Le diverse forme dell’Ansia – Una Rassegna di Articoli

Solitamente i Disturbi d’Ansia si manifestano sotto forma di tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, vampate di calore o brividi, sensazione di soffocamento o asfissia, dolore o sensazione di peso al petto, nausea, paura di morire o di impazzire…Continua a leggere

I Disturbi d’Ansia possono comparire attraverso forme diverse. Ad esempio c’è chi sperimenta ansia nel prendere un aereo o nel trovarsi bloccato in luoghi troppo chiusi (es. in ascensore), chi vive uno stato ansiogeno nel trovarsi in luoghi affollati o aperti o ancora chi si sente particolarmente terrorizzato al sol pensiero di essere sottoposto ad un’iniezione, ecc….Continua a leggere

L’articolo spiega quelle che sono le regole principali dei meccanismi ansiosi per poter trarre da queste regole degli strumenti utili per gestire l’ansia e gli attacchi di panico e per cambiare il proprio rapporto fin da oggi con l’ansia…Continua a leggere

Gli Attacchi di Panico  possono essere definiti come episodi caratterizzati da sintomi quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore…Continua a leggere

Parliamo di Fobia in tutti quei casi in cui situazioni o stimoli specifici innescano all’interno dell’individuo sensazioni di paura incontrollabile. Chiunque abbia una fobia per qualcosa (ad esempio i ragni, gli ascensori, ecc), in presenza dell’oggetto della propria fobia, sperimenta sensazioni quali tachicardia, respirazione accelerata, tensione muscolare, impulso a scappare/fuggireContinua a leggere

Caratteristica di tale disturbo è la presenza di ossessioni e compulsioni che occupano un tempo significativo della giornata dell’individuo interferendo con il suo svolgersi regolare di attività del quotidiano quali lavoro, studio, vita familiare, di coppia e relazionale, cura della casa o della propria persona….Continua a leggere

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress è caratterizzato dalla presenza di sensazioni quali orrore, paura ed impotenza sviluppati a seguito di  un evento traumatico violento ed inaspettato. Tale evento può riguardare direttamente la persona che  successivamente svilupperà il disturbo oppure persone a lei vicine a cui è affettivamente  legata...Continua a leggere

Il Disturbo Acuto da Stress rappresenta l’anticamera del Disturbo Post-Traumatico da Stress. I sintomi principali sono rappresentati da ansia acuta, distacco, sensazione di confusione e smarrimento, assenza di reattività emozionale, derealizzazione, depersonalizzazione e sono causati dall’esposizione ad un evento traumatico…Continua a leggere

Il Disturbo d’Ansia Generalizzato rappresenta un disturbo caratterizzato dalla presenza di uno stato ansioso cronico, persistente, inabilitante. Coloro che soffrono di Disturbo d’Ansia Generalizzato si preoccupano generalmente di questioni legate al quotidiano come le responsabilità lavorative, i problemi economici, la salute o la possibilità di disgrazie per i propri familiari, le faccende domestiche, poter far tardi ad un appuntamento, ecc…Continua a leggere

La paura di volare  (o aviofobia) è una delle fobie più comuni. Un individuo su dieci possiede tale fobia e sceglie di evitare di volare al fine di non sperimentare sensazioni di ansia e paura. La preoccupazione maggiore potrebbe apparentemente sembrare il timore che l’aereo possa cadere (in alcuni casi presente)…Continua a leggere

Conoscere gli Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

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Gli Attacchi di Panico  possono essere definiti come episodi caratterizzati da sintomi quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. La presenza di tali sintomi porta l’individuo a vivere in un costante stato di allarme e paura causato dalla preoccupazione che l’attacco di panico possa ricomparire. E’ facile quindi comprendere come diventi pressoché impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e cosi via.

A questo punto, la strategia che l’individuo sceglie di usare è l’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene. Diviene quindi schiavo dei propri Attacchi di Panico. Spesso costringe tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere “grande e grosso” ma dipendente dagli altri. Tale frustrazione può divenire anche causa della comparsa di sintomi depressivi.

La domanda che maggiormente ci si pone è come gli Attacchi di Panico si generino? La spiegazione risiede nel nostro funzionamento cerebrale. Quando abbiamo un attacco di panico nel nostro cervello si attiva erroneamente un apparato deputato a rispondere ai pericoli. Delle aree che dovrebbero essere spente si accendono per errore e ci segnalano una situazione di pericolo che in realtà non c’è. Per questo motivo ci spaventiamo così tanto e avvertiamo l’istinto di fuggire dalla situazione in cui ci troviamo.Nello specifico le due zone del cervello che in questo meccanismo sono coinvolte principalmente sono l’amigdala, deputata al riconoscimento delle emozioni, e

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

l’ippocampo, organo coinvolto nella conservazione della memoria. Queste strutture all’interno del nostro cervello sono molto vicine tra loro. Pertanto, nel momento in cui nell’ippocampo riemerge il ricordo dell’attacco di panico (e della paura provata), sollecitato ad esempio da un luogo simile a quello della “prima volta”, l’amigdala, che è la sua vicina, entra di nuovo in allarme. Questo cortocircuito spiega il meccanismo della “paura della paura”, frequente nelle persone che vivono gli attacchi di panico.Questo è quello che avviene dal punto di vista neurologico ma cosa accade dal punto di vista psicologico? Ovvero quali sono le cause psicologiche scatenanti l’attacco di panico? Ovviamente non è possibile rintracciare un motivo unico per tutti. Ogni caso è a sé. E’ possibile però rintracciare degli elementi comuni nelle persone che soffrono di attacchi di panico. Ad esempio la presenza di eventi stressanti (es. un cambiamento nella propria vita, separazioni, lutti), difficoltà a tollerare le separazioni anche brevi dalle persone care, un conflitto interiore che non si riesce a comprendere, la mancanza di punti di riferimento interni o esterni.Per guarire dagli Attacchi di Panico la psicoterapia rappresenta un’ottima soluzione, a volte anche combinata ad un trattamento farmacologico. Attraverso la Psicoterapia l’individuo sarà guidato inizialmente nell’individuazione della causa che ha scatenato la presenza di tali sintomi per poi aiutarlo ad individuare nuove strategie di comportamento al fine di ripristinare un equilibrio ed un benessere psicologico.Di seguito alcune piccole tecniche utili in caso di presenza di attacco di panico:

  • Per quanto possibile provare a non opporsi all’attacco di panico. Può aiutare l’espressione “Lascia che sia”. Per cui l’individuo si vive l’attacco di panico prendendo consapevolezza che nel giro di pochi minuti sarà tutto passato. E’ importante portare la respirazione ad un ritmo lento.
  • Ingannare la mente: compiere un’azione semplice come disegnare o contare in modo tale che vengano attivate altre zone del cervello e la parte limbica, che sta producendo una risposta d’allarme, pian piano si disattiva.
  • Nei casi in cui si perde il controllo della situazione è prioritario il cercare di riprendere il contatto con la realtà utilizzando piccoli trucchi quali ripetere dentro di sé il giorno della settimana, l’ora, dove ci si sta recando, e concentrarsi sulle cose concrete da fare in quel momento, anche se inizialmente tutto questo può apparire difficile.

E’ importante precisare, però, che queste tecniche non sostituiscono in nessun modo un percorso di psicoterapia. Attraverso la psicoterapia, infatti, è possibile scoprire i motivi sottostanti al panico e risolvere definitivamente le problematiche ad esso connesse.

Attacchi di panico e Disturbo di panico

panico1Il Disturbo di Panico è caratterizzato da periodici attacchi di ansia o terrore, i cosiddetti attacchi di panico. Solitamente questi attacchi durano 15 o 30 minuti, sebbene effetti residui possano persistere più a lungo. La frequenza e la gravità degli stati acuti d’ansia determinano la diagnosi. (Deve essere considerato che gli attacchi di panico si possono presentare in quasi tutti i Disturbi d’Ansia e non solo in quello di Panico. Negli altri Disturbi d’Ansia, tuttavia, c’è sempre un segnale d’inizio o una specifica causa che determinano l’attacco).

La diagnosi di Disturbo di Panico può essere effettuata sulla base delle seguenti condizioni:

La persona sperimenta almeno due attacchi di panico ricorrenti e inaspettati
per almeno un mese dopo gli attacchi, il soggetto teme fortemente che essi possano ripresentarsi

Durante un Attacco di Panico, il soggetto prova un’intensa paura o disagio, con almeno quattro o più dei seguenti sintomi:

  • aumentata frequenza cardiaca
  • sudorazione
  • instabilità
  • fiato corto, affanno
  • sensazione di soffocamento o di essere strangolato
  • vertigini
  • nausea
  • derealizzazione, senso di irrealtà
  • sensazioni di torpore o formicolio
  • brividi e vampate di calore
  • dolore o fastidio al petto
  • paura di morire e paura di perdere il controllo o impazzireattacchi di panico2

Le donne fanno esperienza, più frequentemente degli uomini, di difficoltà di respirazione, nausea e sensazione di essere soffocate. Gli uomini, invece, più delle donne, presentano sudorazioni e disturbi addominali. Gli Attacchi di Panico che comprendono solo uno o due sintomi, come vertigini e tachicardia, sono noti come attacchi dai sintomi-limitati.

Questi potrebbero anche essere effetti residui di un Attacco di Panico o segnali precursori di un altro attacco. (Si deve considerare che gli Attacchi di Panico possono essere presenti in altri Disturbi d’Ansia, come le Fobie o il Disturbo Post-Traumatico da Stress. In questi casi, tuttavia, le caratteristiche aggiuntive differenziano questi disturbi dal Disturbo di Panico).

Frequenza degli Attacchi di Panico

La frequenza degli attacchi può variare considerevolmente. Alcuni soggetti hanno attacchi frequenti (per esempio, ogni settimana) che si presentano per mesi; altri hanno più attacchi giornalieri seguiti da settimane o mesi di remissione.

Segnali di inizio degli Attacchi di Panico

Gli Attacchi di Panico possono presentarsi spontaneamente o in risposta ad una particolare situazione. Il ricordare o rivivere le circostanze, sebbene innocue, relative all’attacco originario può provocare ulteriori Attacchi di Panico.

Paura di Volare: aviofobia

 

paura di volare1La paura di volare  (o aviofobia) è una delle fobie più comuni. Un individuo su dieci possiede tale fobia e sceglie di evitare di volare al fine di non sperimentare sensazioni di ansia e paura. La preoccupazione maggiore potrebbe apparentemente sembrare il timore che l’aereo possa cadere (in alcuni casi presente). In realtà ciò che si teme maggiormente è di soffrire dei sintomi di claustrofobia e di sentirsi “intrappolati” in aereo durante un lungo volo. Sostanzialmente lo stato di agitazione si lega alla  paura di avere un attacco di panico in volo.

Il testo che vi presenterò nasce con l’obiettivo di illustrarvi qual è la strada da percorrere per superare l’aviofobia.
In ordine vi presenterò:

  • Quali sono le cause della Paura di volare?
  • Cosa si teme?
  • Come gli individui rispondono alle loro paure?
  • Cosa mantiene la paura di volare?
  • Conclusioni (con le indicazioni sul percorso da intraprendere al fine di superare tale paura)

Quali sono le cause della Paura di volare?
Mentre alcune persone hanno sempre avuto paura di volare, la maggior parte ha già volato per un certo numero di anni prima di averne paura ed paura volare2il fatto stesso di esserne riusciti per un determinato periodo adesso provoca in loro confusione e rammarico.
Coloro che desiderano superare una fobia di solito spendono un sacco di tempo cercando di comprendere e capire la causa della loro paura consumando un sacco di energie mentali senza ottenere una risposta che gli possa permettere di tranquillizzarsi. Piuttosto l’individuo dovrebbe soffermersi sulle proprie sensazioni chiedendosi  “Cosa sento?” e “Come posso rispondere a tali sensazioni?”. Tuttavia potrebbe essere utile anche possedere una piccola visione su ciò che provoca la paura di volare.

Questa comprensione può aiutare a mettere tutti quei “perché?” da parte al fine di concentrarsi sul lavoro emotivo da fare per superare l’aviofobia.

Cosa si teme?
Credenza comune è che il timore nel salire su un aereo sia ricollegato alla paura di schiantarsi e quindi morire. Tuttavia, la maggior parte degli individui che temono di volare non sono preoccupati per un incidente ma piuttosto hanno paura di vivere un attacco di panico a bordo, un’esperienza di un attacco di claustrofobia, e di perdere il controllo di se stessi in qualche modo. Al contempo tali individui sperimentano sensazioni di preoccupazione e ansia nel dover prendere l’ascensore e in altre situazioni in cui potrebbero sentirsi “intrappolati”, come i sedili posteriori delle auto.

Per coloro che temono un incidente sono frequenti pensieri e immagini legati al terrore della morte imminente. Essi continuamente immaginano quello che potrebbe accadere e che potrebbero vivere nei minuti precedenti la morte.

A questo punto è necessario chiarire come sia fondamentale comprendere qual è la propria paura, se quella di sperimentare un attacco di panico in volo o quella di morire, al fine di poter incentrare il lavoro di superamento di tale fobia al meglio.

paura volareCome gli individui rispondono alle loro paure?
Solitamente sorge il bisogno di dare una risposta alla propria paura di volare. Il limite però è rappresentato dal fatto che le risposte che vengono date rimangono sempre insoddisfacenti per cui è come se non si raggiungesse una conclusione o soluzione al problema per dare una fine alla storia. La trappola sta proprio nella costante ricerca di una spiegazione e poichè tale ricerca a volte sempre essere infinita si opta verso quella che comunemente viene definita Terapia d’Urto, ovvero affrontare il problema opponendosi a tale paura.  In effetti questa potrebbe suonare come un’idea ragionevole, ma a conti fatti non funziona. La paura rimane si rafforza.

L’idea di fondo che gli individui possiedono è quella di voler controllare il prorpio comportamento utilizzando la mente o la ragione, trascurando il fatto che alla base si sperimentano delle emozioni che probabilmente non si vogliono ascoltare.
Fare attenzione a  come si risponde alla propria paura di volare rappresenta quindi un altro passo fondamentale per superare l’ansia del volo.
Cosa mantiene la paura di volare?
Ci sono tre fattori principali che mantengono l’aviofobia.

1-Anticipazione
Le persone che hanno paura di volare di solito sperimentano sensazioni di attesa e paura nei giorni, settimane e anche mesi precedenti il volo prenotato. Immaginano catastrofi di fuoco ogni volta che vedono un aereo sopra di loro, o l’immagine di perdere il controllo durante il volo. E costantemente usano le loro energie mentali a pensare su come allontanare questo problema dalla mente ottenendo però l’effetto contrario o boomerang.
Tale anticipazione ovviamente produce effetti “collaterali” quali perdita il sonno o modifica dei progetti di volo.
Alleviare l’influenza negativa di questa anticipazione rappresenta quindi un passo fondamentale per superare la paura di volare.
2-Evitare
E’ frequente come la paura che si percepisce a volare induca l’individuo a smettere di volare del tutto, o volare solo quando inevitabile. Pertanto risulta facile immaginare come la cancellazione di un volo, o la modifica di un programma di viaggio (es. viaggiare in treno piuttosto che in aereo), permette loro di sperimentare un senso di sollievo o liberazione per la scelta fatta. Tale strategia di evitamento però crea dipendenza. Si percepisce l’evitamento come una protezione scoprendo nel tempo l’aumentare delle proprie fobie.
Stare a contatto con la propria paura, invece di evitarla, rappresenta un altro passo fondamentale per poterla superare.
3-Combattere la paura
Ci sono individui poi che nonostante la loro paura di volare scelgono di affrontare tutte le loro ansie e preoccupazioni avendo la falsa percezione che esistano delle tecniche per gestire e combattere l’ansia da volo ma come già spiegato ciò provoca un effetto boomerang che alimenta ulteriormente la paura. Anche in questo caso risulta utile assecondare la propria paura piuttosto che ostacolarla cercando di combatterla. E’ come se il nostro corpo, con l’espressione di ansia, volesse comunicarci di ascoltarci un pò di più. Probabilmente la paura di volare è fortemente connessa ad altre paure della nostra vita che ci ostiniamo a risolvere da soli senza l’appoggio o il sostegno di una o più persone care.

Concludendo non è nè evitando di volare, nè anticipando la paura e nè provando a combatterla ed ostacolarla che si può trovare una strategia al fine di superla. Piuttosto è necessaria ascoltarla perchè quella paura e quelle sensazioni vogliono solo comunicarci che qualcosa all’interno della nostra vita non funziona e che il mettere piede su un aereo in un qualche modo riattiva delle paure già esistenti. Un esempio utile potrebbe essere che la paura di volare sia riconducibile alla paura di allontanarsi da persone care. O ancora alla paura di lanciarsi verso progetti importanti. Ecco perchè la terapia, all’interno di un percorso breve, rappresenta una strada percorribile al fine di dare ascolto alle proprie emozioni e risolvere questioni aperte del passato che si riaffacciano e compaiono a contatto con il pensiero di dover salire su un aereo.

Dott.ssa Ilaria Rizzo

Disturbo d’Ansia Generalizzato

 

ansia generalizzataIl Disturbo d’Ansia Generalizzato rappresenta un disturbo caratterizzato dalla presenza di uno stato ansioso cronico, persistente, inabilitante. Coloro che soffrono di Disturbo d’Ansia Generalizzato si preoccupano generalmente di questioni legate al quotidiano come le responsabilità lavorative, i problemi economici, la salute o la possibilità di disgrazie per i propri familiari, le faccende domestiche, poter far tardi ad un appuntamento, ecc.

Inoltre l’ansia si accompagna anche ad altre sensazioni quali irritabilità, irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, tensione muscolare, sonno non regolare, sintomi somatici (freddo, mani sudate, bocca asciutta, sudorazione, nausea o diarrea, stimolo frequente ad urinare, difficoltà a deglutire o “nodo alla gola”), risposte di allarme esagerate.

Il trattamento psicoterapeutico nei casi di pazienti con Disturbo d’Ansia Generalizzato  permette di individuare e  riconoscere le eventuali cause scatenanti per poi successivamente sviluppare nuove modalità comportamentali atte a permettere all’individuo di affrontare e gestire le medesime situazioni in maniera serena.

Gestire l’Ansia e gli Attacchi di Panico: istruzioni per l’uso

 

Gestire l'Ansia

Gestire l’Ansia

L’articolo che vi presento nasce con l’intento di fornire alcuni preliminari strumenti su come gestire l’ansia e  gli attacchi di panico. Ho potuto osservare attraverso ricerche sul web che ci sono molti articoli incentrati sui temi dell’ansia e gli attacchi di panico, tutti per la maggior parte focalizzati sulla definizione di tali problematiche a partire dai sintomi fino ad arrivare alle conseguenze sociali ed affettive che tali sintomi provocano. Per cui non mi soffermerò a spiegare cosa sono ansia ed attacchi di panico (per chi volesse approfondire di seguito il link DISTURBI D’ANSIA).Quello che intendo far io attraverso la stesura di quest’articolo è spiegare quelle che sono le regole principali dei meccanismi ansiosi per poter trarre da queste regole degli strumenti utili per gestire l’ansia e gli attacchi di panico e per cambiare il proprio rapporto fin da oggi con l’ansia.

Al fine di rendere la spiegazione applicabile a livello concreto per ognuno di voi mi avvalgo di un esempio. Immaginate di essere a casa vostra e di trovarvi con un gruppo di amici discutendo sul da farsi per la serata. Le opzioni sono andare a mangiare qualcosa fuori oppure andare al cinema. Si tratta di una tranquilla situazione ordinaria ma iniziate a percepire dentro di voi uno stato di ansia e temete che improvvisamente possiate sentirvi ancora peggio. A questo punto vi ponete la domanda se è il caso di uscire o rimanere a casa. Prevale quella che si chiama la “Paura della Paura”, ovvero la paura che possiate sentirvi peggio.

Gestire l'Ansia

Gestire l’Ansia

A questo punto l’indicazione è di iniziare a ragionare come se foste voi l’Ansia. Provo a spiegarlo in termini diversi. L’ansia è una sensazione che compare nel momento in cui, piuttosto che ascoltare i nostri bisogni e le nostre emozioni, agiamo in base a ciò che è giusto fare o che dobbiamo fare. Immaginate, considerando l’esempio presentato, che il vostro desiderio sia quello di andare al cinema, mentre tutti gli altri vogliono andare a mangiar fuori. Voi volete andare al cinema per quelle che sono le vostre motivazioni: ad esempio volete fare un’uscita spendendo poco, oppure desiderate vedere un film in particolare, ma tutti gli altri vogliono andare  a mangiar fuori e poiché comunicarlo potrebbe portarvi a sentirvi poco accettati dal gruppo scegliete di non dir nulla e di adeguarvi alla scelta degli altri. A questo punto, nel momento in cui uscite fuori, in un luogo aperto, i vostri sintomi iniziano a manifestarsi in maniera più violenta ed iniziate a trovarvi a vivere una crisi d’ansia o un attacco di panico. Manifestate sintomi quali tachicardia, palpitazioni, sudorazione, paura di morire, ecc. e percepite sensazioni di impotenza nel gestire ciò che accade. Pertanto la prima regola da conoscere per affrontare gli attacchi di panico è: ascolta i tuoi bisogni e agisci per soddisfarli. Nell’esempio, avreste potuto comunicare ciò che non vi andava bene e dire “Io non voglio andare a mangiare fuori, ma preferisco andare al cinema. Se voi non avete voglia di andare al cinema non mi chiedete di fare una cosa che non sento”. Quindi date onore a quelli che sono i vostri bisogni. Se voi non li ascoltate e li trattenete, l’unico modo che avranno per venir fuori sarà attraverso il corpo, attraverso tutte quelle sensazioni corporee che identificano l’ansia e l’attacco di panico. Pertanto provate ad affrontare paura, timidezza, imbarazzo. Il trucco è dire la frase: “Lo faccio con paura, lo faccio con imbarazzo, lo faccio con timidezza” per rendervi conto che nel momento in cui agite paura, imbarazzo, vergogna si riducono sempre di più fino a sparire. Non è importante far piacere agli altri ma piuttosto prendervi cura di voi. Pertanto se l’ansia compare chiedetevi, come se foste voi l’ansia, “In cosa non mi sto ascoltando? Cosa sto facendo che non voglio fare?”, e probabilmente individuerete cosa non vi sta bene e cosa potete fare per cambiare il vostro comportamento adeguandolo alle vostre emozioni ed ai vostri bisogni.

Ora è da sottolineare come la comparsa di ansia e attacchi di panico abbia una propria origine. Come individuarla? Basta concentrarsi un attimo e rintracciare il primo episodio in cui l’ansia è comparsa. Magari ricordi, ad esempio, che quando eri adolescente c’erano dei momenti a scuola in cui sentivi l’ansia. Magari ti rendevi conto che nonostante il tuo impegno ti trovavi ad avere un’insegnante che non valorizzava i tuoi sforzi, per cui tornavi a casa ed invece di sentirti incoraggiato o difeso dalla tua famiglia, ti sentivi abbandonato o non preso in considerazione così come desideravi, ed invece di urlare e di far sentire il tuo disagio preferivi stare in silenzio continuando a fare il bravo ragazzo. In questo caso piuttosto che dare ascolto alla tua rabbia, continuavi a far quello che gli altri ti dicevano di fare con la speranza di sentirti valutato positivamente. Pertanto il non ascolto delle tue emozioni ha provocato la comparsa dell’ansia, stato d’ansia che si è consolidato nel tempo e peggiorato a causa della scelta di rimanere all’interno di uno schema comportamentale imparato da piccolo, ovvero “Se fai ciò che mamma e papà vogliono, loro ti vorranno sempre bene”.  Pertanto, ritornando indietro nel tempo è possibile risalire a quelle che sono state le nostre scelte comportamentali, sviluppate a discapito dell’ascolto delle nostre emozioni, che hanno provocato la nostra attuale condizione.

L’ultimo aspetto che voglio trattare sono i vissuti attraverso cui l’ansia può esplodere. E’ importante specificare come l’ansia rappresenti uno strumento che noi abbiamo per proteggerci, per aiutarci, come detto prima, ad ascoltare i propri bisogni. Ad esempio, sono ansioso per un colloquio di lavoro ma so che quell’ansia è naturale poiché dovrò affrontare una prova. Pertanto l’ansia è necessaria per permetterci di mettere tutto l’impegno necessario a far sì di dare il meglio nella prova che abbiamo da affrontare. L’ansia diventa patologica, invece, quando particolari eventi subentrano nella nostra vita, facendocela percepire come incontrollabile. Mi riferisco a vissuti di abbandono, come la fine di una relazione di coppia o di separazione dalle figure genitoriali o ancora il lutto, e altri ancora. Si tratta di esperienze di vita dove perdiamo il contatto con le nostre figure importanti di riferimento con la consapevolezza che nulla tornerà più come prima. Ora non sempre si è consapevoli che tali esperienze hanno provocato l’esplosione dell’ansia e, nella maggior parte dei casi, anche la comparsa degli attacchi di panico.  E’ proprio qui che interviene la Psicoterapia come un aiuto concreto al fine di individuare quelli che sono stati sia gli episodi che hanno provocato la comparsa dei sintomi ma soprattutto la rielaborazione delle emozioni negative da tali vissuti originate.

Concludo specificando come ognuno possiede la propria storia e come ogni caso è a sé. Nel presente articolo mi sono avvalsa di esempi nei quali alcuni di voi potranno identificarsi, mentre altri no. Ciononostante spero che tali esempi possano facilitare ad ognuno di voi la comprensione di come l’ansia si origina, come agisce e quali possono essere dei piccoli passi da effettuare per facilitarne la gestione ed l’eventuale scomparsa.

Dott.ssa Ilaria Rizzo