso difficoltà a comprenderne le cause e la paura che i sintomi possano riapparire all’improvviso gli impedisce di vivere la sua vita spontaneamente e tranquillamente. Questo fenomeno ha il nome di “Paura della Paura“.

Spesso ai comuni sintomi dell’ansia si possono accompagnare anche la comparsa di:

E’ facile quindi comprendere come nei casi in cui una persona soffra di Disturbo d’Ansia le scelte delle propria vita non saranno condizionate dalla propria volontà ma piuttosto dalla paura della presenza dello stato d’ansioso.

Vediamo un esempio

Mi piacerebbe andare al concerto dei Negramaro ma non ci vado perché solitamente in posti affollati mi prende l’ansia e sto male. Quindi preferisco evitare e rimango a casa”.

Come si può facilmente comprendere da questo esempio, la persona desidera frequentare luoghi affollati ma la paura che compaiano i sintomi d’ansia prevale a tal punto che decide di rimanere a casa. Si potrebbe quindi paragonare l’individuo ad un burattino mosso dal burattinaio dal mangiafuoco “Ansia”.

Ansia: le cause. Come si origina l’ansia.

Da quanto detto fin ora l’individuo diventa una vera e propria vittima dell’ansia, come se l’ansia rappresentasse un nemico nella sua vita. Ciò che invece risulta veramente difficile da comprendere è la vera natura dell’ansia.

Perchè si soffre d’ansia?

L’ansia, al contrario di ciò che si può immaginare, non rappresenta un nemico piuttosto rappresenta un amico o un alleato dell’individuo.

L’ansia non fa altro che avvisarci che quello che sta accadendo nella nostra vita in realtà non è ciò che desideriamo.

In sostanza è come se ci fosse un’incompatibilità tra ciò che desideriamo e ciò che accade o stiamo permettendo che accada.

Vi propongo un altro esempio raccontandovi il succo di un lavoro di psicoterapia di un mio paziente.

Enrico (nome di fantasia per il rispetto della privacy), uomo di 32 anni sposato con ottima posizione lavorativa, si rivolge a me per un problema legato all’ansia. Mi raccontava come per lui, ormai da molti anni, fosse difficile entrare in contatto con gli altri e come ogni volta che si trovava a contatto con qualcuno sperimentava i sintomi dell’ansia: sensazioni di tachicardia, sudorazione eccessiva e rossore sul volto. Nella terapia è emerso come questi sintomi comparissero  in maniera più marcata in situazioni in cui o era a lavoro oppure in pubblico con la moglie.

Ora è importante fare una piccola parentesi e specificare come la psicoterapia sia un percorso composto da piccole tappe dove ogni tappa rappresenta una scoperta per il paziente tra cui il divenir consapevole di bisogni repressi.

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Nell’arco delle sedute di psicoterapia svolte è emerso Enrico nella sua vita non avesse mai fatto scelte autonome per paura del giudizio degli altri ed in particolare per paura del giudizio dei propri genitori. Ad esempio aveva scelto di studiare all’università una facoltà che non gli interessava e successivamente svolgere un ruolo lavorativo indesiderato per ricevere riconoscimento ed approvazione dal padre. Nello stesso tempo aveva scelto di sposare una donna per rendere felici i suoi genitori nel vederlo sposato. In realtà lui avrebbe preferito dedicarsi ad una diversa attività lavorativa nella sua vita e non sentirsi legato e trattenuto in un rapporto di coppia ma piuttosto che fare ciò che desiderava si è forzato a far diventare il progetto dei suoi genitori (o meglio il progetto che credeva i genitori desiderassero per lui)  piuttosto che seguire le sue aspirazioni ed i suoi desideri. Credeva che così sarebbe stato felice ed invece è comparsa l’ansia, l’ansia che lo ha accompagnato per tanti anni fino a portarlo a chiedere un aiuto concreto. E’ importante osservare un aspetto di questo racconto ed esattamente il fatto che le maggiori manifestazioni dell’ansia erano presenti proprio in quegli ambiti della sua vita non condotti secondo la sua volontà: il lavoro e la relazione con la moglie.

A questo punto spero che sia più facile comprendere l’origine dei Disturbi d’Ansia.

La loro comparsa si lega al fatto che noi non ci ascoltiamo abbastanza, o in parole diverse diamo più ascolto alla nostra parte razionale (al dovere) piuttosto che stare in contatto con le nostre emozioni esprimendole.

Come quando ad esempio diciamo “Meglio mantenere la calma” quando in realtà vorremmo scoppiare, urlare o piangere.

Ansia: Cura e trattamento

A questo punto cosa fare quando si manifestano i sintomi dell’ansia? Come poter vincere l’ansia?  Esistono tecniche di rilassamento che permettono di apprendere delle modalità per gestire gli attacchi d’ansia così come cure farmacologiche che facilitano lo svolgimento della routine quotidiana per l’individuo ma che ahimè non risolvono il problema alla base, ma piuttosto lo arginano.

Per la cura ed il trattamento dell’ansia sono necessari:

L’Ascolto di Sé, inteso come l’ascolto delle proprie emozioni e dei propri bisogni (prova ad essere sincero con te stesso in base a ciò che senti)

La Rottura di vecchi schemi e la Sperimentazione-Costruzione di nuove modalità comportamentali attraverso cui gestire gli eventi in maniera più funzionale

E come si fa? Ecco a cosa serve la Psicoterapia o l’aiuto di uno esperto.

La Psicoterapia nei disturbi d’Ansia rappresenta uno strumento efficace che porta l’individuo a visualizzare quali sono i suoi bisogni repressi e, a partir da questo, a sviluppare nuove modalità comportamentali al fine di uscir fuori dai propri schemi per adottarne di nuovi più funzionali al proprio benessere.

Riprendendo il caso clinico di cui vi ho accennato prima, Enrico viveva intrappolato all’interno dello schema di non essere accettato dagli altri nel caso in cui non avesse assecondato le loro volontà. La psicoterapia gli ha permesso di:

  • Riconoscere le sue emozioni ed i suoi bisogni
  • Vedere la sua paura in faccia ed affrontarla
  • Usare lo spazio della psicoterapia come palestra per sperimentarsi e rinforzare nuove modalità comportamentali (quali quella di sentirsi libero di parlare e di esprimere ciò che sente agli altri, soprattutto al padre).

Risultato? L’ansia non ha avuto più bisogno di manifestarsi ed Enrico ha trovato la sua serenità.

Probabilmente ora per chi di voi ha letto la storia di Enrico sorgerà la domanda: E’ indispensabile una Psicoterapia? E’ necessario rivolgersi a qualcuno? Non posso riuscirci da solo? La mia risposta è che la Psicoterapia è una possibilità, la possibilità di confrontarti con uno specialista del settore attraverso cui focalizzare la reale problematica e lavorarci su. Nel caso di Enrico il problema non era l’ansia ma piuttosto la paura del giudizio altrui. L’ansia rappresentava solo la manifestazione del suo disagio.

Spero con quest’articolo di avervi fornito informazioni utili sui sintomi, cause e trattamento dell’ansia. Vi saluto fornendovi una piccola dritta. Se state soffrendo d’ansia chiedetevi:

  • Cosa non mi sta bene nella situazione che sto vivendo in questo momento?

  • Cosa non mi permette di star comodo?

  • Cosa voglio in realtà?

  • E cosa posso fare per ottenere ciò che voglio?

Rispondete a queste domande ed iniziate a dare ascolto e voce alla vostra ansia!!!

Se vuoi fissare un appuntamento chiamami o scrivimi . Qui trovi i miei contatti.

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                                                                       Dott.ssa Ilaria Rizzo

 

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Attacchi di panico in aumento: arriva lo psicologo online

L’iniziativa dello psicologo online chat è della Dott.ssa Ilaria Rizzo di Chieti, psicologa e psicoterapeuta, che sulla sua pagina Facebook ha lanciato l’idea.In poche ore ha subito suscitato interesse. Anche noi ci siamo incuriositi e l’abbiamo intervistata.

Come nasce l’idea di utilizzare la rete per sedute psicologiche?

IOLavoro come psicologa da 7 anni e nella mia esperienza mi sono trovata a contatto con pazienti che mi hanno “espressamente” richiesto una consulenza online nonostante vivessero nella stessa città in cui lavoro. Ho compreso che la difficoltà che incontravano era legata all’entrare in una relazione diretta con la figura di uno psicologo, un po’ come se da un lato fossero consapevoli di aver bisogno di una mano, ma dall’altro spaventati dal giudizio legato a tutta una serie di pregiudizi inerenti la figura dello psicologo. Pertanto ho deciso di accogliere queste richieste rendendomi conto che nel giro di pochi colloqui la persona superava l’emozione di vergogna e ben volentieri si presentava nel mio studio per intraprendere quello che può essere definito il “classico” o “tradizionale” percorso di psicoterapia. Ecco come nasce la mia idea. L’obiettivo è quello di rendere più facile e diretto l’incontro con un psicologo, oltre che economicamente più vantaggioso. La persona realizza che confrontarsi con un esperto favorisce un processo di consapevolezza relativo alle dinamiche disfunzionali che mette in atto e la scoperta di nuove modalità da applicare al proprio stile di vita che favoriscono la chiave di volta al proprio benessere.

Che tipo di terapia puo’ essere fatta on line?

Mi piace definire la terapia online come una terapia volta alla ricerca delle proprie risorse interiori. Come accennavo prima l’emozione di vergogna pone un forte limite alla ricerca del contatto diretto con uno psicologo, tale per cui si preferisce soffrire piuttosto che rivolgersi ad uno specialista per chiedere una mano. Il primo passo di una terapia online è rendere consapevole il paziente che solo affrontando la propria vergogna la può superare e quindi scoprire qualcosa di nuovo come la bellezza del contatto diretto. L’esempio che mi viene in mente a tal riguardo è quello degli attori di palcoscenico. Fino a quando non si trovano sul palco a recitare provano una fortissima sensazione di vergogna. Temono di sbagliare, di non ricordare le battute, di non riuscire ad entrare nei panni del personaggio, ma nel momento in cui il sipario si apre e loro entrano in scena tutto si trasforma e divengono consapevoli sia delle loro capacità nel recitare ma anche delle profonde sensazioni che ricevono e di cui si nutrono a contatto con il pubblico, sensazioni che non salendo sul palco non avrebbero mai provato. Ciononostante è anche da tener presente come la terapia online sia maggiormente ricercata da personalità specifiche, personalità caratterizzate da introversione, paura del confronto, timidezza, chiusura.

Chi si rivolge oggi allo psicologo?

Osservo come in questi anni siano in espansione i casi di persone che soffrono di attacchi di panico, sia giovani che adulti, e i casi di depressione legati ad abbandono. E in realtà non mi stupisco dato il periodo storico che stiamo attraversando. L’attacco di panico deriva da angoscia abbandonica. Cosa significa. Significa che si teme di essere abbandonati e ciò provoca sudorazione eccessiva, vertigini, accelerazione del battito cardiaco, sensazione di soffocamento. Un esempio calzante si ritrova nel mondo animale. Immaginate una mamma con il suo cucciolo e il predatore che arriva. La mamma per depistare il predatore corre al fine di essere seguita da lui e salvare il cucciolo. E il cucciolo cosa fa? Il cucciolo si appallottola, diventa freddo e apparentemente sembra morto e queste reazioni derivano dal fatto che si sente abbandonato dalla madre. Ritornando all’attacco di panico, la sensazione che si ha è proprio quella di morire, non che muoiano gli altri ma se piuttosto se stessi, e questo risulta legato alla nostra paura insita di essere abbandonati. Ovviamente ciò avviene in periodi di transito o di cambiamento inaccettabili per l’individuo.

La crisi in qualche modo sta creando problematiche di natura psicologica?

Dicevo prima che non mi stupisco del fatto che i casi di attacco di panico siano in crescita. Sono dell’idea che ci sia un forte legame con il periodo di crisi che stiamo attraversando, un’epoca basata sull’instabilità, dove l’incertezza economica non permette di creare un equilibrio a livello esistenziale. Diviene difficile costruire qualcosa, fare progetti e portarli a termine. Il senso di sfiducia e di autosvalutazione pertanto risultano essere elementi fondanti nell’individuo tali per cui ne deriverebbe l’insorgere o il rafforzarsi di problematiche di natura psicologica.

[fonte: Il Giornale d’Abruzzo – Ottobre 2012]