Vivere il sesso con dolore

Psicologo Online - Vivere il sesso con dolore

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Sono sempre più frequenti i casi che seguo di donne, senza nessuna compromissione a livello organico, che provano dolore fisico durante il rapporto sessuale. Quello che mi raccontano è che non possono vivere liberamente l’atto sessuale con il proprio partner per via del dolore fisico che provano durante il momento della penetrazione. Inoltre mi riferiscono come in realtà preferirebbero non avere rapporti ma che ciò comprometterebbe il rapporto di coppia al punto tale da scegliere, per soddisfare il piacere del proprio partner, di sopportare.

La richiesta che, nella maggior parte dei casi, mi riportano è quella di voler vivere serenamente e con piacere l’intimità di coppia. Ma cosa si nasconde dietro tale richiesta?

Questi casi si riferiscono a quell’area di disturbi psicologici definibili come somatizzazioni per cui l’individuo converte il proprio disagio psicologico in dolore fisico in una specifica parte del corpo. In questo caso, le donne percepiscono un dolore interno nel basso ventre nella zona circoscritta dagli organi genitali. Scavando nella storia di queste donne è emerso come le cause fondamentali di tali somatizzazioni siano da ascrivere a due cause fondamentali che possono anche coesistere:

1. Difficoltà all’interno del rapporto di coppia

Sono tante le situazioni in cui si vivono disagi di diversa natura all’interno della coppia, disagi che provocano frustrazione e rabbia nella donna. Queste sensazioni vengono o espresse in maniera non efficace tale per cui non provocano un miglioramento all’interno del rapporto di coppia, oppure vengono trattenute ed inespresse. Tutto questo provoca un’esternalizzazione di tale sensazioni di rabbia e frustrazione attraverso la presenza di somatizzazioni, somatizzazioni non casuali. Vi spiego come con un esempio. Una donna che ha un rapporto di coppia insoddisfacente e non sfoga la propria rabbia con il partner in maniera funzionale svilupperà senza volerlo somatizzazioni. Nello specifico le somatizzazioni a

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livello genitale possono (non sempre) essere considerate una modalità INCONSAPEVOLE della donna di sfogare la propria rabbia non permettendo al partner di vivere serenamente e con naturalezza i rapporti sessuali.

A questo punto il problema non è a livello sessuale ma piuttosto a livello di coppia dove una comunicazione più efficace potrebbe favorire un miglioramento nel rapporto. Non nego che in molti casi la soluzione sta nell’interruzione del rapporto di coppia, laddove si sta in coppia per dipendenza o per paura del giudizio degli altri (genitori, amici) in caso di separazione.

2. Paura del Giudizio Altrui ed Educazione Familiare

La seconda motivazione che può indurre la donna a sviluppare somatizzazioni nell’area genitale è la paura del giudizio altrui nel lasciarsi andare alla libertà del vivere il sesso con il proprio partner. L’educazione familiare porta ognuno di noi all’interiorizzazione di tabù sessuali per cui quando ci si trova con il proprio partner non ci si sente liberi di vivere il proprio piacere sessuale. Inoltre è da sottolineare come molte donne che hanno un rapporto di coppia insoddisfacente scelgono di rimanere in coppia per non deludere la propria famiglia o per paura del giudizio dei propri cari in caso di separazione. Ciò porta la donna a rimanere in coppia ma a desiderare di allontanare il partner, evitare qualsiasi forma di contatto fisico con lui e sperare che sia il proprio partner a prendersi la responsabilità della fine del rapporto.

Per concludere, ciò che tengo a sottolineare è che tali somatizzazioni si sviluppano a livello inconsapevole. La donna non desidererebbe mai di soffrire così a livello fisico. Si tratta di meccanismi disfunzionali che si mettono in atto in maniera automatica. La psicoterapia pertanto può fornire un valido contributo a permettere sia alla donna che alla coppia qual’è origine di tale malessere per poi predisporre una modalità d’intervento efficace al fine di favorire il benessere psicologico.

Alla ricerca del PIACERE: raggiungere l’orgasmo femminile

anorgasmiaL’Anorgasmia, o il fallimento/incapacità da parte delle donne di raggiungere l’orgasmo, rappresenta una disfunzione sessuale femminile che fino a pochi anni fa non ha suscitato particolare attenzione data la poca importanza o quasi assenza d’interesse nei confronti del piacere sessuale femminile. Basti pensare come, all’interno di una cultura focalizzata sull’uomo, e quindi sul suo piacere, la donna ideale dovesse rispettare i canoni di purezza e asessualità tale per cui la sua attività sessuale poteva legarsi solo alla stimolazione del piacere del marito e/o al fine di procreare. Fortunatamente cambiamenti culturali, storici e sociali, come ad esempio la rivoluzione sessuale, hanno permesso di porre maggiormente l’attenzione  alla donna inquadrandola non più come una figura sessualmente passiva, che fa il suo “dovere” in qualità di “portatrice del dono della vita”, ma piuttosto come un figura sessuata che ha il diritto di condividere con l’uomo l’esperienza del piacere che accompagna un rapporto sessuale maturo.

Come affermato in precedenza, l’anorgasmia è l’incapacità o impossibilità di raggiungere l’orgasmo femminile dopo una normale fase di eccitazione sessuale, tramite masturbazione (anorgasmia masturbatoria) o durante un coito (anorgasmia coitale). Seppur l’anorgasmia possa dipendere dadisfunzioni organiche (ad es.: aderenze clitoridee, cappuccio del clitoride stretto, rilassamento del muscolo pubococcigeo, fibrosi affezione del sistema neurologico inferiore, sclerosi amiotrofica laterale , malnutrizione e deficienza vitaminica, siringomielia, spina bifida), nella gran maggioranza dei casi sembra essere riconducibile piuttosto a fattori psicologici, sociali, culturali, relazionali trattabili in psicoterapia. A tal riguardo le donne che soffrono di qualsiasi disfunzione sessuale, tra cui anorgasmia, dovrebbero inizialmente rivolgersi ad un ginecologo con l’obiettivo di indagare l’esistenza eventuale di cause organiche che impediscono il raggiungimento del piacere sessuale prima di intraprendere un breve percorso di psicoterapia al fine di individuare, rielaborare e quindi risolvere i fattori psicologici sottostanti l’assenza di orgasmo.

Passiamo, quindi, a dare una classificazione alle diverse tipologie esistenti di anorgasmia. Se ne distinguono tre: primitiva, secondaria, casuale o situazionale.

Anorgasmia primitiva: è presente in quei casi in cui la donna non ha mai sperimentato all’interno della sua vita un orgasmo. L’intervento terapeutico in questo caso mira alla rimozione di inibizioni sessuali, al fornire istruzioni, all’autorizzare ad imparare e all’incoraggiare un’atmosfera di fiducia e di interesse tra la paziente e il suo partner sessuale;

Anorgasmia secondaria: presente in quei casi in cui si osserva una perdita della capacità di avere orgasmo, ovvero quando una donna, sessualmente sensibile in precedenza, perde la capacità di vivere un orgasmo. Questo tipo di anorgasmia si manifesta di solito se sono stati perduti alcuni stimoli fisici o psicologici di cui la donna ha bisogno.

Anorgasmia casuale o situazionale: in quei casi in cui una donna riesce a raggiungere un orgasmo solo in situazioni specifiche e non in altre.  Una soluzione al fine di superare tale tipologia di Anorgasmia può risiedere nell’utilizzare la cosiddetta “manovra a ponte” caratterizzata da doppia stimolazione, vaginale e clitoridea.

All’interno di tale tematica ciò che intendo precisare è come tale disfunzione sessuale, indipendentemente dal “tipo” di anorgasmia, derivi frequentemente da un cattivo rapporto con la sessualità ed in particolare con il piacere.

Sono frequenti, ad esempio, i casi in cui la donna si blocca o si frena proprio in quegli attimi precedenti il raggiungimento dell’orgasmo in cui sente salire l’intensità dell’eccitamento, non concedendosi di andare oltre e provando talvolta un forte stato di ansietà. Fattori scatenanti possono essere riconducibili ad una educazione rigida e repressiva in ambito sessuale ove  la sessualità soprattutto femminile viene repressa.

Andando ad analizzare nello specifico le cause “psicologiche”  che provocano l’anorgasmia si annoverano:  la mancanza di educazione sessuale (ignoranza o mancanza di conoscenza della sessualità, dell’anatomia, della fisiologia, delle sensazioni e dei comportamenti sessuali), una forte educazione religiosa legata a sensi di colpa nei confronti della sessualità, mancanza di forza nel muscolo pubococcigeo della donna, passato con abusi sessuali, problemi relazionali nella coppia (es: impotenza o eiaculazione precoce nel partner maschile), alti livelli di ansia associati con il sesso, paura di perdere il controllo delle proprie sensazioni e del proprio comportamento, rifiuto del proprio corpo. Sebbene alcune di queste spiegazioni hanno dimostrato una correlazione alta con donne che soffrono di anorgasmia, nessun singolo fattore ha dimostrato di contribuire notevolmente al problema più di qualunque altro. Pertanto, l’anorgasmia è spesso trattata come una combinazione complessa delle variabili precedentemente elencate.

Concludendo, la difficoltà o impotenza nel raggiungere un orgasmo è quasi sempre dipendente da questioni di natura psicologica o relative a quelle che originano nella coppia.  Pertanto diviene fondamentale per la donna abbandonare il controllo e lasciar regnare liberamente le sensazioni erotiche. Le donne che hanno paura di perdere il controllo nella loro vita sessuale sono spesso rigidamente controllate  anche in altri aspetti della vita. Questo rappresenta il punto di partenza per un lavoro terapeutico personale.

Dott.ssa Ilaria Rizzo