Aiutare i bambini a superare il lutto

lutto bambino1Molto spesso arrivano nel mio studio genitori disorientati, genitori che oltre ad avere vissuto un lutto si trovano a prendersi cura dei loro bambini anch’essi addolorati dalla perdita subita.

Sono due le richieste che maggiormente mi pongono. La prima è quella di seguire il figlio in un percorso di sostegno psicologico; la seconda è quella di avere delle linee guida su come affrontare la situazione.

Pertanto l’articolo che oggi vi presento racchiude una serie di indicazioni su come aiutare i bambini (e non solo) ad affrontare ed elaborare il lutto.

Stare a contatto con le emozioni dolorose del bambino senza inibire il suo desiderio di parlare della persona scomparsa

Gli adulti tendenzialmente, preoccupandosi del bambino, tendono a rispondere con luoghi comuni o fornendo consigli banali. Questo tipo di comportamento non permette al bambino di esprimere e tirar fuori le emozioni dolorose che sta vivendo. E’ utile, pertanto, portare il bambino a parlare delle sensazioni che sente dentro attraverso non solo il dialogo ma anche utilizzando metafore, disegni, favole, storie.

Utilizzare un linguaggio comprensibile per il bambino

I bambini molto piccoli (età inferiore ai cinque anni) talvolta si costruiscono l’idea che il loro papà o la loro mamma si trovino altrove (ad esempio in cielo) costruendosi l’idea che primo o poi ritorneranno. Interiorizzano il concetto di morte come qualcosa di reversibile. Il compito dell’adulto è far comprendere al bambino che la persona non tornerà più in un linguaggio per lui comprensibile ed accettabile. Ad esempio un bambino può facilmente comprendere un’espressione del tipo: “Il corpo della mamma ha smesso di funzionare e quando un corpo smette di funzionare la persona muore. Nessuno può continuare a vivere senza il suo corpo”.

Non proteggere i bambini dalla morte dei genitori

Nascondere al bambino che il proprio genitore sta per morire vuol dire togliergli la possibilità di vivere gli ultimi momenti intensi con lui, vuol dire togliergli l’opportunità di poter dire al genitore tutto ciò che sente con la possibilità di ricevere una risposta.

Assistere al funerale dà sollievo al bambino

Senza il funerale, il bambino può percepire la perdita della persona cara come abbandono, scomparsa, piuttosto che come morte. Il bambino ha bisogno di vedere il corpo morto per accettare e comprendere che quella persona non tornerà più. Ciò diventa importante nella misura in cui si permette al bambino di non vivere nella falsa speranza e nell’aspettativa che il genitore possa tornare in vita.

Esprimere il dolore della perdita con il bambino

Molti bambini, di fronte al lutto, possono avere la tendenza a prendersi cura del genitore rimasto in vita trattenendo il proprio bisogno di esprimere il dolore vissuto per dar forza al genitore. Vivere momenti di condivisione insieme al genitore della perdita vissuta può portare il bambino ad esprimere il proprio dolore, la propria sofferenza, la propria paura e rabbia e quindi elaborare il lutto.

Il bambino può regredire ad uno stato precedente della crescita

Nel caso in cui si osservassero dei comportamenti di regressione del bambino (difficoltà nel linguaggio, enuresi notturna, attaccamenti morbosi) è importante non rimproverarlo ma piuttosto comprenderlo e provare ad aiutarlo ad esprimere le proprie emozioni.

Aiutare il bambino a distinguere l’esperienze presenti da quelle passate.

Il lutto può innescare nel bambino fantasie catastrofiche o paure d’abbandono. Ad esempio il bambino può diventare ossessionato dal fatto di poter perdere anche l’altro genitore e quindi manifestare comportamenti di attaccamento morboso o di eccessiva preoccupazione.In questi casi è importante aiutare il bambino a fargli osservare come la paura di oggi nasce da un vissuto di ieri e al contempo che ciò che avviene oggi non ha nulla a che vedere con ciò che è accaduto ieri. Provo a fare un esempio. Un bambino che ha perso un genitore a causa di una malattia vive con estrema ansia una qualsiasi malattia dell’altro genitore. E’ utile quindi far comprendere al bambino che la sua paura nasce perchè l’altro genitore è morto a causa di una malattia ma allo stesso tempo che lui ha un altro tipo di malattia (Influenza, raffreddore) in quel momento.

Spero che abbiate tratto dalla lettura di questo articolo indicazioni utili su come affrontare il momento difficile del lutto.

Vi lascio indicandovi una serie di letture utili da cui potete prendere ulteriori spunti e suggerimenti. Tra qeste ci sono anche delle favole che potete raccontare ai vostri bambini.

Aiutare i bambini …a superare lutti e perdite. M. Sunderland, Erickson, 2009

Ranocchio e il Merlo. M. Velthuijs, Mondadori 1999

Il Giardino. di G. Maag, Lapis, 2004

Un paradiso per il piccolo orso. D. Verroen, W. Erlbruch, Edizioni E/O, 2005

C’era una volta il nonno. E. Nava, Edizioni Sinnos, 2007

Come il piccolo elefante rosa divenne molto triste e poi tornò molto felice. E. Battut, Edizioni Arka, 2002

Mattia e il nonno. R. Piumini, Einaudi, 1999

Una mamma come il vento. A. Bertron, Motta junior, 2001

Il nonno non è vecchio. D. Ziliotto, Feltrinelli, 2000

Il mio maialino Amarillo. S. Ichikawa, Ed.Babalibri, 2002

Il viaggio sul fiume. H. Beuscher, Jaka Book, 2002

Il mare del cielo. C. Zanotti, San Paolo, 2004

La carezza della farfalla. C. Voltz, Edizioni Arka, 2005

Mio nonno era un ciliegio. A. Nanetti, Einaudi Ragazzi, 1998.

Un ponte per Terabithia. K. Paterson, Mondadori, 2008

La morte raccontata ai bambini. B. Ferrero, A. Peiretti, Elledici, 2005

Mi manchi tanto. Come aiutare i bambini ad affrontare il lutto. H. Fitzgerald, La Meridiana, 2002.

Disturbo Post-Traumatico da Stress (Lutto, Violenze, Abusi)

“Quando non si può più tornare indietro, bisogna soltanto preoccuparsi del modo migliore per andare avanti”. (P. Coelho)

ptsd1Il Disturbo Post-Traumatico da Stress è caratterizzato dalla presenza di sensazioni quali orrore, paura ed impotenza sviluppati a seguito di  un evento traumatico violento ed inaspettato. Tale evento può riguardare direttamente la persona che  successivamente svilupperà il disturbo oppure persone a lei vicine a cui è affettivamente  legata. Gli eventi traumatici da cui si può sviluppare il Disturbo Post-Traumatico da Stress possono essere di  natura diversa. Esempi sono la violenza sessuale, l’aggressione, la rapina, l’essere tenuti in ostaggio o in carcere, l’essere stati vittima di catastrofi naturali, quali terremoti, alluvioni, incendi o esser stati coinvolti in incidenti stradali, incidenti sul lavoro o ancora disastri aerei. Ed inoltre aver vissuto o assistito a gravi incidenti, lesioni o morti violente, combattimenti, guerre o essersi trovati di fronte ad un cadavere o a parti di esso. Nello specifico tali eventi per innescare l’esordio del disturbo devono rappresentare un forte  rischio per la vita o per la salute della  propria persona oppure per la vita dei propri familiari, amici, o persone significative. Infatti l’evento traumatico può riguardare anche eventi che non hannoptsd3 coinvolto direttamente  la persona come, ad esempio, la notizia che un proprio caro è deceduto violentemente e/o inaspettatamente in seguito ad un incidente sul lavoro. Pertanto, a seguito dell’evento l’individuo inizia a manifestare la presenza di una serie di sintomi raggruppabili in tre categorie.La prima categoria è rappresentata dall’intrusione persistente nella vita dell’individuo di immagini, pensieri, ricordi o percezioni concernenti l’evento traumatico provocando, oltre al disagio psicologico legato al ricordo del trauma, uno stato di reattività psicologica e fisica come se l’evento si stesse ripetendo.
La seconda categoria descrive la tendenza dell’individuo ad evitare tutti gli stimoli associati all’evento traumatico. Ad esempio la persona potrebbe sforzarsi nell’evitare di frequentare i luoghi, le persone o di svolgere attività connesse al trauma.Infine, la terza categoria è rappresentata dall’atteggiamento di ipervigilanza e dalla presenza di esagerate risposte di allarme, dalla difficoltà di concentrazione, da reazioni di irritabilità e scoppi d’ira, dalla difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno.Il lavoro psicoterapeutico che una persona con Disturbo Post-Traumatico da Stress potrebbe svolgere dovrebbe incentrarsi sia sulla rielaborazione cognitiva e quindi sul superamento dell’evento traumatico sia sul venir fuori dallo stato depressivo caratterizzato dall’annullamento delle proprie capacità previsionali e di problem solving nei confronti degli eventi di vita.