Quando i figli spiccano il volo: il NIDO VUOTO

nido-vuoto-500x270Viene definito “nido vuoto” o “periodo postgenitoriale” la fase del ciclo familiare in cui i figli lasciano la casa natale. Con lo svincolo dei figli il ruolo genitoriale si trasforma portando importanti cambiamenti emotivi e strutturali :

  • nella coppia,
  • per il singolo genitore,
  • per le donne ed il loro ruolo materno;
  • e se non elaborato può trasformarsi in una vera patologia che prende il nome di Sindrome del nido vuoto.

Coppia e svincolo dei figli

Il raggiungimento dell’autonomia da parte dei figli è un evento critico del ciclo vitale della famiglia e della coppia che richiede la disponibilità dei genitori ad accettare la loro crescita e la loro indipendenza.

Durante la fase di nido vuoto si assiste ad un riassestamento coniugale che include:

  • un reinvestimento nella relazione coniugale (spesso trascurata a favore della genitorialità),
  • l’accettazione di nuovi membri (nuore e generi),
  • la capacità di adeguarsi ai cambiamenti delle distanze imposte dai figli durante il consolidamento del nuovo nucleo familiare,
  • una diminuzione della tensione in quanto i partner che non hanno più figli a casa possono impegnarsi in diverse attività prima abbandonate. Queste coppie hanno più tempo libero e più energie da investire nel matrimonio e questo può aumentare il livello di soddisfazione coniugale.

Il nido vuoto (anche se consapevolmente doloroso) a volte viene desiderato e non temuto e, una volta raggiunto, la sua perdita può interferire con il nuovo equilibrio di coppia fatto di maggiore intimità, libertà e diminuite responsabilità.

Genitori e nido vuoto

sindrome-del-nido-vuoto-ritDal punto di vista della soddisfazione personale di ciascun genitore la situazione si complica.

L’adattamento allo svincolo dei figli può variare da:

  • Una riluttanza e/o rifiuto a vivere i figli come capaci di essere autonomi, di avere una vita individuale e coniugale indipendente. I genitori cercano di continuare a condividere le responsabilità familiari cercando in questo modo di mantenere il nido pieno.
  • L’accettazione dell’autonomia dei figli che comporta un’elaborazione fisiologica della nuova condizione. In questo caso, i genitori possono provare sentimenti di tristezza, malinconia e senso di inutilità. Queste sensazioni sono del tutto normali se di natura momentanea e possono avere una durata di circa un anno dall’evento critico.

Indubbiamente il periodo di maturazione dei figli coincide spesso con una fase della vita critica del genitore in quanto:

  • inizia il processo fisico dell’invecchiamento,
  • ci si avvicina alla conclusione dell’attività lavorativa,
  • spesso si perdono i genitori anziani,
  • le donne abbandonano la capacità generativa con la menopausa,
  • è un periodo di cambiamenti importanti, che comporta una impegnativa ridefinizione di sé.

È stato dimostrato che i vissuti dei genitori cambiano rispetto alla

motivazione dell’uscita dell’ultimo figlio:

  • il matrimonio, viene vissuto come percorso convenzionale,
  • le uscite non ritualizzate o non condivise socialmente (lavoro, studio, convivenza e indipendenza) sembrano essere vissute come giudizi sul ruolo genitoriale.

La presenza dei nipoti

sembra fungere da fattore protettivo (in particolare per le donne) in quanto consente di attenuare gli effetti depressivi del “vuoto generativo”. Questo effetto positivo potrebbe però essere vanificato nel caso in cui le coppie anziane sperimentino grosse responsabilità di cura nei confronti dei nipoti.

Nido vuoto e ruolo materno

La partenza dei figli lascia un vuoto importante che può portare ad una crisi d’identità, in particolare nelle donne. Tale vuoto può essere vissuto più o meno intensamente a seconda dello stile di vita materno.

L’insorgenza della sindrome è più frequente in donne che hanno attitudini “tradizionali” verso i figli ed il loro ruolo di madri rispetto a donne che lavorano ed hanno investito il loro tempo anche in una carriera.

Il lavoro infatti è visto come un buon “analgesico” per il malessere emotivo provato.

Le reazioni negative possono avere anche breve durata, soprattutto in rapporto alla capacità delle madri di reinventarsi in altri ruoli, in nuovi ambiti quali quello lavorativo, sociale e di coppia.

Sindrome del nido vuoto

Se il disagio emotivo dovuto allo svincolo dei figli (sia delle madri che dei padri):

  • ha una durata superiore a circa un anno,
  • le sensazioni negative diventano ingestibili,
  • se il malessere intacca in modo considerevole lo svolgimento della propria vita si può parlare di:

Sindrome del nido vuoto

In questo quadro rientrano:

  • sentimenti depressivi “ mi sento triste, niente mi rende felice”
  • senso di solitudine “ormai sono rimasto solo”
  • senso di inutilità “ormai non servo più a niente, sento di non avere nessun obiettivo”
  • pianto continuo “l’unica cosa che riesco a fare è piangere, non riesco a trattenermi”
  • isolamento sociale “non ho voglia di vedere nessuno, non mi serve uscire”
  • attacchi di panico e sensazione di abbandono “ ci sono momenti che mi sento completamente abbandonato, ho la sensazione di svenire, mi batte forte il cuore e mi manca il respiro”

Nella condizione di “sindrome di nido vuoto” l’aiuto di uno psicoterapeuta diventa indispensabile. Attraverso il percorso terapeutico si potrà lavorare al fine di superare in maniera adeguata tutti i sentimenti negativi legati a questo evento. Si potrà riflettere su come vivere questo momento di nuova libertà, indirizzando le proprie energie verso la creazione di una nuova immagine di se stessi.

La riflessione potrebbe infatti concentrarsi sul valore del cambiamento, sulla valorizzazione del nuovo ruolo e dell’importanza che “ancora” si ha per i figli, per il proprio partner e per se stessi.

GENITORIALITA’: LA NASCITA DI UN FIGLIO…DA DUE A TRE….

diventare-genitori-psicologoNel mio lavoro di psicoterapeuta mi sono confrontata più volte con coppie che chiedono aiuto riferendo una crisi di coppia conseguente alla nascita di un figlio.

In breve vorrei accennarvi un caso:

Mauro e Stefania dono due giovani del centro Italia. Hanno rispettivamente 36 e 32 anni, sono fidanzati da circa 8 anni, sposati da 4 e da 10 mesi  Giulio è entrato a far parte della loro vita.

Mauro e Stefania riferiscono che la nascita di Giulio è stato un evento davvero emozionante, quanto “esplosivo”. Tutto è cambiato. I ritmi della giornata sono scanditi dalle esigenze del bambino, così come i momenti di riposo e svago, ma soprattutto ad essere cambiato è il loro rapporto di coppia.

Mauro: ”Da quando è nato il bambino io sono diventato invisibile, mia moglie non si cura più di me come faceva un tempo. Ogni suo sguardo è rivolto al bambino. Mi ha abbandonato. È spesso nervosa.”

Stefania: “Io sono molto stanca, ogni energia che ho la impiego su mio figlio e Mauro non mi aiuta abbastanza. Dopo il parto io non sono più padrona del mio tempo, del mio corpo, e…del mio sonno…! Non riesco a lavorare, ed a volte mi sento molto sola, nessuno mi capisce. Non ho né tempo né voglia di parlare ”

Da queste poche frasi traspare come Mauro e Stefania si trovino in un momento di “impasse”, il loro da un rapporto a due si è trasformato in un rapporto a tre e questo, al contrario di quanto si possa credere, non è per niente facile da affrontare.

genitorialitaMoto spesso le mamme vengono completamente assorbite dal neonato. Come vuole la natura le donne assolvono al loro dovere di madri concentrandosi sui bambini e spesso purtroppo dimenticando o non avendo il tempo per se stesse e per il partner. Spesso le donne si sentono stanche e cariche della responsabilità di accudire h24 un nuovo essere umano che in realtà è ”uno sconosciuto”.

I padri dal canto loro si sentono esclusi da questa relazione madre-bambino, cercando di capire come entrare a farne parte. Spesso sono loro a dover affrontare (praticamente) la nuova situazione economica che all’inizio può essere percepita come molto pesante. L’uomo che diventa padre spesso fatica a chiedere le attenzioni “ritirandosi” nelle preoccupazioni.

In questo clima frenetico tutto diventa più faticoso, possono nascere rancori e preoccupazioni che non trovano uno sfogo.

Di certo non è mai esistita una coppia il cui funzionamento emotivo non abbia vacillato o non sia stato intaccato dalle varie trasformazioni. Una coppia infatti evolve nel corso della vita. Essa  ha un ciclo vitale che comporta vari momenti come l’innamoramento, il matrimonio o la convivenza, la nascita di un figlio ecc., così deve di continuo ristrutturarsi e adattarsi in funzione ai cambiamenti. Questi eventi richiedono significativi cambiamenti emotivi nei partner che possono determinare una difficoltà emotiva di coppia.

Molte tensioni ed incomprensioni sembrano nascere dalla disillusione provata o vissuta con rancore da uno o ambedue i coniugi quando l’altro non assolve al ruolo attribuito. Questo può accadere in corrispondenza della  nascita di un figlio che richiede un nuovo adattamento di coppia che da coniugale diventa genitoriale.

La genitorialità è qualcosa che modifica profondamente e durevolmente le singole personalità dei genitori e la coppia che diviene famiglia e dovrà sviluppare la capacità di occuparsi e preoccuparsi del benessere del nuovo arrivato.

La coppia dovrà modificare il suo equilibrio, permettendo alla genitorialità, che si costituisce sia dai genitori sia delle caratteristiche del figlio, di stabilizzarsi. In tal modo l’essere padre o madre non sono mai un prodotto individuale, ma l’espressione dell’interazione che si evolve e si modifica nel tempo determinando mutamenti interni ed esterni.

Se nell’innamoramento ad essere centrale nella coppia è “l’essere con l’altro” ora è “il bambino” a diventare centrale.

Il passaggio dalla relazione a due ad una relazione a tre comporta una serie di profonde modificazioni ed elaborazioni nell’universo emotivo della coppia. Si assiste ad una redistribuzione delle energie (come nel caso di Mauro e Stefania) a favore di un processo che possa includere i bisogni corporei, affettivi, emotivi, cognitivi e sociali del bambino.

Il figlio nella coppia può rappresentare “l’altro da sé”, il diverso, l’imprevedibile, che come tale può essere accettato o rifiutato.

Se ciascun partner è capace di accettare le parti nuove che l’altro potrà attivare in quanto genitore scoprirà anche un suo nuovo modo di essere. 

In questa situazione aperta ai cambiamenti la coppia sarà capace di accettare il bambino come componente della famiglia.

genitorialita2Come abbiamo visto nel caso di Mauro e Stefania però a volte a causa della stanchezza, della routine che diventa molto frenetica, dell’attenzione che si sposta completamente sul bambino, si perde la voglia di “impiegare energie” su se stessi e sul partner. In questi casi chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta può agevolare i partner nel ritrovare l’armonia, costruendo un nuovo equilibrio, una nuova immagine della famiglia che includa la genitorialità.

Con l’aiuto di un esperto si potrà lavorare sulla comunicazione volta alla risoluzione della conflittualità. In questo modo ad ogni partner sarà possibile avere maggiori informazioni sull’altro e su come egli stesso è percepito dal compagno. Gli scambi comunicativi spesso possono contraddire le proprie aspettative, facendo emergere l’urgenza di un cambiamento nel comportamento per adattarsi alla nuova situazione.

L’attenzione si potrà concentrare sullo spazio creativo della coppia, spazio che permette di rintracciare soluzioni nuove per la situazione vissuta.

La terapia stessa diventa un momento d’incontro, un momento intimo che non include il terzo (bambino) e permette di rientrare in quella situazione a due, momento esclusivo della coppia.

Per affrontare questi cambiamenti evolutivi infatti è molto importante non perdere di vista il fatto che:

sono i partner a costruire la famiglia,

 ognuno di loro ha un posto, ed uno spazio all’interno di essa.

E’ la coppia a fondare la famiglia e se si perde di vista questo anche i figli (seppur piccoli) potranno risentire del clima non sereno. Piccole attenzioni, comunicazione, creare momenti di coppia esclusivi, cercare di sostenere l’altro sono tutti ingredienti che ben possono proteggere ed aiutare nel superamento di un momento di cambiamento.

Comunicazione di Coppia: “Come faccio a dirtelo?!”

Nella formazione di una coppia si incontrano non solo due esseri umani ma e soprattutto due mondi diversi che si uniscono in forza dell’amore in un equilibrio del tutto singolare. La scoperta di questi mondi psichici può avvenire solo attraverso l’esplorazione che i partner fanno l’uno dell’altra.

La comunicazione costituisce la chiave di accesso nel mondo interno dell’altro.

imagesOgni avvenimento, ogni decisione, ogni comunicazione chiama in causa i partner a confrontarsi mettendo in gioco le proprie personalità, i loro punti di forza e le loro debolezze. Tutto ciò comporta un coinvolgimento emotivo nel rapporto che si esprime attraverso due tipi di comunicazione: verbale e non verbale.

La comunicazione non verbale coinvolge il corpo in tutte le sue espressioni: la postura, i movimenti delle mani, lo sguardo, l’espressione del viso, i movimenti del corpo nello spazio. Utilizzando questo canale comunicativo non si può mentire! Il corpo parla e comunica all’altro ogni tipo di emozione senza limitazioni.

La comunicazione verbale è fatta di parole. Queste parole esprimono le emozioni ed i pensieri ma, nell’universo infinito di cui fanno parte, possono essere scelte in modo funzionale o disfunzionale. Lo stesso concetto può essere espresso in molteplici modalità. Alcune di queste tengono in considerazione il rispetto dell’interlocutore (comunicazione costruttiva), altre possono arrecare offese e creare un clima negativo (comunicazione distruttiva). Le discussioni e i conflitti sono normali in una coppia e possono rappresentare un momento di riflessione e di confronto. Se gestiti in maniera disfunzionale però possono lentamente distruggere il rapporto. Le discussioni non dovrebbero avere il fine di prevalere sull’altro. Lo scopo dovrebbe essere quello di trovare un accordo o di comprendere maggiormente l’interlocutore per migliorare la relazione. L’ascolto ed una comunicazione sincera possono costituire gli elementi fondamentali per  costruire un rapporto basato sul rispetto e sull’amore.

Di seguito sono presentate delle piccole “regole comunicative” con relativi esempi utili per riflettere sul proprio modo di comunicare o sull’universo comunicativo di coppia:

  1. images-6Non giudicare le azioni dell’altro senza aver chiesto spiegazioni. Spesso le aspettative interferiscono con la realtà dei fatti in modo negativo.

NO: Sono sicuro che ti sei comportato in questo modo perché non ti importa di me!

SI: Potresti spiegarmi perché hai agito così?

  1. Non accusare l’altro di aver agito male ma concentrarsi in una comunicazione anche di natura emotiva, esprimere le proprie sensazioni, emozioni e stati d’animo.

NO: Sei tu che hai sbagliato a trattarmi così!

SI: Io mi sono sentito mortificato di fronte alle tue parole!

  1. Instaurare una comunicazione di natura empatica:

NO: Non capisco come ti senti.

SI: Immagino cosa stai provando. Sei dispiaciuto, anche io lo sarei al posto tuo.

  1. Sapersi mettere in discussione avendo il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Imparare a chiedere scusa evitando in tal modo il nascere di rancori inutili.

NO: Io non ho sbagliato assolutamente niente.

SI: Di sicuro ho anche io le mie responsabilità. Se ti ho ferito ti chiedo scusa.

  1. Non accusare o insultare. Questo modo di comunicare crea disagio e fa entrare l’altro in una dimensione difensiva.

NO: Sei uno stupido e non capisci niente!

SI: Dimmi come posso fare per spiegarmi meglio.

  1. Evitare di affibbiare etichette. Sono ipergeneralizzazioni e offuscano la visione del problema e delle risorse, o peggio sono provocatorie e possono sabotare la comunicazione.

NO: Sei un egoista!

SI: Mi sentirei sollevato se tu prestassi più attenzione ai miei bisogni.

  1. Evitare di generalizzare un contesto rispetto all’intero corso della relazione usando termini come “Sempre”, “Mai”, “Come al solito”. Sono asserzioni di solito esagerate. E’ estremamente raro che la realtà sia di un solo “colore”.

NO: Tu agisci sempre in questo modo. Sei esagerato come al solito.

SI: In questo caso sento che hai agito in modo esagerato.

  1. “Sentire per ascoltare” e non solo per aspettare il proprio turno. Un ascolto attivo comprende la partecipazione alla conversazione in un clima di disponibilità.

NO: Rimanere in silenzio assoluto

SI: Intervenire brevemente con piccole parole es. “Certo” “Ti sto ascoltando”.

  1. Il contatto visivo è essenziale in una comunicazione efficace. Esso permette di capire il linguaggio non verbale ed è simbolo di un ascolto rispettoso.
  2. com-coppiaInterrogarsi ed interrogare l’altro sulla propria comprensione per evitare equivoci.

NO: Il silenzio assoluto

SI: Quindi se ho capito bene mi stai dicendo che devo aiutarti maggiormente?

  1. Saper perdonare l’altro con sincerità chiedendo del tempo per ragionare e permettere alla rabbia di andare via.

NO: Non ti perdonerò mai

SI: Dammi del tempo per capire cosa è accaduto e per perdonare.

  1. Non sovrapporsi e rispettare il proprio turno per parlare.

A volte un partner più dell’altro è aperto alla comunicazione. In questi casi può essere utile avere pazienza ed invogliare il più debole a comunicare, ad aprirsi al partner ed al mondo.

Nei casi in cui la comunicazione diventa troppo difficoltosa e comporta nervosismo, rancore ed impossibilità al confronto può essere utile iniziare un percorso psicologico di coppia. Lo psicologo-psicoterapeuta potrà fungere da mediatore tra i partner mettendo in luce ed aiutando a sciogliere i nodi conflittuali di coppia. Lo strumento principe in questo tipo di lavoro sarà proprio la comunicazione. Lo psicoterapeuta potrà condurre i partner a trovare un personale modo di comunicare funzionale al rapporto.

SESSUALITÀ IN GRAVIDANZA

donna-incinta-e-sesso-rapporti-sessuali-gravidanzaDurante i nove mesi di gravidanza il rapporto di coppia si modifica per dare spazio ad un nuovo equilibrio che includa il pancione prima, ed il nuovo nato poi. In questo periodo la relazione affettiva tra i partner tende spesso ad intensificarsi, mentre la sessualità subisce forti cambiamenti e spesso può essere vissuta con difficoltà. A volte può accadere che ci sia una momentanea interruzione della comunicazione erotica. Tale dinamica può essere legate a preoccupazioni, sia da parte dell’uomo che della donna.

 

Dalla parte di LUI:

Il desiderio sessuale dell’uomo mostra una grande variabilità con il procedere della gravidanza. Per alcuni non si avrà alcun cambiamento di rilievo, per altri la libido aumenterà, per altri si avrà un effetto deflattivo:

  • l’uomo può conservare un desiderio molto intenso per la sua partner incinta. Gli sembra più bella, più felice, ancora più sensuale.
  • La prospettiva delle future responsabilità paterne può spaventarlo. A volte, è un modo semplice per dimostrare che il suo desiderio sta cambiando. Rifugge, in modo più o meno consapevole, il coito, preferendo carezze e baci.
  • Un motivo ricorrente nel calo del desiderio sessuale maschile è la paura che il sesso possa nuocere alla futura madre e quindi al feto. È bene sapere, al riguardo, che il feto è ben ammortizzato e protetto all’interno del sacco amniotico e che è accuratamente isolato da un tappo mucoso. In nessun caso, l’organo maschile può entrare in contatto diretto con il feto durante il rapporto sessuale.
  • Angosce e fantasmi infondati sono spesso inevitabili. Alcuni uomini arrivano a immaginare che il bambino possa essere una specie di testimone dei rapporti sessuali dei suoi genitori.
  • download-2Può nascere  nell’uomo la difficoltà a rapportarsi non più ad un’amante bensì alla madre del proprio figlio. Il corpo della futura mamma cambia identità: da palcoscenico di sensorialità e di piacere, diviene un contenitore per il nascituro. Questo comporta un cambiamento di prospettiva. L’uomo guarda la sua donna con occhi diversi, occhi sin troppo rispettosi che possono allontanare sempre di più l’attrazione sessuale e che lo porta a vivere una confusione tra il sentire ed il desiderare.
  • Alcuni futuri padri sono sorpresi dal nuovo corpo della donna e da tutto quanto avviene al suo interno. Di fronte al corpo femminile l’uomo può rimanere indifferente, può provare tenerezza ed esserne anche affascinato ma non esserne attratto sessualmente.

Dalla parte di LEI

La gravidanza è un periodo che modifica intensamente la struttura del corpo della donna e può alterare temporaneamente la percezione dei sensi. Vista, olfatto, udito, gusto e tatto possono dare esperienze diverse. Tuttavia il desiderio sessuale nella donna può variare nelle fasi della gravidanza, così come la sua percezione fisica.

Primo trimestre

Si verificano più spesso i casi di diminuzione del desiderio sessuale da parte della donna, essa può trovarsi di fronte a:

  • Cambiamenti fisici e ormonali: seno dolorante, umore instabile, nausea e vomito, stanchezza e spossatezza non lasciano spazio per vivere la sessualità.
  • Cambiamenti psicologici: la nuova condizione di gestante induce le madri a “proteggere” a volte in maniera eccessiva il feto in questa delicata fase di consolidamento impedendo l’attività sessuale.

Secondo trimestre

  • images-2Cessano i disturbi funzionali (la nausea tra gli altri sintomi) e il desiderio sessuale cresce sensibilmente.
  • La pancia non ancora ingombrante e la stanchezza che scompare agevolano l’attività sessuale.
  • Gli organi genitali femminili sono più sensibili e il desiderio sessuale è quindi più alto ma le pareti vaginali possono non lubrificarsi facilmente.
  • Sono i mesi del benessere fisico ma anche psicologico: le visite fatte hanno confermato che va tutto bene, la tranquillità ha la sua influenza positiva sulla sessualità.
  • Gli ormoni determinano un aumento dell’afflusso di sangue nella zona pelvica, le strutture genitali diventano più gonfie e voluminose e di conseguenza anche l’orgasmo si fa più intenso e può ripetersi più volte durante il rapporto.
  • Le contrazioni causate dall’orgasmo rafforzano la muscolatura uterina e la preparano al travaglio.

Terzo trimestre

Nel terzo trimestre è segnalato un calo dell’attività sessuale per la presenza del testosterone ma anche per la fatica addominale:

  • i dolori lombari, la stanchezza, l’insonnia portano la donna in uno stato di malessere fisico allontanando la voglia di vivere la sessualità,
  • la paura visto che si è a fine gravidanza induce a prestare molta attenzione ad ogni attività femminile inclusa la sessualità,
  • la donna può attenuare o perdere del tutto il desiderio sessuale perché preoccupata dal parto imminente o troppo eccitata dalla prospettiva di diventare madre,
  • le contrazioni che la donna può avvertire durante e subito dopo il raggiungimento dell’orgasmo sono di natura totalmente diversa dalle contrazioni da travaglio. Tuttavia alcuni medici sconsigliano che la donna abbia rapporti sessuali completi durante le ultime settimane di gravidanza. Questo è consigliato come misura preventiva, poiché lo sperma contiene sostanze chimiche che possono, anche se presenti in piccolissime dosi, indurre ad un parto prematuro.

DALLA PARTE DELLA COPPIA

Se la gravidanza ha un andamento fisiologico senza particolari problematiche come minacce d’aborto ecc. non esistono particolari controindicazioni al sesso in gravidanza. La coppia può scoprire che durante tale periodo i rapporti sessuali possono essere più soddisfacenti che mai. Vivere la sessualità durante i nove mesi porta benefici alla coppia e al pancione. Dal punto di vista fisico l’attività sessuale prepara la muscolatura pelvica per il parto. Sul piano psicologico, rafforza il senso di intimità e crea un clima di rilassatezza e di serenità nell’imminenza di un periodo molto impegnativo quale quello di diventare dei genitori. Vivendo la sessualità si continua a mantenere quella comunicazione psicofisica indispensabile. Se ciò non accade è utile per una coppia lasciare spazio a tutte quelle manifestazioni intime che permettono di mantenere  anche un buon livello di comunicazione. Per molte coppie la sessualità diventa più sensuale ed emotiva, che genitale. Va sottolineato che oltre al relax e al piacere che procurano, i rapporti sessuali sono un momento privilegiato di complicità per la futura madre e il suo compagno. I cambiamenti fisici e il nuovo statuto di futuri genitori possono provocare una certa insicurezza, ed è qui che il riavvicinamento sessuale può essere di grande aiuto.

L’intimità durante i nove mesi crea inoltre un clima emotivo di accoglienza e profonda empatia psico-corporea  per la coppia di oggi e per i futuri genitori di domani. Questo può proteggere dall’insorgenza in entrambe i partner di sentimenti di esclusione, disagi corporei o sentimenti abbandonici.

La gravidanza può influenzare non solo il lato meccanico della sensibilità al piacere ma piuttosto l’immagine dell’altro, della corporalità, il rapporto con il quotidiano, con le amicizie, con i familiari o con il lavoro. Questi pensieri possono innescare reazioni emotive e le emozioni hanno sempre un effetto sul corpo e di conseguenza sulla sessualità di coppia.

Riveste particolare importanza parlare di questi cambiamenti che la coppia vive, aprirsi rispetto alle paure e le esigenze di ciascuno. Nella coppia comunicare a proposito della propria vita sessuale e della propria relazione rappresenta un aspetto cruciale. La comunicazione può intervenire favorevolmente nel ridurre l’ansia legata al periodo della gravidanza. Le donne che sono più gratificate dalla loro relazione di coppia riferiscono anche una maggior soddisfazione sessuale, sono più ottimiste nei confronti della imminente maternità, si sentono meno affaticate e manifestano in misura minore sintomi depressivi post-partum.

FIGLI DI SEPARATI IN CASA: …mamma, papà vi prego separatevi!

images-3La separazione di due coniugi è sempre faticosa. L’intero nucleo familiare è coinvolto in cambiamenti di varia natura: accettazione ed elaborazione del distacco, abitudini diverse, cambiamenti di natura materiale (divisione di beni, cambiamento di abitazione ecc.). A volte per timore di affrontare questi cambiamenti i coniugi, anche se immersi in una relazione affettiva ormai non sana, vivono un’incapacità di separarsi definitivamente e preferiscono protrarre la loro situazione di convivenza forzata per il bene dei figli. Ma è veramente funzionale per i figli vivere con genitori separati in casa?

Dalla parte dei genitori….

La condizione di “separati in casa” può essere scelta per varie motivazioni reali (consce) ed altre più profonde (inconsce), tra cui:

  • esigenze di natura economica;
  • paura della solitudine;
  • noia, pigrizia;
  • bassa autostima;
  • incapacità di rimettersi in gioco;
  • timore del cambiamento;
  • benessere dei figli;
  • rifiuto di affrontare il distacco in quanto carico di sofferenza.

Gli adulti si ritrovano a vivere in una condizione frustrante di limbo tra ciò che sentono e ciò che vivono che dà origine ad un disagio esistenziale carico di dolore e sofferenza reciproca. Il risultato è una vivibilità quotidiana più sopportabile con una netta demarcazione dei ruoli ma senza comunicazione. L’insoddisfazione diventa la protagonista ma in compenso si rimane “tutti insieme appassionatamente”. Ciò che conta è mantenere la relazione, se poi non c’è amore non importa. Un addio non verbalizzato ma agito lentamente in sordina e con costanza tende ad occupare ogni possibile spazio della vita di coppia trasformando la rabbia in silenzio, l’astio in sterile tolleranza e l’amore in affetto ed abitudine.

images-5I figli apparentemente mantengono unita la coppia come collante emozionale ma in realtà il loro accudimento ha modalità ricattatorie per entrambi i genitori. La coppia non riesce a scindere la genitorialità dalla coniugalità e si trova a vivere momenti di grande tensione e rabbia. Litigate si susseguono e la paura fa da padrona. I figli vengono manipolati ed utilizzati per contraddirsi vicevendolmente. In questo modo il loro equilibrio emotivo è messo a dura prova perché vittime di turbamenti e suggestioni.

dalla parte dei figli.

I figli coinvolti in questa farsa, consapevoli di quato accade nel rapporto dei genitori, sono spinti a reprimere pensieri ed emozioni dentro se stessi. In particolare se adolescenti tendono a non comunicare con i genitori in modo sincero. Questa compressione di sentimenti conduce ad una serie di comportamenti indicativi di un disagio emotivo che può essere espresso attraverso:

  • comportamenti aggressivi o di vittimizzazione (bullismo);
  • attacchi di panico (es. non voler andare a scuola per paura di avere un attacco di panico);
  • atteggiamento di chiusura ed isolamento sociale;
  • disturbi del sonno;
  • irrequietezza;
  • calo del rendimento scolastico;
  • enuresi notturna;
  • difficoltà di concentrazione;
  • disturbi psicosomatici.

images-2A volte ai bambini o ragazzi viene nascosto il nuovo assetto coniugale e questo dà origine ad un segreto ed una menzogna. Questa dinamica, una volta scoperta, innesca un senso di “tradimento” e di delusione. In questo caso, agli occhi dei figli, le figure genitoriali perdono di stima. Potrebbe essere più funzionale per gli adulti accettare di non essere infallibili. Accettare di voler chiudere un ciclo. Rivolgersi ai propri figli con onesta, sincerità e chiarezza rispettandoli come Persone e non come oggetti che non vedono e non sentono.

Ci sarà sempre un’altra opportunità, una nuova amicizia, un altro amore, una nuova forza, per ogni fine c’è sempre un inizio (tratta da “Il piccolo principe”).

images-4Diversi studi dimostrano come sia più deleteria per la salute psicofisica di un figlio una famiglia integra ma conflittuale rispetto a genitori separati o divorziati ma sereni. I genitori che prendono atto della fine del legame e che con “autenticità emozionale” affrontano la separazione, rappresentano un modello identificativo per i propri figli. Se i genitori in quanto tali e non necessariamente la coppia genitoriale sono sereni anche i figli lo saranno. Al contrario se i figli vivono in un ambiente emotivamente travagliato e fatto di maschere di finzione apprenderanno questo stile di vita. Vivere nella finzione di una famiglia unita può comportare la riproposizione di questo stile familiare. Questo risulta essere di sicuro più dannoso rispetto ad un divorzio intelligente e responsabile. Attraverso una separazione si dà ai figli l’opportunità di respirare, respirare aria di lealtà che aiuterà ad elaborare nella maniera più funzionale possibile le emozioni taciute fino a quel momento.

Se si ritenesse necessario si può fare riferimento ad uno psicoterapeuta che possa sostenere l’intera famiglia in questa delicata fase della vita.

Leggi anche:

Sepazione e Figli

 

GRAVIDANZA E MATERINTA’: una nuova identità

cambiamenti-gravidanzaLa vita psichica di una donna cambia in modo sostanziale durante la gravidanza e con la successiva nascita di un bambino.

Già dai primissimi anni dell’infanzia le bambine iniziano ad abbozzare idee e fantasie frammentarie sull’essere mamme. Queste idee si fanno più dettagliate durante l’adolescenza ed assumono nuovi significati durante l’innamoramento. Una gravidanza prepara veramente ad essere madri e durante i nove mesi, in un certo senso, sono tre le gravidanze che procedono contemporaneamente:

  • Il feto fisico cresce nel ventre con conseguenti cambiamenti sostanziali per il corpo della madre di natura fisica ed ormonale;
  • L’assetto psichico della donna si orienta verso la maternità;
  • Il bambino immaginario prende forma nella mente della madre.

La donna dopo la nascita del proprio bambino si troverà ad essere una persona diversa, nuova. Questa trasformazione comporta dei cambiamenti importanti carichi di ripercussioni emotive:

Il passaggio da figlia a madre: quando nasce un bambino la donna comincia a privilegiare il suo ruolo di madre rispetto a quello di figlia. Questa trasformazione avviene in un lasso di tempo breve. Essa può comportare un profondo senso di perdita o al contrario una straordinaria conquista. Questo spostamento d’identità comporta un intreccio di emozioni. La madre si trova ad essere allo stesso tempo felice per il piccolo che è nato e triste per ciò che ha lasciato dietro di sè.

Vedere il marito con occhi diversi: la percezione che le neomamme hanno dei loro compagni si modifica. Esse sono attratte dai loro uomini sulla valutazione di abilità paterne. Sarà utile ai neopapà sviluppare capacità di accudimento, cooperazione e creatività.

Assicurare la sopravvivenza del bambino: sia nella vita intrauterina che in quella extrauterina la maggior parte delle donne prova un senso di sgomento quando si rende conto che la sopravvivenza di un altro essere umano dipende da loro. Ne segue un forte coinvolgimento emotivo che si affievolisce osservando il normale sviluppo del bambino. La madre con il tempo comprende di avere la capacità di dare al piccolo ciò di cui ha bisogno.

Modificazioni della sensibilità: le reazioni di una neomamma sono completamente diverse da quelle avute in precedenza. Si sviluppa un’accresciuta sensibilità e reattività con un repertorio di reazioni e comportamenti istintivi mai avuti prima.

Maternità e libertà: il lavoro, i momenti di svago, i rapporti sociali subiscono importanti cambiamenti. La neomamma non è più libera di agire come vuole, e non può più rendere conto di ciò che fa solo a se stessa. Deve organizzarsi per far convivere l’essere mamma con l’essere donna.

L’ASSETTO MATERNO

donna-incintaAttraverso la gravidanza e la nascita fisica del bambino la mamma dà origine non solo ad un nuovo essere umano ma alla propria nuova identità: il senso dell’essere madre. Questo nuovo assetto materno non nasce nell’istante in cui il neonato emette il primo vagito, ma emerge gradualmente dal lavoro che si è andato accumulando durante la gravidanza. Nel corso dei nove mesi ogni neo madre sviluppa un assetto mentale fondamentalmente diverso da quello che aveva in precedenza ed entra in un campo d’esperienza sconosciuto alle non-madri. Non contano le motivazioni, le vulnerabilità, le reazioni emotive avute in passato. L’assetto materno andrà ad occupare con forza l’area centrale della vita interiore e le imprimerà un carattere tutto nuovo. Diventare madre comporta che la mente sia concentrata per un certo tempo quasi unicamente sul bambino. Questo:

  • Determina pensieri, paure, speranze, fantasie;
  • Influenza le emozioni e le azioni;
  • Affina il sistema sensoriale e di elaborazione di informazioni,;
  • Imprime una svolta non solo nelle scelte e preferenze ma anche nella gran parte dei valori;
  • Influenza in modo sorprendente tutte le relazioni precedenti;
  • Comporta una ridefinizione del ruolo che si occupa nella propria famiglia.

E’ importante precisare che ogni donna “diventa mamma” più e più volte con certezza crescente nei diversi mesi. La nuova identità può sbocciare in un momento qualsiasi della gravidanza per configurarsi poi con maggior precisione dopo la nascita del bambino. Essa può dispiegarsi pienamente dopo parecchi mesi di cure a casa,

quando la mamma si rende conto di essere divenuta madre ai propri occhi.

Questa trasformazione è carica di aspettative. La donna deve abituarsi al cambiamento e ad un intenso travaglio emotivo, alla stanchezza, ma quando si guarderà indietro l’essere diventata mamma le sembrerà una delle imprese più straordinarie mai realizzate.

NOVE MESI DI FANTASIE: IL BAMBINO IMMAGINARIO

Durante la gestazione sono tante le domande che si fanno strada: “come sarà questo bambino? Io che madre sarò”. L’immaginazione lavora al massimo per dare vita a scenari dove si muovono il bambino, il proprio Sé come madre, il futuro padre e i futuri nonni.

Spesso l’elaborazione attraversa i sogni a occhi aperti e quelli notturni, gli incubi e le sensazioni indefinite e chiama in causa il mondo inconscio. Ad esempio le fantasie sul nome possono rivelare l’attaccamento alla famiglia e alle proprie radici etniche, o al contrario il desiderio di staccarsene. Questo può svelare che tipo di persona si ammira o come segretamente si spera che diventi il bambino. Ad ogni modo si forma “ il bambino immaginario” cioè la fantasia di un bambino con caratteristiche fisiche e mentali che spesso rispecchia il mondo interno della futura mamma e quindi le loro aspettative e speranze.

I primi 3 mesi: il tempo di carburare! Nei primi 3 mesi di gravidanza sono poche le madri che fantasticano liberamente sul bambino immaginario. La spiegazione di ciò potrebbe essere che vivono un momento di attesa, attesa di superare le dodici settimane per poi lasciarsi andare. Superato questo tempo si sentono quasi “autorizzate” a pensare che realmente possono custodire il loro bambino per la durata della gravidanza.

feto4° e 5° mese: allora è vero! A partire da questi mesi le ecografie regalano l’esperienza del feto reale che dà un grande impulso alle fantasie sul bambino immaginario.

L’immagine visiva del feto reale, la curva della colonna vertebrale che assomiglia ad una collana di perle, il suono del cuore che batte, il bambino che si muove lascia davvero senza fiato!

L’appuntamento per l’ecografia diventa imperdibile ed atteso con gioia. Molte coppie si portano in giro ecografie in formato tascabile, proprio come faranno in seguito con le foto del bambino.

In questi mesi la madre comincia a sentire i movimenti del bambino nel ventre. Questo la porta spesso ad attribuire intenzionalità a questi movimenti, es. “la piccola scalcia quando sente la musica”. In questo caso il bambino immaginario è soggettivo, per cui lo stesso calcio potrebbe indurre la mamma ad immaginare uno qualsiasi dei tratti del carattere.

Tra i 5°e il 7°: già si vede dall’ecografia che assomiglia a me! In questi mesi la maggioranza delle future mamme dà libero corso alle proprie fantasie, mentre nel contempo si configura con maggior precisione l’immagine del bambino che hanno nella mente. Vengono attribuite caratteristiche che si avvicinano ai propri genitori o al partner. Man mano che si avvicina il termine della gestazione si abbandonano le caratteristiche prese in prestito per dar spazio a quelle della mamma. La donna comincia a reclamare una fetta di territorio sempre più grande. Un passo talvolta necessario per cominciare a stabilire una relazione primaria con il bambino che verrà.

Il fatto di sospingere tutti gli altri dietro le quinte mette la donna e il bambino reale al centro del palcoscenico. Madre e bambino diventano i protagonisti del primo atto dell’opera che sta per andare in scena ed hanno bisogno di focalizzare su di loro l’attenzione di tutti.

8° ed 9° mese: non vedo l’ora di conoscerti! Durante questi ultimi mesi l’immagine del bambino subisce un cambiamento. Recenti studi indicano che a questo stadio la madre comincia a disfare questa immagine minuziosa, lasciando che svanisca. In un certo senso è come se iniziasse a smantellare il bambino immaginario, a nasconderlo a se stessa. Ciò accade perché al momento della nascita il bambino reale e quello immaginario s’incontreranno per la prima volta e la madre non può permettersi che tra i due esista una differenza troppo marcata. Deve proteggere il bambino reale e se stessa da eventuali ed eccesive discrepanze tra le aspettative (dimensioni, colorito della pelle, temperamento) e il neonato reale. In questi mesi le paure relative al parto e alla salute del bambino occupano un posto rilevante in quasi tutte le donne. Spesso questi timori contribuiscono a bloccare un’ulteriore elaborazione dell’immagine mentale del bambino anche se rientrano in una vasta gamma di normali paure che attraversano la mente delle future mamme. Tra queste:

  • Paura che il bambino nasca morto, o muoia subito dopo il parto o abbia qualche problema;
  • Timore di non riuscire a sopportare il dolore;
  • Avere il bacino così stretto che il bambino resti bloccato;
  • Rischio del cordone intorno al collo;
  • Partorire in un luogo in cui nessuno la può aiutare;
  • Parto podalico;

Negli ultimi mesi di gravidanza molte donne riferiscono sogni molto vividi e paurosi che fanno parte dell’elaborazione di queste e tante altre paure. Nella maggior parte delle gravidanze è importante cimentarsi per un pò con questi pensieri purché non siano troppo intensi e persistenti, in questi casi è possibile contattare uno psicoterapeuta che attraverso dei colloqui di sostegno possa aiutare la futura mamma ad uscire dal disagio creato da queste fantasie negative e vivere con serenità la sua gravidanza.

Consulenza via Mail: la relazione è in tre

“Ergetevi insieme, ma non troppo vicini: poiché il tempio ha colonne distanti, e la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.” (Kahlil Gibran)

 download-9“Salve, mi chiamo Alice ed ho 30 anni. Da 8 anni sono sposata con Nicola. Le scrivo perché nell’ultimo periodo sento che non sono felice. La mia giornata ruota intorno al lavoro e a mio marito. Ho poco tempo per me. Ogni attività di svago che faccio è sempre insieme a mio marito. Comincio a sentirmi stretta, ma mi sento in colpa a non coinvolgere mio marito in ogni idea che mi viene in mente. Da quando ci siamo conosciuti abbiamo fatto sempre tutto insieme: hobby, vacanze, uscite. Ora sento quasi di non essere capace di staccarmi da lui ma mi rendo conto che in questo modo mi sto isolando sempre di più“.

Cara Alice la ringrazio per avermi contattato.

Vorrei  spingerla a riflettere su quanto lei abbia già la soluzione in mano. Ciò di cui lei sembra avvertire necessità è un po’ di spazio.

articoli-ilariaNella fase dell’innamoramento sia l’uomo che la donna spesso sperano di riuscire a trovare nel partner “ la parte mancante della mela”. La speranza è quella di trascorrere il proprio tempo e la propria vita con una persona che condivida gusti ed interessi. Questa situazione può apparire idilliaca all’inizio ma ben presto può indurre nei partner sensazioni di malcontento, insofferenza che possono avere come conseguenza naturale incomprensioni e forzature nel volersi adattare a tutti i costi alla situazione  “per amore”.

Le cose possono andare diversamente se i partner si fermano a riflettere sul fatto che vivere una relazione d’amore è lungi dall’annullarsi per essa. Piuttosto significa amare se stessi ed il partner per amare il rapporto. Quando si forma una coppia infatti, due individui si “uniscono” ma al contrario di quanto si possa pensare non sono due che diventano uno bensì due che diventano tre. Mi spiego meglio. In una relazione ci sono i due partner e la relazione. Il rapporto si può considerare una terzo elemento che come i partner va rispettato, amato e coccolato. Coltivare un rapporto significa per prima cosa prendersi cura di se stessi, farsi conoscere dall’altra persona per ciò che si è veramente non per ciò che l’altro vorrebbe al suo fianco.

Attraverso la vera espressione di se stessi diventa così possibile costruire un rapporto  sincero dove i partner si “scelgono” più volte nel corso del tempo. Si scelgono anche per la loro diversità ed insieme costituiscono il terzo elemento: il rapporto di coppia dove si riesce a condividere ma anche ad avere la possibilità di rendersi autonomi e continuare a crescere.

images-9TROPPO VICINI

Esistono coppie che non riescono e non vogliono stare senza l’altro. Queste coppie dicono di avere le stesse idee, stessi pensieri e stessi interessi sempre. Gli spazi individuali si annullano, sempre io e te. Due individui che diventano uno. All’inizio questa simbiosi genera soddisfazione ma con il tempo può provocare un senso di disagio e scarsa fiducia in se stessi. I partner sono convinti di non poter stare senza l’altro e sovente di non essere in grado di prendere decisioni in autonomia o vivere eventi in maniera indipendente. Questo stato di fusione ricorda molto il rapporto che può intercorrere tra madre e bambino all’inizio dello sviluppo. Questa condizione protratta fino all’età adulta in riferimento ad un partner può non essere la migliore delle condizioni di vita.

TROPPO LONTANI

In questo tipo di coppia i partner non condividono molto delle loro vite facendo  attenzione ad evitare la sensazione di sentirsi sovrastati dal partner. Per questo motivo hobby, divertimenti, vacanze, amicizie sono vissute quasi sempre in modo indipendente. Gli interessi condivisi si limitano alle riunioni familiari e a ciò che è funzionale per la famiglia. Più che una coppia in questo caso i partner assomigliano a due estranei che saltuariamente permettono all’altro la presenza sia fisica che psichica. Ovviamente in una condizione del genere è difficile se non impossibile creare uno spazio condiviso. L’io ed il tu procedono separatamente non lasciando spazio al noi.

LA DIVERGENZA PER LA CONVERGENZA

download-1-5Ciò che sembra invece funzionale ad una coppia è l’equilibrio tra vita condivisa e vita individuale, gli interessi personali e di coppia dovrebbero nutrire i tre diversi elementi della coppia: io, tu e noi due. In questo trio è “concesso” e si ricerca un equilibrio tra condividere e dividere con consapevolezza da entrambe le parti.

In un rapporto d’amore basato su una scelta libera e matura ciascun partner deve avere la possibilità di divergere temporaneamente dall’altro.

Ogni essere umano ha bisogno di ossigeno per vivere. Allo stesso modo un rapporto di coppia ha bisogno di libertà. Amarsi non significa vivere in simbiosi, bensì significa esprimersi, donarsi all’altro. La propria individualità può trovare una modalità di espressione anche nella divergenza. Divergere può significare avere un proprio spazio, una propria vita che si unisce ad un’altra mantenendo la propria individualità. Interessi diversi, hobby, amicizie possono essere il mezzo per staccare da tutto quello che è quotidianità e che rischia di diventare abitudine.

In questo clima di libertà è possibile nutrire il rapporto creando anche momenti di condivisione come in una “danza dove due corpi  che si muovono autonomamente riescono a creare un movimento comune”.

Cara Alice credo che nella sua situazione possa essere utile parlare con suo marito in tutta sincerità per spiegare che a lei farebbe piacere fare qualcosa in modo autonomo. Questo non significa amare di meno suo marito, piuttosto significa amare anche se stessi. In questo gesto d’amore e di coraggio le si potrebbe aprire un mondo fatto di serenità e leggerezza. Di questo suo nuovo assetto potrebbe trarre giovamento anche suo marito. L’assenza (anche solo per una sera) spesso stimola il desiderio di essere con l’ altro, ricavare momenti per se stessi ferma il tempo. Spinge a non pensare alle difficoltà della vita quotidiana e la mente trova sollievo in questo.

Quando si confonde l’amore con il desiderio

passione-di-teCi son persone, soprattutto coloro che si innamorano con molta facilità, che tendono a confondere l’amore con il desiderio. Il desiderio di stare accanto a qualcuno può essere definibile come un impulso che compare rapidamente nel momento in cui si vede e si conosce una persona. E’ quello che può essere definito nel linguaggio comune “amore a prima vista”. Al contrario, l’amore compare più tardi, quando si conosce più a fondo quella persona, quando si condividono momenti ed esperienze e si trascorre insieme molto tempo. E’ pericoloso, pertanto, confondere il desiderio con l’amore, poiché questo significherebbe innamorarsi di una persona che realmente non si conosce, innamorarsi di una fantasia, di un prototipo di persona che esiste nel proprio immaginario ma non nella realtà. Pertanto diventa importante differenziare desiderio e amore e tener presente che il vero innamoramento ha le sue fondamenta nella conoscenza reale dell’altra persona, processo che richiede tempo.

E’ da osservare, con in molti sanno, che in una relazione di coppia il desiderio o passione dei primi periodi tendono ad attenuarsi con il tempo, ma al contempo il legame con l’altra persona s’intensiva e diviene man mano più profondo. Alcuni partner iniziano a sentir tale mancanza dopo il trascorrere dei primi mesi nella relazione e tendono a volgere l’attenzione verso altri possibili partner. In tali casi è facile comprendere che non è possibile avere tutto, per cui ci si trova a vivere una fase di empasse dove risulta essere indispensabile fare una scelta in base alle proprie esigenze e volontà. Tale scelta però spesso risulta ardua e difficile da attuare poichè sorgono dubbi su quale potrebbe essere la soluzione migliore da attuare per la nostra felicità. Per farlo però è necessario tener chiaro ed inquadrare quello che realmente vogliamo e non quello è giusto fare o volere. In sostanza dovremmo fermarci ad ascoltare i nostri bisogni e chiederci se desideriamo aver una relazione duratura (che può anche comportare perdita di passione nel tempo) oppure avere diverse relazioni basate sulla passione che durano solo brevi periodi di tempo.

Naturalmente le coppie che funzionano bene riescono a tener saldi sia la relazione nel tempo sia il desiderio. Però per realizzare questo è fondamentale dedicarsi nella costruzione e crescita del rapporto di coppia ponendo importanza a mantener la passione viva, usare l’immaginazione, non cadere nella routine, creare un clima di gioco, ecc. Ovvero mantenere la passione viva, ad esempio, richiede che entrambi i partner siano attivi nella vita di coppia senza sperare che senza far nulla ed in maniera passiva la passione possa durare per sempre senza far nulla per mantenerla viva.

Piccoli suggerimenti per rendere il rapporto di coppia solido mantenendo vivi desiderio e passione

Fondamentale è dedicarsi alla propria vita. Se io ho una vita piena e soddisfacente, ad esempio nella mia attività lavorativa e nelle mie relazioni, io mi sentirò solido abbastanza a tal punto che se incontro un possibile partner sarà maggiore la mia consapevolezza di identificare un desiderio come tale  e non confonderlo con l’amore. Solo successivamente attraverso la conoscenza dell’altra persona posso rendermi conto se quel desiderio si trasforma in amore oppure no e, quindi, scegliere che tipo di relazione voglio avere con l’altra persona.

In sostanza sono due le cose fondamentali da prendere in considerazione per rendere la propria vita più solida:

  1. La soddisfazione nel lavoro o in un’attività che ci gratifica in base alle nostre passioni (seppur non remunerata). Ciò ci permette di concentrare parte del nostro tempo a qualcosa che ci piace, ci interessa, ci gratifica e di stare in contatto con persone che probabilmente condividono con noi gli stessi interessi.
  2. La soddisfazione nelle relazioni. Quando parlo di relazioni non mi riferisco specificatamente alle relazioni di coppia, ma bensì alle relazioni d’amicizia. Sentirci vicini agli altri, sentirci amati, apprezzati, trovare negli altri un punto di riferimento ci permette di sentirci più solidi, con radici salde nel suolo della nostra esistenza. Ciò è diverso dall’investire completamente i propri sentimenti in un’unica relazione con il partner rischiando di mettere in atto meccanismi di dipendenza affettiva nei confronti dell’altra persona.

Concludendo per non confondere l’amore con il desiderio rischiando di rimanere delusi dalle relazioni in corso, è necessario ed indispensabile osservare quelli che sono i propri bisogni e le proprie necessità e costruire una vita solida individuale, dove la nostra felicità non dipende dall’altro poichè siamo già felici di per sè per poi condividere tale felicità e benessere con una persona con cui si ha piacere a trascorrere tempo per conoscerla e chissà…..anche amarla!!!!

Dott.ssa Ilaria Rizzo

Superare la fine di una relazione d’amore

relazione1La fine di una relazione, sia essa di parentela,amore o amicizia, rappresenta un cambiamento forte nella vita dell’individuo. Ci si trova a dover accettare che la propria vita sia senza la persona che amiamo o a cui siamo profondamente affezionati provando a contare sulle nostre forze. Si tratta di un vero e proprio lutto con la differenza che mentre in un lutto ci si trova ad accettare che l’altra persona non ci sia più portandoci con noi un bel ricordo di lei, nella fine di una relazione d’amore il dolore della perdita si aggiunge all’immagine dell’altro che non ha più bisogno di noi e che sceglie che la sua felicità sia senza averci al suo fianco.

I sintomi che ricorrono maggiormente quando una storia d’amore finisce senza la nostra piena volontà possono essere acuti o cronici. Tra i sintomi acuti, che compaiono maggiormente quando la perdita è a da poco avvenuta, troviamo senso di smarrimento, crisi esistenziale con negazione del senso di esistenza, appiattimento della vita, un senso di mancanza struggente della persona perduta. Tra i principali sintomi cronici, quelli che perdurano nel tempo nei casi in cui la fine della relazione non viene pienamente elaborata, ci sono un forte senso di rabbia legata alla sensazione di essere vittima di tale sofferenza dove l’altro è il carnefice, oppure la svalorizzazione del sè del non essere stati in grado di mantenere in piedi il rapporto di coppia ormai concluso, connesso a stati di depressione.

Una non efficace elaborazione della fine di una relazione d’amore conduce ad una sintomatologia cronica che può ripercuotersi sulle relazioni successive. L’individuo pertanto manifesta comportamenti che rilevano sensazioni quali paura e rabbia che derivano dall’episodio doloroso del passato e che minano la relazione presente al punto tale da renderla instabile. Ciò potrebbe comportare la fine della nuova relazione entrando così in una sorta di circolo vizioso dove diventa difficile favorire stabilità nella coppia.

relazione letteraA partire da quanto detto sopra, il presente articolo vi propone una tecnica attraverso cui favorire un sano processo di elaborazione della fine di una relazione. Tutto quello che dovete fare è scrivere una lettera alla persona amata che non corrisponde il vostro amore sviluppando i punti che ora vi indicherò. Tenete a mente due cose. Innanzitutto sentitevi liberi di scrivere ciò che volete (nessuno, eccetto voi, leggerà questa lettera). Inoltre vi suggerisco di non scrivere la lettera tutta di getto ma di passare al punto successivo solo quando sentite di aver esaurito completamente il punto che state sviluppando. Iniziamo.

Caro/a (nome),

ti scrivo questa lettera perchè ho bisogno di dirti alcune cose:

Punto 1:  Sono arrabbiato/a con te per quella volta che…. (indicare un episodio per cui si è arrabbiati con l’altra persona)

Quindi continuare, utilizzando quest’espressione, ad elencare tutti gli episodi per cui si è arrabbiati con l’altro.

La lettera avrà questa forma:

Sono arrabbiato/a con te per quella volta che…. (episodio 1)

Sono arrabbiato/a con te per quella volta che…. (episodio 2)

Sono arrabbiato/a con te per quella volta che…. (episodio 3)

……….e così via.

E’ possibile per ogni episodio elencato esprimere tutte le emozioni ad esso connesse. Sostanzialmente in questo primo punto lo scopo è quello di tirar fuori la propria rabbia nei confronti di momenti ed episodi vissuti con l’altro. Quindi si passa al secondo punto solo dopo aver sfogato tutta la propria rabbia.

Punto 2: Ma mi ricordo anche di quella volta che…(indicare un momento bello)

Quindi, come nel punto 1, elencare e rievocare tutti i momenti belli vissuti con l’altra persona. Una volta esaurito questo punto sarà possibile passare al successivo.

Punto 3: Grazie a te ho imparato (indicare tutte le qualità che abbiamo imparato tramite la relazione thanksrelazione con l’altro) come quella volta che… (indicare l’episodio che rievochiamo nel momento in cui pensiamo alla qualità appresa)

Es: Grazie a te ho imparato a non farmi condizionare dagli altri e fare ciò che sento come quella volta che non volevo andare al compleanno di T. e ho scelto di uscire con L.

Grazie a te ho imparato ad avere più fiducia in me stesso/a come quella volta quando ho detto al mio datore di lavoro come secondo me era necessario procedere

…………. (continuare fino a quando non sono state elencate tutte le qualità apprese dall’altro).

N.B. Non ci sono casi in cui non si è appreso nulla dall’altro. Relazionarci ad un’altra persona ci permette sempre di crescere e di apprendere insegnamenti nuovi. Se trovate difficoltà ad individuare cosa avete imparato dall’altro probabilmente non avete tirato fuori tutta la rabbia nei suoi confronti. In questo caso ritornate al Punto 1 e continuate a rievocare e sfogare tutti gli episodi di rabbia vissuti con l’altro e/o a causa dell’altro.

Punto 4: Le qualità che appreso da te (nominarle nuovamente) sono mie per sempre

Quello che è importante osservare in questo punto è come noi attraverso l’altro abbiamo imparato qualcosa che ora è nostro, appartiene a noi e fa parte del nostro bagaglio di qualità apprese di cui non siamo debitori a nessuno.

Punto 5: Per quello che è successo tra di noi io mi prendo la mia parte di responsabilità e lascio a te la tua parte di responsabilità

Osservare, individuare ed elencare in cosa si è responsabili di come la storia si è sviluppata e di cosa invece è l’altro responsabile.

Punto 6: Quello che ti ho dato te l’ho dato con il cuore, lo puoi tenere.

Lasciare che l’altro possa tenere ciò che gli abbiamo dato, proprio perchè fatto con il cuore, piuttosto che porsi nella posizione di creditori, nel senso di voler che l’altro ricambi in qualche modo le nostre attenzioni, i nostri gesti.

Punto 7: E’ arrivato il momento di salutarci, ma prima di farlo voglio augurarti buona fortuna. Addio. (nome del mittente).

the endE’ la fase del lasciar andare l’altro, dove la rabbia è stata sfogata, dove non si offuscano i momenti piacevoli vissuti con l’altro nè tantomeno ciò che l’altro ci ha insegnato, dove si realizza che siamo cresciti come persone grazie alla storia con l’altro e che la fine della relazione è legata ad una responsabilità reciproca.

Una volta terminata la lettera, la si porta in un posto importante per la coppia. Potrebbe ad esempio essere il posto in cui ci si è conosciuti e la si lascia lì.

Questa tecnica o procedura, come accennato sopra, rappresenta un buon modo per riuscire a riprendere in mano la propria vita creando un distacco, una separazione sani dall’altra persona. Spero pertanto che abbiate avuto modo di apprendere qualcosa di utile per venir fuori da un momento abbastanza doloroso e difficile da superare. Infine , mi farebbe piacere ricevere i vostri commenti per chi di voi utilizzerà la procedura sopraelencata.

Vi saluto suggerendovi altre letture utili sui temi della coppia e della famiglia:

PSICOTERAPIA DI COPPIA

PSICOTERAPIA FAMILIARE

MEDIAZIONE FAMILIARE

TRADIMENTO

SEPARAZIONE e FIGLI

DEPRESSIONE POST-PARTUM

Terapia di Coppia

Terapia di Coppia

Ogni coppia è formata da individui, con le proprie esigenze di crescita personale nei rapporti affettivi e nel sociale. La crescita di un partner può, non andare di pari passo con quella dell’altro e spesso occorre trovare nuovi equilibri che permettano di conciliare la fusione con l’altro nella coppia e la propria individualità, per riuscire ad essere insieme coppia e individui.

Può accadere che in alcuni momenti, la coppia faccia fatica a ridefinire il proprio rapporto in maniera evolutiva e che emergano difficoltà e incomprensioni che comportano forte malessere nei partner e richiedono un aiuto esterno per poter trovare nuovi obiettivi relazionali, consentendo la crescita della coppia e contemporaneamente l’evoluzione dei singoli membri.

La Terapia di coppia prevede una serie di incontri con i due partner in tutte le situazioni di conflittualità, nei momenti di difficoltà legati a cambiamenti contingenti nella vita della coppia ed è finalizzata a comprendere insieme come sia avvenuto che il contratto implicito che la coppia ha stabilito inizialmente possa essere andato in crisi fino a portare a situazioni di grande sofferenza, delusione reciproca, astio, rancori accumulati nel tempo.

L’ obiettivo della Terapia di Coppia non è semplicemente quello di tornare alla situazione precedente la crisi, piuttosto trovare insieme un equilibrio nuovo e una modalità più matura e consapevole di conoscersi, incontrarsi, condividere le qualità ed accettare le debolezze di entrambi. Un percorso di coppia offre alle persone la possibilità di comprendere le dinamiche relazionali e comunicazionali che caratterizzano la loro unione e che spesso sono alla base dei loro conflitti. Attraverso la Terapia di Coppia i due partner possono raggiungere un buon livello di conoscenza reciproca ed accedere a nuovi punti di vista per superare e gestire le situazioni di stallo ed aumentare la soddisfazione reciproca.

La Terapia di coppia si configura come possibile ricerca di una nuova e “diversa” storia, funzionale alla ridefinizione del rapporto, mediante salti temporali si propone alla coppia un viaggio a ritroso che scompagina i significati costruiti dalla coppia nel tempo. L’emergere di nuove narrazioni stimola spesso la disponibilità al dialogo, al sapersi ascoltare e quindi a potersi comunicare scambievolmente i propri bisogni, nel rispetto del punto di vista dell’altro. Riconoscere che i conflitti sono inevitabili, ma suscettibili di possibili e diverse soluzioni, aiuta, inoltre, le coppie a sviluppare una migliore disponibilità e capacità di condivisione.Continua a leggere

Contatta la dott.ssa Ilaria Rizzo al 340.2605452 per fissare un appuntamento in studio per iniziare il tuo percorso di Terapia di Coppia. Vedi in quali sedi riceve la dott.ssa Rizzo

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La Terapia di Coppia Online nasce come servizio rivolto a tutte quelle coppie che vivono situazioni di conflittualità o momenti di difficoltà legati a cambiamenti contingenti nella vita della coppia ed è finalizzata a comprendere insieme come sia avvenuto che il contratto implicito che i due partner hanno stabilito inizialmente possa essere andato in crisi fino a portare a situazioni di grande sofferenza, delusione reciproca, astio e rancori accumulati nel tempo…Continua a Leggere

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La Gelosia Patologica

Che cosa è la gelosia? Essenzialmente è “una risposta emotiva legata al pericolo di perdita e sottrazione del partner, che è connessa a reazioni di angoscia, rabbia e aggressività che hanno la funzione di proteggere la relazione stessa” (Bowlby, 1988). Si manifesta con gradi diversi di intensità dipendenti dallo stato della relazione fra i due partner: tanto più la relazione è vissuta come determinante per la sicurezza e l’integrità della persona tanto maggiore può essere l’intensità della reazione di gelosia…Continua a leggere

Il tradimento nella Coppia

Il tradimento è uno tra gli eventi che possono scuotere più drammaticamente la stabilità di una coppia.La parola stessa tradimento rimanda al concetto di “dare, consegnare, mettere in mano”. È quindi tradire ciò che ci era stato consegnato, per mettere in atto una consegna diversa, nelle mani di qualcun altro. È l’amore, la fiducia ed il progetto di coppia che, agli occhi di chi è stato tradito, viene consegnato ad una terza persona…Continua a leggere