I DANNI PSICOLOGICI DELLE CATASTROFI

Il normale svolgersi della vita a volte può essere sconvolto da eventi critici e catastrofici di varia natura e portata. In questi casi forti sensazioni, emozioni e stati d’animo mettono a dura prova il normale equilibrio psico-fisico delle persone coinvolte. Tra questi troviamo:

  • un disastro naturale (terremoti, alluvioni, tsunami ecc);
  • coinvolgimento in atti criminali, sia come vittima che come testimone diretto;
  • un ricovero ospedaliero improvviso e imprevisto;
  • la perdita improvvisa di una persona cara;
  • un incidente d’auto;
  • violenza fisica e/o sessuale;
  • scenari di guerra (per i militari).

Chi è stato protagonista di uno di questi eventi  può aver subito sensazioni di morte o di minaccia dell’integrità fisica che riguardano personalmente lui o persone care. Questa situazione porta sempre con sé il rischio di una ferita psichica che nel tempo può risultare altrettanto grave e profonda di una ferita fisica. Gli elementi che caratterizzano una catastrofe e che ne determinano in larga parte il fortissimo impatto psicologico hanno a che fare con l’imprevedibilità e con la gravità dell’evento. Il carattere improvviso, imprevedibile e drammatico di tali eventi colpisce fortemente la sicurezza psichica delle vittime, la fiducia o meglio il bisogno di contare su un mondo costantemente stabile e prevedibile. Questo comporta un generale senso di disorientamento che mette a dura prova l’equilibrio psichico.

ANSIA DA CATASTROFE

ansiaSi può parlare di una vera ansia da catastrofe che impedisce la gestione delle attività quotidiane. Tutto diventa estremamente complesso e vissuto con pesante angoscia. Può accadere che le persone non si rendano conto di ciò che è successo, non sappiano immaginarsi il futuro, temano per la sorte di parenti, amici o conoscenti e vivano in un continuo stato di allarme. Questa ansia, che spesso accompagna i vissuti individuali, può trasformarsi in ansia anticipatoria, che mette in condizione di sospensione e addirittura di difesa da qualcosa che sta per accadere. La quotidianità viene vissuta come qualcosa di precario, appeso a un filo.
La paura può investire tutte le aree della propria vita, ma anche quelle dei propri cari, dei figli, dei coniugi, dei genitori, giungendo a far mettere in atto comportamenti preventivi per proteggere se stessi e chi vive accanto. La sensazione di pericolo invade la persona facendola vivere in continuo stato di allarme.

Le condizioni di forti e drammatici cambiamenti richiedono altrettanto forti e veloci adattamenti. Gli stili di risposta delle persone, funzionali o disfunzionali che siano, possono essere molteplici. Nella maggioranza dei casi anche se non si hanno gravi conseguenze si può sperimentare un forte disagio emotivo che può coinvolgere stati di:

  • Apatia: costituisce il blocco delle sensazioni. Insorge quando si prende coscienza della gravità della situazione. Si evita di pensare o di parlare dell’evento traumatico e ciò può essere interpretato, erroneamente, come segnale di forza d’animo o di insensibilità.
  • Paura: si caratterizza dal timore di subire altri danni, preoccupazione per la sorte dei familiari, timore di essere lasciati soli, di dover lasciare i propri cari, di non farcela a superare il momento difficile, timore che il disastro si ripeta.
  • Tristezza e dolore: causati dalla morte di persone care o conosciute, dalla vista dei feriti e dai danni provocati dall’evento.
  • Colpevolezza: Insorge alcuni giorni dopo l’evento. E’ causata dal senso di colpa di essere sopravvissuto al disastro, di non essere rimasto ferito, di aver salvato parte dei beni e persone care, dal rimpianto per le cose non fatte.
  • Vergogna: Insorge nella vittima nella fase immediatamente successiva all’emergenza. E’ causata dalla consapevolezza di essere sembrato indifeso, emozionalmente vulnerabile, irrazionale, bisognoso degli altri, per non essersi comportato come avrebbe desiderato. Questo sentimento è alimentato dalla sensazione di aver dedicato poca attenzione alle persone care che sono state ferite o sono scomparse.
  • Aggressività: Rabbia irrazionale per quello che è successo, per l’ingiustizia e l’insensatezza dell’avvenimento, dal rancore per chi ha causato il disastro o ha permesso che accadesse, per chi si è dimostrato inefficiente nel portare i soccorsi, per la presunta mancanza di comprensione degli altri.
  • Alternanza di stati d’animo: Nelle vittime di una catastrofe è molto frequente il passaggio repentino da uno stato di prostrazione, sfiducia e delusione, alla speranza quasi euforica, di futuri tempi migliori.
  • Iperattività mentale: Pensieri invadenti sull’evento e le sue conseguenze si alternano agli sforzi di evitarli. Questa iperattività mentale diventa la causa di forti tensioni psicologiche. Si rivive l’avvenimento ripetutamente (soprattutto nel sonno e nelle fasi di riposo in cui si è più rilassati) e ciò è faticoso per la psiche, anche se importante al fine di accettare l’evento.

Le reazioni si possono presentare immediatamente o successivamente al disastro, anche dopo mesi, in maniera blanda o più o meno intensa. I disagi psicologici indicati precedentemente possono essere accompagnati anche da una serie di disagi fisici quali: palpitazioni, tremori, difficoltà respiratorie, costrizioni alla gola ed al petto, nausea, diarrea, tensioni muscolari anche dolorose (ad esempio emicrania, dolori al collo e alla schiena, spasmi al ventre), irregolarità mestruali nelle donne.

Nei momenti in cui è faticoso o difficile mettere in atto adeguati processi di risposta o quando gli stress sono troppo prolungati possono emergere problematiche di tipo psicopatologico come:

  • attacchi di panico, depressione, disturbi ossessivi, reazioni psicotiche, etc.
  • molto frequente è la Sindrome Post-traumatica da Stress o PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Vediamola in dettaglio:

DISTURBO POST-TRAUMATICO DA STRESS (DPTS)

disturbo-post-traumatico-150x150Questo disturbo è caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico vissuto con sentimenti di terrore, impotenza e orrore. Tale evento può essere vissuto in vari modi:

  • la persona sperimenta nell’immaginazione il trauma subito. L’evento si può ripresentare anche periodicamente nei sogni e in allucinazioni.
  • Egli percepisce e sente ancora vivo il dolore fisico e psichico provato.
  • La vittima sperimenta un profondo disagio di fronte a fattori o situazioni che somigliano all’esperienza vissuta.
  • Viene messo in atto un meccanismo di evitamento dei luoghi o delle persone coinvolte nel tragico evento. E’ presente una tendenza ad evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo, o che sia riconducibile, all’esperienza traumatica (anche indirettamente o solo simbolicamente).
  • Si può avere difficoltà a ricordare l’ esperienza.
  • E’ presente un’affettività ridotta che porta ad adottare comportamenti indifferenti e distaccati nei confronti degli altri.
  • Insorgenza di sintomi depressivi con diminuzione d’interesse e piacere, di partecipazione alle attività e alle relazioni sociali.
  • Perdita di fiducia: si teme di non riuscire a realizzare i propri obiettivi come carriera, matrimonio ecc.
  • Forte aumento del livello di ansia e di tensione, irritabilità, incapacità di concentrarsi, ipervigilanza ed insonnia.

La letteratura dimostra che non tutte le persone esposte allo stesso evento traumatico reagiscono nella medesima maniera e solo una minoranza sviluppano un Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS). Alcune variabili sembrerebbero spesso presenti in pazienti affetti da DPTS: fattori genetici, familiarità, personalità, traumi pregressi, precedenti problemi comportamentali o psicologici, eventi di vita e, dopo l’episodio, supporto ricevuto ed altri traumi subiti. Per tutte le patologie, fisiche o psichiche, esistono infatti delle condizioni prevalentemente associate alla comparsa del disturbo, ma questo non ne comporta necessariamente il manifestarsi.

LO PSICOTERAPEUTA PUÒ…

trauma.jpgQualsiasi intervento psicoterapeutico sarà più efficace quanto più sarà tempestivo. In queste situazioni il lavoro dello psicoterapeuta mira a:

  • prevenire ulteriori danni fisici e psicologici fornendo sostegno emotivo;
  • operare un lavoro di ricostruzione e rielaborazione dell’evento traumatico;
  • aiutare ad attenuare la risposta sintomatologica;
  • promuovere un ritorno più veloce e completo al benessere psico-fisico precedenti all’incidente;
  • rafforzare, ove possibile, l’aspettativa di una soluzione positiva della vicenda;
  • nel caso di diagnosi di PTSD, aiutare il soggetto ad uscire da questo disturbo.

L’intervento psicologico e psicoterapeutico si rivolge sia alle persone colpite da una catastrofe, da un lutto, da un trauma, sia ai soccorritori, cioè alle persone che intervengono per prime e che, assieme ai traumatizzati, sperimentano sentimenti di impotenza, angoscia, ansia, disperazione. Il rischio che il soccorritore sia emotivamente coinvolto nelle esperienze traumatiche delle persone che soccorre deve essere tenuto in seria considerazione. Contenuti psichici negativi inibiti durante la fase di azione trovano poi la forza di riemergere e manifestarsi nella fase del rilassamento.

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Le diverse forme d’Ansia

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Conoscere gli Attacchi di Panico

Le diverse forme dell’Ansia – Una Rassegna di Articoli

Solitamente i Disturbi d’Ansia si manifestano sotto forma di tachicardia, sudorazione improvvisa, tremore, vampate di calore o brividi, sensazione di soffocamento o asfissia, dolore o sensazione di peso al petto, nausea, paura di morire o di impazzire…Continua a leggere

I Disturbi d’Ansia possono comparire attraverso forme diverse. Ad esempio c’è chi sperimenta ansia nel prendere un aereo o nel trovarsi bloccato in luoghi troppo chiusi (es. in ascensore), chi vive uno stato ansiogeno nel trovarsi in luoghi affollati o aperti o ancora chi si sente particolarmente terrorizzato al sol pensiero di essere sottoposto ad un’iniezione, ecc….Continua a leggere

L’articolo spiega quelle che sono le regole principali dei meccanismi ansiosi per poter trarre da queste regole degli strumenti utili per gestire l’ansia e gli attacchi di panico e per cambiare il proprio rapporto fin da oggi con l’ansia…Continua a leggere

Gli Attacchi di Panico  possono essere definiti come episodi caratterizzati da sintomi quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore…Continua a leggere

Parliamo di Fobia in tutti quei casi in cui situazioni o stimoli specifici innescano all’interno dell’individuo sensazioni di paura incontrollabile. Chiunque abbia una fobia per qualcosa (ad esempio i ragni, gli ascensori, ecc), in presenza dell’oggetto della propria fobia, sperimenta sensazioni quali tachicardia, respirazione accelerata, tensione muscolare, impulso a scappare/fuggireContinua a leggere

Caratteristica di tale disturbo è la presenza di ossessioni e compulsioni che occupano un tempo significativo della giornata dell’individuo interferendo con il suo svolgersi regolare di attività del quotidiano quali lavoro, studio, vita familiare, di coppia e relazionale, cura della casa o della propria persona….Continua a leggere

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress è caratterizzato dalla presenza di sensazioni quali orrore, paura ed impotenza sviluppati a seguito di  un evento traumatico violento ed inaspettato. Tale evento può riguardare direttamente la persona che  successivamente svilupperà il disturbo oppure persone a lei vicine a cui è affettivamente  legata...Continua a leggere

Il Disturbo Acuto da Stress rappresenta l’anticamera del Disturbo Post-Traumatico da Stress. I sintomi principali sono rappresentati da ansia acuta, distacco, sensazione di confusione e smarrimento, assenza di reattività emozionale, derealizzazione, depersonalizzazione e sono causati dall’esposizione ad un evento traumatico…Continua a leggere

Il Disturbo d’Ansia Generalizzato rappresenta un disturbo caratterizzato dalla presenza di uno stato ansioso cronico, persistente, inabilitante. Coloro che soffrono di Disturbo d’Ansia Generalizzato si preoccupano generalmente di questioni legate al quotidiano come le responsabilità lavorative, i problemi economici, la salute o la possibilità di disgrazie per i propri familiari, le faccende domestiche, poter far tardi ad un appuntamento, ecc…Continua a leggere

La paura di volare  (o aviofobia) è una delle fobie più comuni. Un individuo su dieci possiede tale fobia e sceglie di evitare di volare al fine di non sperimentare sensazioni di ansia e paura. La preoccupazione maggiore potrebbe apparentemente sembrare il timore che l’aereo possa cadere (in alcuni casi presente)…Continua a leggere

Paura di guidare: il racconto di Roberta

paura di guidare.jpgSalve, mi chiamo Roberta ed ho 34 anni, vivo in una città del sud Italia, sono mamma di un bimbo di due anni e vivo con il mio compagno da poco più di due anni.

Le scrivo perché vorrei avere un consiglio su come risolvere un problema che mi affligge da circa 10 anni.

Mi rivolgo a lei solo ora perché dopo la nascita di mio figlio il problema è diventato insostenibile, ha investito molte sfere della mia vita e mi limita nello svolgimento delle mie attività quotidiane.

Il problema è che non riesco a guidare stando sola in macchina su lunghi percorsi al di fuori del centro cittadino come autostrade, tangenziali ecc.

In particolare ciò che mi blocca maggiormente è la paura di sentirmi male e di non ricevere aiuto da nessuno essendo sola.

Nel centro cittadino riesco a controllare la mia paura perché so che in qualunque momento potrei scendere dall’auto per riprendere fiato o chiedere aiuto, ovviamente questo su strade a percorrenza veloce mi sembra impossibile.

Da quando è nato il bambino, il problema si è acuito perché quando lui è in auto mi sento la responsabilità addosso, e penso “se io ho un malore a lui chi ci pensa?”.

La paura si manifesta con tachicardia, tremore, bocca secca, inoltre guardandomi allo specchio e vedendomi pallida ho la conferma di stare male, da lì tutto si accentua come in un circolo vizioso.

Sento che la paura è sempre presente dentro di me ma non sempre sfocia in questi episodi che mi hanno detto chiamarsi “attacchi di panico”, a volte riesco a gestirli a volte no.

Gli attacchi durano qualche minuto, ma per tutta la giornata mi sento debole, spossata e psicologicamente a terra.

Ad un certo punto ho iniziato ad evitare le strade già percorse dove mi ero sentita male e a farne altre. Alcuni luoghi mi davano sicurezza altri no.

Mi accade di avere paura anche in casa, in particolare nella mia casa dove sono successi  vari episodi.

La cosa che mi dispiace molto è anche che le persone intorno a me mi vedono soffrire e mi sento giudicata, non compresa, in particolare mio padre ed il mio compagno sottovalutano il mio disagio e non cercano in nessun modo di mettersi nei miei panni, invece mia madre e mia sorella cercano almeno di comprendere e si mostrano disponibili ad aiutarmi.

Io per 8 anni ho vissuto evitando il problema, ma ora ho molti sensi di colpa verso mio figlio, mi sento una cattiva madre perché mi rendo conto di non riuscire a godermi i momenti con lui, non riesco mai ad essere spensierata.

A volte l’ho messo a dormire nel passeggino per avere la via di fuga facile.paura di guidare2.jpg

In particolare una volta mentre lo cambiavo mi si è accesa la lampadina che mi stesse arrivando l’attacco, sono andata a suonare al vicino con il bimbo senza pannolino avvolto nel plaid, il vicino non mi ha risposto ma io mi sono calmata.

Se sono a casa ho molta paura che mi accada di sentirmi male, mi sento chiusa,  mentre se io esco con lui a passeggio non mi succede, non ci penso proprio, sono felice.

Spesso mi accade di immaginare molto intensamente di sentirmi male, e come per magia poi accade veramente ed in maniera molto forte.

Vorrei se fosse possibile avere una spiegazione di ciò che mi accade e cercare di capire come risolverlo.

Grazie

Cara Roberta, la ringrazio per avermi contattato.

Dalla sua lettera mi sembra di capire che la sua paura la condiziona da tanti anni ed è diventata davvero invalidante per la sua vita, il non potersi spostare serenamente come lei ha descritto, le comporta uno stato di continua sfiducia, ansia e perdita di autonomia e libertà.

Limitandosi negli spostamenti  si preclude la possibilità di svago, di rapporti sociali. La difficoltà a guidare da sola, nel suo caso, è fonte di una continua dipendenza da altre persone e questo ha una ricaduta negativa sulla sua autostima, che genera un circolo vizioso: non guidando si sente limitata e “perdente”, e questo deterioramento dell’immagine di sé la porta a sentirsi ulteriormente incapace e diversa dagli altri e quindi non in grado di condurre un veicolo.

Cercherò di aiutarla provando a spiegarle cosa le accade. Avere consapevolezza ed essere informati circa il proprio disagio infatti può essere l’ inizio della risoluzione del problema.

La paura di guidare viene definita come Amaxofobia,  ed a volte, si manifesta associata ad un disturbo d’ansia, nel suo caso attacchi di panico.

Questo disagio coinvolge uomini e donne di qualsiasi fascia d’età, può manifestarsi con vari sintomi di diversa intensità da una leggera agitazione fino ad arrivare alla sintomatologia legata all’attacco di panico che comprende: tachicardia, tremore, iperattività, vertigini, sensazione di testa vuota o di irrealtà, nausea.

A volte è possibile che la paura si manifesti  nel momento dell’ingresso in auto, altre volte percorrendo particolari tratti di strada, o dopo essersi allontanati dal luogo familiare. Molto spesso invece la paura si manifesta attraverso pensieri fissi ed invadenti, rimuginazioni, immagini inerenti aspettative negative. Questo può causare uno stato di ansia anticipatoria dove si immagina vividamente cosa potrebbe accadere e scoraggiati dalle proprie “fantasie catastrofiche” ci si inibisce dall’affrontare la paura e si cercano strategie che possano “proteggere” dal mettersi al volante. Come ben descritto da lei Roberta, il comportamento di evitamento rientra in queste strategie ma risulta essere paradossale in quanto riduce gli effetti della paura ma innesca evitamenti di altro genere.

Paura evitata, paura incrementata (G. Nardone)

La paura di guidare racchiude una serie di sfaccettature molto diverse tra loro, quella di cui lei racconta è  la paura di guidare da sola, che potrebbe collegarsi  ad ansia da separazione mentre la paura di guidare in autostrada o su strade a scorrimento veloce potrebbe essere legata ad agorafobia (paura degli spazi aperti) intesa come paura di non trovare un riparo.

L’amaxofobia potrebbe presentarsi anche durante l’attraversamento di ponti, gallerie, traffico bloccato, collegandosi alla claustrofobia (paura degli spazi chiusi). In questo caso la paura potrebbe essere la manifestazione del non trovare una via di fuga e quindi della mancanza di controllo sull’ambiente circostante. Chi vive col terrore della guida a volte infatti è una persona che tende ad esercitare il controllo sulla maggior parte degli aspetti della vita: il lavoro, la casa, il partner, le vacanze, il cibo, ecc. L’impossibilità di prevedere gli eventi rende vulnerabili, insicuri ed ansiosi.

Le varie tipologie di paura sopra elencate sono legate ad una sensazione di pericolo per se stessi o per gli altri. Chi è schiavo di questa paura può provare timore nel mettersi alla guida per terrore di causare un incidente come conseguenza di uno svenimento o per un raptus di follia, oppure la possibilità di essere investiti, la necessità di dover abbandonare l’auto a causa di una crisi, l’incapacità di guidare in maniera corretta ed essere giudicato, lo smarrimento dovuto a strade non conosciute.

Tra le possibili cause di questo disagio ritroviamo: la dipendenza dall’ambiente di appartenenza e quindi conflitto tra dipendenza ed autonomia (con conseguente ansia da separazione), esperienze traumatiche accadute in macchina, pregiudizi culturali sulla capacità di guidare (in particolare per le donne), presenza di un Disturbo d’Ansia che include anche l’Amaxofobia, invecchiamento e depressione e presenza di rabbia e di pulsioni aggressive inconsce che potrebbero emergere durante la guida.

Per affrontare il problema il primo passo potrebbe essere quello di cominciare ad accettare la sua paura dandogli ascolto, in quanto penso che essa possa essere collegata al suo inconscio ed alla percezione che lei ha della sua vita.

Con l’aiuto di uno psicoterapeuta potrebbe cercare di scoprire quale messaggio la sua paura le vuole comunicare, quali sono le note dolenti da “ascoltare” per ritrovare l’armonia  e la serenità di cui tutti hanno diritto.

Temporeggiare aspettando che il problema si risolvi da solo è un ulteriore evitamento che in nessun modo le potrà giovare. Dieci anni di riflessione possono bastare. Lei che ne pensa?

Conoscere gli Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico, Come superare gli Attacchi di Panico, Gestire Attacchi di Panico

Gli Attacchi di Panico  possono essere definiti come episodi caratterizzati da sintomi quali palpitazioni, sudorazione improvvisa, tremore, sensazione di soffocamento, dolore al petto, nausea, vertigini, paura di morire o di impazzire, brividi o vampate di calore. La presenza di tali sintomi porta l’individuo a vivere in un costante stato di allarme e paura causato dalla preoccupazione che l’attacco di panico possa ricomparire. E’ facile quindi comprendere come diventi pressoché impossibile uscire di casa da soli, viaggiare in treno, autobus o guidare l’auto, stare in mezzo alla folla o in coda, e cosi via.

A questo punto, la strategia che l’individuo sceglie di usare è l’evitamento di tutte le situazioni potenzialmente ansiogene. Diviene quindi schiavo dei propri Attacchi di Panico. Spesso costringe tutti i familiari ad adattarsi di conseguenza, a non lasciarlo mai solo e ad accompagnarlo ovunque, con l’inevitabile senso di frustrazione che deriva dal fatto di essere “grande e grosso” ma dipendente dagli altri. Tale frustrazione può divenire anche causa della comparsa di sintomi depressivi.

La domanda che maggiormente ci si pone è come gli Attacchi di Panico si generino? La spiegazione risiede nel nostro funzionamento cerebrale. Quando abbiamo un attacco di panico nel nostro cervello si attiva erroneamente un apparato deputato a rispondere ai pericoli. Delle aree che dovrebbero essere spente si accendono per errore e ci segnalano una situazione di pericolo che in realtà non c’è. Per questo motivo ci spaventiamo così tanto e avvertiamo l’istinto di fuggire dalla situazione in cui ci troviamo.Nello specifico le due zone del cervello che in questo meccanismo sono coinvolte principalmente sono l’amigdala, deputata al riconoscimento delle emozioni, e

Attacchi di Panico

Attacchi di Panico

l’ippocampo, organo coinvolto nella conservazione della memoria. Queste strutture all’interno del nostro cervello sono molto vicine tra loro. Pertanto, nel momento in cui nell’ippocampo riemerge il ricordo dell’attacco di panico (e della paura provata), sollecitato ad esempio da un luogo simile a quello della “prima volta”, l’amigdala, che è la sua vicina, entra di nuovo in allarme. Questo cortocircuito spiega il meccanismo della “paura della paura”, frequente nelle persone che vivono gli attacchi di panico.Questo è quello che avviene dal punto di vista neurologico ma cosa accade dal punto di vista psicologico? Ovvero quali sono le cause psicologiche scatenanti l’attacco di panico? Ovviamente non è possibile rintracciare un motivo unico per tutti. Ogni caso è a sé. E’ possibile però rintracciare degli elementi comuni nelle persone che soffrono di attacchi di panico. Ad esempio la presenza di eventi stressanti (es. un cambiamento nella propria vita, separazioni, lutti), difficoltà a tollerare le separazioni anche brevi dalle persone care, un conflitto interiore che non si riesce a comprendere, la mancanza di punti di riferimento interni o esterni.Per guarire dagli Attacchi di Panico la psicoterapia rappresenta un’ottima soluzione, a volte anche combinata ad un trattamento farmacologico. Attraverso la Psicoterapia l’individuo sarà guidato inizialmente nell’individuazione della causa che ha scatenato la presenza di tali sintomi per poi aiutarlo ad individuare nuove strategie di comportamento al fine di ripristinare un equilibrio ed un benessere psicologico.Di seguito alcune piccole tecniche utili in caso di presenza di attacco di panico:

  • Per quanto possibile provare a non opporsi all’attacco di panico. Può aiutare l’espressione “Lascia che sia”. Per cui l’individuo si vive l’attacco di panico prendendo consapevolezza che nel giro di pochi minuti sarà tutto passato. E’ importante portare la respirazione ad un ritmo lento.
  • Ingannare la mente: compiere un’azione semplice come disegnare o contare in modo tale che vengano attivate altre zone del cervello e la parte limbica, che sta producendo una risposta d’allarme, pian piano si disattiva.
  • Nei casi in cui si perde il controllo della situazione è prioritario il cercare di riprendere il contatto con la realtà utilizzando piccoli trucchi quali ripetere dentro di sé il giorno della settimana, l’ora, dove ci si sta recando, e concentrarsi sulle cose concrete da fare in quel momento, anche se inizialmente tutto questo può apparire difficile.

E’ importante precisare, però, che queste tecniche non sostituiscono in nessun modo un percorso di psicoterapia. Attraverso la psicoterapia, infatti, è possibile scoprire i motivi sottostanti al panico e risolvere definitivamente le problematiche ad esso connesse.

Fuori dal tunnel dell’Ansia: la storia di Mirella

Cari lettori, oggi vorrei presentarvi un’importante testimonianza di Mirella, una donna che ho seguito fino a qualche mese fa in un percorso volto al superamento di uno stato ansiogeno persistente legato alla presenza di attacchi di panico. Una volta terminata la terapia, durata tre mesi, le ho chiesto di metterla per iscritto sia per permettere a lei di dare una forma conclusiva all’esperienza fatta sia per poter favorire una condivisione dei suoi vissuti al pubblico in rete, condivisione probabilmente utile a tutti coloro che vivono l’ansia come paralizzante al proprio benessere.

Buona lettura a tutti!!!!

scrivere1“Ora desidero raccontarvi  la mia esperienza  come paziente presso uno studio di psicoterapia.

Mi chiamo Mirella, ho sessantacinque anni,sposata con quattro figli ed attualmente pensionata.Ho trascorso una vita apparentemente normale se non fossi stata accompagnata, per tutti questi anni, da un costante quanto crescente stato d’ansia che si trasformava in determinate occasioni in improvvisi ed ingestibili attacchi di panico. In particolar modo negli ultimi tempi mi sentivo attanagliata da una potente morsa che condizionava ogni istante della mia vita e rendeva impossibile la più semplice quotidianità. Evitavo ogni aspetto e forma di vita sociale ed i rapporti affettivi,avevo paura persino a guidare per l’eventualità di essere colta da un improvviso attacco di panico.Tachicardia, tremori, dolori al petto, sudorazioni, senso di soffocamento. Erano ormai compagni fedeli ed invadenti delle mie giornate!!!Il Solo posto che mi conferiva un po’ di tranquillità e sicurezza era rappresentato dalle mura domestiche ed il pensiero di uscire anche solo per entrare in un centro commerciale suscitava in me una terribile agitazione che nel momento culminante sfociava nella sensazione di progressiva perdita di controllo e quindi di morte imminente! Il medico curante, ripetutamente consultato, non faceva altro che prescrivermi ansiolitici e tranquillanti sempre più pesanti ma inefficaci!
Un giorno, dopo aver maturato la desolante convinzione di essermi infilata in un tunnel senza uscita e senza luce sono stata io stessa ad accendermi una speranza!!!
Consultando internet mi è balenata un’ inaspettata idea: “E se consultassi uno psicoterapeuta???”
Ho fissato un appuntamento con la dottoressa Ilaria Rizzo, anzi con Ilaria, cosi come semplicemente oggi la chiamo! Ho affrontato questo mio primo colloquio con il terrore negli occhi, il terrore di chi sta per affrontare un processo o una condanna a morte!!! Fortunatamente, mi sono ritrovata non in uno “studio medico ” ma in un ambiente rilassante tranquillo, un accogliente salotto in compagnia di un’ amica che non solo vuole ma sa anche come aiutarti.!!! Dopo un primo momento di comprensibile imbarazzo, mi sono trasformata in un fiume di parole, ricordi, emozioni, lacrime e rabbia, sotto lo sguardo attento e la voce pacata e rassicurante di Ilaria che raramente, ma incisivamente, interrompeva il mio sfogo! Forse era il momento che aspettavo da una vita, quello di essere ascoltata senza essere giudicata, era il momento di ricercare insieme sensazioni ed emozioni e di tutto ciò’ che avrebbe potuto scalfire la mia esistenza. Colloquio dopo colloquio, mi sono sempre più’ aperta raccontando episodi e momenti che tenevo gelosamente custoditi da tempo, arrivando ad un livello di confidenza che non avevo mai avuto con nessuno. Non dimenticherò mai la frase che un giorno lei mi pronunciò “IMPARA AD ASCOLTARTI!!!!”, frase che ha rappresentato la chiave di volta della mia guarigione. Lì per lì mi è sembrato un compito eccessivamente semplice perché credevo di saperlo fare, in realtà non mi ero mai ascoltata perché confondevo quello che desideravo io con quello che si aspettavano gli altri da me! Ho sempre ricercato affetto ed amore dalle persone a me care e per ottenerli ero disposta a compiacerle in tutto e per tutto, in pratica ho reso miei quelli che erano ideali altrui di moglie, mamma, figlia, amica, ecc! In altri termini io non ero più io, ero solo quello che gli altri volevano che io fossi! E cosi,giorno dopo giorno, mi sono costruita una pesante armatura che mi soffocava e nel contempo mi isolava, causandomi un progressivo senso di solitudine e di frustrazione! Ilaria ,in tutto questo lavoro di consapevolezza è stata semplicemente “MAGICA”!!! E non mi stancherò mai di ripeterlo, in poche parole è stata il mio “PIÙ POTENTE E INNOCUO ANSIOLITICO”!!!!!!!!
Ora sono serena, sto bene con me stessa e con gli altri, riesco ad assaporare i momenti belli della vita, la convivialità, la condivisione.Ho visto crescere la mia autostima e la capacita di esprimere emozioni e sentimenti,ho acquisito la consapevolezza dei miei diritti e dei miei spazi e la possibilità di conciliarli con quelli degli altri,senza offendere e senza prevaricare!!!. Mirella”.
Ringrazio di cuore Mirella per il contributo offerto. Personalmente ritengo che la condivisione di contenuti esperienziali e di vissuti emotivi sia la chiave d’acceso per favorire il cambiamento. Sono stata io personalmente a seguire Mirella e, come è facile comprendere, lei oggi mi ringrazia per lo stato di benessere acquisito. Ma non è questo lo scopo della mia/sua pubblicazione. Piuttosto ciò che desideriamo entrambe è mostrare a tutti voi come esistono delle strade, spesso evitate, quali la Psicoterapia, che possono realmente in tempi più o meno brevi favorire un ripresa della propria vita. Probabilmente ci saranno anche coloro che avranno fatto esperienze non positive con la Psicoterapia, ma ritengo non si possa fare di tutta l’erba un fascio. A volte nella vita si fanno anche esperienze negative e s’incontrano persone, che in quel momento della loro vita, non sono in grado di aiutarci. Allora l’unica strada percorribile, piuttosto che arrendersi e star fermi, è proprio quella di sperimentarsi in qualcosa di nuovo, in un incontro nuovo.
Spero che quest’articolo abbia suscitato interesse in voi e che possa aprire nuove strade a coloro che desiderano trovare una via d’uscita. Grazie per la lettura e soprattutto grazie a te Mirella, le tue parole son preziose, così come la tua vita.
Dott.ssa Ilaria Rizzo
Nota: Mirella è un nome di fantasia usato per tutelare la privacy della paziente.

LA GESTIONE DEGLI ATTACCHI DI PANICO (D.Araco)

“Ero in ufficio. Giornata ordinaria. Ho avvertito dei lievi crampi alla pancia. Ho pensato che fosse qualcosa che avevo mangiato ieri. Ma pian piano il cuore ha iniziato a battermi forte, all’impazzata, quasi volesse uscirmi fuori dal petto. Mi mancava l’aria anche se le finestre erano aperte. Sono rimasto lì, senza poter fare niente… la testa mi girava, mi sembrava di vederci doppio, un dolore al torace, la gola chiusa. “Sto per morire” mi sono detto, “eccoci! Un infarto come mio padre. Non mi rimane molto da vivere”. Mi è preso un malessere ingestibile, sono scappato fuori dalla stanza cercando aria. Un mio collega mi ha raggiunto e mi ha portato al pronto soccorso. Piano piano mi è passato. All’elettrocardiogramma è tutto normale. Mi hanno detto che non era niente. Ma vivo nel terrore costante che mi riaccada di nuovo…..”

Racconti come questi sono ormai all’ordine del giorno per uno psicoterapeuta. Si tratta degli ormai tristemente famosi “attacchi di panico”, ovvero quelle situazioni di ansia acuta e parossistica, intensa, in cui uno stato di paura ingestibile fa sentire la persona vulnerabile e influenza le risposte fisiologiche neurovegetative (palpitazioni, vertigini, sudorazione, ecc.) ed emotive instaurando un circolo vizioso che rafforza la convinzione che qualcosa di terribile potrebbe realmente accadere.

COSA E’ UN ATTACCO DI PANICO

“Attacco di panico” è una definizione ormai eccessivamente inflazionata. Per diagnosticarlo non basta provare una sensazione più o meno intensa di ansia, ma devono essere presenti sintomi neurovegetativi, psicosensoriali e disturbi cognitivi che insorgano improvvisamente e drammaticamente, a volte a ciel sereno, altre volte all’interno di un contesto di aspettativa ansiosa. La durata della crisi è breve, da pochi secondi fino al massimo un ora. La persona si trova a vivere un penoso senso di impotenza, di mancanza di controllo, di paura, di minaccia per la propria integrità fisica e/o psichica. Finito l’attacco di panico spesso residua una fase post-critica costituita da un periodo anche prolungato, in cui la persona si sente marcatamente astenica, con sensazione di “testa confusa”, con difficoltà a camminare e a tenere l’equilibrio, e sensazione di sbandamento, vertigini, derealizzazione (avere l’impressione di non riconoscere l’ambiente in cui si sta) e depersonalizzazione (avere l’impressione di non riconoscere se stessi e il proprio corpo).

IL PRIMO ATTACCO

Generalmente la persona durante il primo attacco di panico teme di avere un ictus, un attacco di cuore o un infarto, per cui si reca al pronto soccorso. Di solito i primi accertamenti fisici e strumentali come l’ECG risultano negativi e spesso sono sufficienti a rassicurarlo. Il primo attacco si associa però alla idea che si ripeterà ineluttabilmente. Le persone spesso riferiscono frasi del tipo: “da quel momento la mia vita è cambiata”, “dopo quella crisi non sono più stato lo stesso”. Emerge una forte ANSIA ANTICIPATORIA ovvero la persona vive nel timore che si ripresenti un attacco, trovandosi a volte in uno stato persistente di allerta e di minaccia della propria integrità, sia fisica che psichica. Il timore crescente che le crisi possano ripetersi comincia a pervadere l’intera vita del soggetto che diviene sempre più ansioso, teso, timoroso e in uno stato di continua apprensione ed ipervigilanza

COME SI MANIFESTA L’ATTACCO DI PANICO

I sintomi psichici dell’attacco sono rappresentati tipicamente da apprensione, paura, terrore, sensazione di morte imminente, timore di perdere il controllo sulle proprie idee e azioni. E’ spesso associato ad una serie di modificazioni del sistema neurovegetativo con dispnea, palpitazioni, dolore toracico, sensazioni di soffocamento, vertigini, parestesie, vampate di calore e brividi di freddo, sudorazione profusa e tremori. Il sistema nervoso autonomo viene iperstimolato provocando a volte nausea, bisogno di urinare o defecare, visione confusa ed estrema debolezza. I sintomi corporei, sono essenzialmente di tipo cardiorespiratorio (tachicardia, affanno, sensazione di difficoltà a respirare) o vestibolare (vertigini o sensazione di sbandare) per cui inizialmente il soggetto non riesce a considerarli come un effetto dell’ansia e consulta molti medici internisti, cardiologi, otorinolaringoiatri o servizi di emergenza. Solo successivamente, quando si struttura l’ansia anticipatoria, l’evitamento fobico (evitare tutte le situazioni in cui potrebbe ricapitare un attacco) e la demoralizzazione, la persona può trovare una sufficiente motivazione a considerare il suo malessere come collegato a qualcosa di psichico più che ad una malattia organica e a farsi visitare da uno psicoterapeuta.

COSA E’ L’AGORAFOBIA

Il termine “agorafobia” deriva dalla parola greca agorà che indicava la piazza del mercato. I pazienti agorafobici non sono spaventati soltanto da piazze e posti affollati, ma anche altri luoghi: gallerie, ascensori, autostrade, aerei, treni, autobus e tutte quelle situazioni in cui può risultare difficile fuggire o ricevere aiuto nel caso di una crisi improvvisa di paura. Queste persone sviluppano la “paura di avere paura” e quindi evitano una serie di luoghi o situazioni sperando di poter così controllare l’insorgenza di nuovi attacchi di panico. Le condotte di evitamento (delle situazioni pericolose) possono diventare così pervasive che alcune persone possono diventare completamente incapaci di uscire di casa o possono allontanarsi solo in compagnia di una persona rassicurante.

PERCHE’ VENGONO GLI ATTACCHI DI PANICO

Le persone ansiose tendono generalmente a vivere gli eventi esterni come pericoli potenziali. In particolare chi ha un disturbo di panico si sente spesso inerme e preda di un grave pericolo. Possiamo considerare gli uomini come animali territoriali (alla stregua di molte altre specie animali) per cui più sono vicini alla tana e in territori conosciuti e più si sentono sicuri, e al contrario più si allontanano verso territori ignoti e più si sentono insicuri. In quest’ottica gli attacchi di panico non appaiono come paure irrazionali ma piuttosto come l’esagerazione e la distorsione di una reazione istintiva a uno dei principali indizi naturali di aumentato pericolo (trovarsi in un territorio sconosciuto). Secondo l’approccio etologico quindi esisterebbe una soglia individuale agli attacchi di panico che potrebbe essere abbassata sia da stimoli farmacologici (lattato, CO2, caffeina) che psicologici (separazione, isolamento, ecc.) (Cassano et. Al, 2002)

CON QUALE MECCANISMO SI SCATENANO GLI ATTACCHI DI PANICO

Secondo alcuni autori (Klein 1993) gli attacchi di panico sarebbero innescati da un alterazione dei meccanismi fisiologici che regolano l’attività respiratoria. Ogni persona ha un sistema di controllo dell’asfissia (la mancanza d’aria) detto asfisiostato, (tipo l’allarme anti incendio) che è sensibile all’aumento dei livelli di anidride carbonica. Se la concentrazione di anidride carbonica dell’ambiente in cui stiamo cresce sopra una certa soglia il nostro allarme si aziona provocando una reazione ansiosa parossistica. Le persone che soffrono di disturbo di panico avrebbero l’asfisiostato iporegolato (ovvero l’allarme antincendio troppo sensibile che scatta anche con pochissimo o in assenza di fumo). Gli ambienti chiusi, affollati, dai quali risulti difficile allontanarsi rappresentano indizi potenziali di asfissia. Un altro meccanismo responsabile dell’insorgenza di alcuni sintomi dell’attacco di panico (come la sensazione di sbandamento o le parestesie, ovvero i brividi lungo il corpo) è l’iperventilazione. Nel momento in cui la persona sente che sta iniziando l’attacco, spesso si trova a respirare velocemente e superficialmente e ciò da luogo ad una condizione chiamata alcalosi respiratoria che acuisce le parestesie. La persona che percepisce questi nuovi sintomi di solito si spaventa, l’ansia aumenta e peggiora, l’organismo ha una risposta di allarme per cui la respirazione sarà ancora più accelerata inducendo un circolo vizioso.

COME SI CURANO GLI ATTACCHI DI PANICO Quando la persona con disturbo di panico arriva dallo psicoterapeuta di solito ha una lunga storia di fallimenti terapeutici; è disorientato dalle tante diagnosi ricevute e dalle molte interpretazioni attribuite ai suoi disturbi da parte dei numerosi specialisti che ha consultato, nel disperato tentativo di dare un “nome” alla sua malattia. Spesso manifesta la sensazione che il corpo non sia più suo, non più controllabile, che reagisce in modo inconsueto e soprattutto ingestibile, il che non fa che aumentare lo stato di paura. La prima cosa da fare è aiutare la persona a riorganizzarsi cognitivamente rispetto al proprio disturbo: spiegare che i sintomi che prova sono ben identificati in un quadro clinico conosciuto per cui esistono delle possibilità terapeutiche efficaci.

Il primo approccio può essere un INTERVENTO PSICOEDUCAZIONALE : si informa la persona, assicurandosi che abbia ben compreso, di cosa gli accade, ovvero cosa è il disturbo di panico, quale è il decorso, come si tratta, che esiste la possibilità di utilizzare eventuali farmaci efficaci nel controllo dei sintomi, in modo da ridurre l’ansia anticipatoria rassicurare il soggetto che può sentirsi protetto dalla disponibilità di un terapeuta “competente”.

Un altro passaggio importante è fornire alla persona qualche strumento per ridargli la sensazione di poter recuperare un parziale controllo sul proprio organismo insegnando una tecnica che permetta di gestire i sintomi: una volta illustrato come la respirazione veloce e superficiale aumenti eccessivamente il livello di ossigeno nel sangue provocando l’alcalosi respiratoria e quei fastidiosi sintomi come le parestesie (formicolii alle braccia) e la sensazione di testa vuota, è facile motivare la persona ad effettuare la respirazione diaframmatica, ovvero respiri lenti, profondi e con una pausa tra inspirazione ed espirazione da eseguire durante l’attacco in modo da interrompere questo circolo vizioso. Lo stesso scopo può essere raggiunto facendo respirare la persona in un sacchetto di carta in modo che ad ogni respiro introduca aria ”già respirata” e quindi più ricca di anidride carbonica e meno ossigeno, così da diminuire l’alcalosi. Sempre nell’ottica di permettere alla persona di acquisire strumenti per poter ritrovare un certo controllo sul proprio corpo può essere utile anche l’invio ad uno psichiatra per la prescrizione di un farmaco ansiolitico da utilizzare al bisogno. Ad alcuni soggetti basta avere il farmaco in tasca, senza doverlo assumere, per diminuire lo stato di ansia anticipatoria. Se il disturbo di panico è di entità più grave si rende invece necessaria la prescrizione di un farmaco antidepressivo (che da effetti dopo 3 settimane di assunzione) per un periodo di almeno 6 8 mesi. E’ importante chiarire che in queste fasi non conviene assumere alcool e bisogna evitare quelle attività che possano portare ad una deprivazione di sonno.

LA PSICOTERAPIA NEGLI ATTACCHI DI PANICO Quando una persona con attacchi di panico inizia un percorso di psicoterapia a volte accade che la motivazione (e la fretta) a cercare di stare meglio sia moltissima (visto che il disagio è grande) ma sia altrettanto difficile aiutarla a contattare la sua paura. O meglio la persona è talmente spaventata dalla sua paura (e dalla paura di provarla nuovamente) che non parla di altro senza riuscire a prenderne contatto effettivo. Nella mia esperienza all’inizio è decisamente difficile lavorare sul sintomo in sé, è difficile anche individuare un pericolo o una situazione scatenante. Spesso propongo alle persone un orizzonte in cui l’attacco di panico che (giustamente) le preoccupa è solo un meccanismo di allarme di un equilibrio nella loro vita che non è più soddisfacente e cerco di lavorare su problematiche che possono sembrare di secondaria importanza rispetto all’intensità del sintomo, ma che lentamente possono permettere alla persona di trovare un nuovo equilibrio nel proprio rapporto con il mondo e di sciogliere lentamente i nodi esistenziali da cui si sentono costrette, ingabbiate e incastrate.

CONCLUSIONI

Se è vero che non si muore di panico, è altrettanto vero che trovarsi da un momento all’altro in uno stato di ansia parossistica con la sensazione di morte imminente compromette moltissimo la qualità di vita. Soprattutto fino a quando la persona non ha inquadrato che si tratta di disturbo di panico, la paura di avere un problema organico che può manifestarsi da un momento all’altro senza la possibilità di controllarlo è veramente una situazione molto disagevole. E’ utile in questi casi superare i pregiudizi e rivolgersi allo psicoterapeuta per trovare insieme nuovi e più funzionali equilibri nel proprio percorso di vita e se serve allo psichiatra per ricevere una adeguata terapia psicofarmacologica.

Dott Daniele Araco – medico psichiatra e psicoterapeuta

Articolo pubblicato in INformazione Psicoterapia Counseling Fenomenologia (n.13) – Rivista dell’IGF (Istituto Gestalt Firenze)

Ansia Normale ed Ansia Patologica

ansia 3Ansia e paura sono reazioni emotive ubiquitarie, comuni a tutti gli esseri umani. L’importante ruolo funzionale che esse rivestono nello sviluppo di reazioni comportamentali armoniche e finalizzate è testimoniato dal loro effetto discriminante per la selezione naturale. Secondo una concezione evoluzionistica, infatti, «non è verosimile che le reazioni emozionali debbano essere così universali e importanti nel comportamento umano, se esse non avessero conservato funzioni adattive».

La paura ha lo scopo di porre l’organismo nella condizione migliore per affrontare il pericolo e per reagire ad esso con la fuga o con la lotta e tutti i membri appartenenti ad una stessa specie provano sensazioni di paura di fronte a stimoli simili che rappresentano una minaccia per la loro integrità e quindi per la loro esistenza. Le condotte difensive sono vitali per l’animale al pari del sistema cardiocircolatorio o riproduttivo e lo proteggono dalle minacce ambientali. La paura ed i comportamenti automatici di difesa verso alcuni stimoli ben definiti si consolidano nella specie come risposta predeterminata; questo rende ragione di come un contatto anche fugace con uno stimolo possa innescare prepotentemente reazioni di paura e di evitamento. Parimenti l’ansia può essere interpretata come una reazione preformata della specie, il cui significato adattivo va ricercato nell’evoluzione filogenetica. In questo senso, la diversa soglia all’ansia e alla paura avrebbe un substrato genetico-costituzionale.

La previsione di pericoli potenziali ha rivestito un importante significato adattivo anche per l’uomo del passato,ansia 1 costretto a vivere in ambienti ricchi di agguati e di pericoli. Paure oggi considerate disadattive perché sproporzionate alla minaccia reale, come le fobie di ragni, topi o serpenti, o ancora il timore suscitato nel bambino dall’estraneo, possono essere interpretate come modelli comportamentali residui, vantaggiosi per l’adattamento e per il benessere dell’uomo pretecnologico. La predisposizione a temere questi oggetti o situazioni sarebbe parte integrante del nostro patrimonio filogenetico, e ciò consentirebbe di spiegare come essi mostrino una maggiore capacità di scatenare reazioni ansiose ed evitamento, al contrario di pericoli tipici della vita moderna come automobili, elettricità ed armi da fuoco che, essendo più recenti, possono influire sul comportamento solo a livello di apprendimento. Secondo questa stessa prospettiva, le crisi di panico degli agorafobici ci richiamano alle reazioni di fuga degli animali e dell’uomo primitivo, indotte dalla lontananza dal proprio territorio, da ambienti familiari e dai propri conspecifici.

L’ansia può quindi configurarsi come un meccanismo innato di fronte a determinati pericoli attuali o potenziali, suscettibile di essere modificato dall’apprendimento in virtù dell’esposizione ripetuta del soggetto a stimoli spiacevoli o nocivi.

La somiglianza con le reazioni di fuga, di lotta dell’animale consente di rilevare tuttavia solo alcuni aspetti adattivi dell’esperienza ansiosa, che nell’uomo assume caratteristiche peculiari. Liddel a questo proposito afferma che «solo l’uomo può pianificare il futuro distante… può essere felice… ma può essere anche ansioso e preoccupato». Sherrington affermò che «così come la postura accompagna i movimenti come un’ombra,… l’ansia accompagna l’attività intellettuale come un’ombra e quanto più noi conosceremo la natura dell’ansia, tanto più sapremo sull’intelligenza».

Una delle conseguenze positive dell’ansia è infatti l’aumento della vigilanza nei confronti dei pericoli futuri; quanto maggiore è il livello di vigilanza tanto più facili risultano il condizionamento e l’apprendimento. Ecco che l’ansia finisce con l’influenzare indirettamente una funzione primariamente adattiva quale la capacità pianificatrice dell’uomo.

Secondo Liddel la capacità di pianificare il futuro e la soddisfazione per gli obiettivi raggiunti nel passato sono i mezzi attraverso i quali gli uomini costruiscono la cultura.

L’esperienza ansiosa e la capacità di operare scelte adeguate possono essere viste come le due facce della stessa medaglia ed è per questo che è corretto affermare che l’ansia accompagna l’attività intellettuale come la sua ombra.

ansia bambinoL’uomo prova sentimenti di ansia in condizioni fisiologiche legate a stadi particolari del proprio sviluppo. L’ansia di separazione o quella mostrata dal bambino di fronte all’estraneo, come pure l’ansia che si manifesta quando l’uomo si trova ad una svolta della propria esistenza, ne rappresentano un esempio. Essa può presentarsi in situazioni particolari di minaccia per l’integrità fisica o per eventi limitanti l’autonomia e le potenzialità dell’individuo che ne mettono quindi in pericolo il ruolo sociale. Fino a che il soggetto riesce a dominare questa emozione, mantenendosi aderente al reale e prospettando soluzioni valide per fronteggiare le minacce alla sua sicurezza fisica, sociale o economica, l’ansia può essere definita normale; grazie ad essa, le capacità prestazionali aumentano ed il soggetto riesce ad affermare la propria autonomia ed a realizzare un adattamento ottimale all’ambiente. È difficile tracciare il confine tra normalità e patologia delle manifestazioni ansiose.

In termini di adattamento possiamo considerare patologico tutto ciò che impedisce all’individuo di vivere in armonia con se stesso e con il proprio ambiente; l’ansia diviene patologica quando questi non riesce ad adeguarsi realisticamente a situazioni nuove ed impreviste, perdendo così il controllo sulle proprie emozioni e provando sentimenti di impotenza, associati ad elevati livelli di sofferenza.

Secondo Ey l’angoscia patologica si distingue da quella normale perché anacronistica, fantasmatica e stereotipa. Anacronistica in quanto fa rivivere situazioni passate e superate, fantasmatica perché determinata dalla rappresentazione di pericoli immaginari ed infine stereotipa in quanto ripetitiva e radicata nel carattere dell’individuo.

Nelle manifestazioni patologiche dell’ansia, compare un meccanismo paradossale che risulta al tempo stesso autoperpetuantesi ed autoinvalidante. Un individuo normale è in grado di valutare le conseguenze delle sue azioni e, sulla base delle sue riflessioni, intensifica i comportamenti da cui può ricavare vantaggi, abbandonando quelli dai quali non trae benefici. Nei disturbi d’ansia, paradossalmente, sono perpetuati, per lunghi periodi di tempo ed anche per tutta la vita, comportamenti disadattivi carichi di conseguenze negative; ciò nonostante l’individuo mantiene un corretto giudizio sull’irrazionalità delle proprie condotte.

L’ansia patologica diviene al contempo causa e conseguenza dell’organizzazione psicopatologica stessa. ansia 4Questo paradosso è rilevabile quotidianamente nell’esperienza clinica con pazienti ansiosi; la natura autoinvalidante dell’ansia patologica si rivela attraverso l’intensità, la persistenza e gli effetti scompaginanti che le sue manifestazioni determinano sul comportamento e sulla vita emotiva dei pazienti.

È difficile, alla luce dei progressi compiuti nel campo delle neuroscienze e della psicofarmacologia clinica, ipotizzare l’esistenza di un continuum tra ansia fisiologica ed ansia patologica. Le risposte emotive ed i comportamenti ad esse legati sembrano coinvolgere l’interazione di molteplici neurotrasmettitori e di differenti strutture cerebrali, parti di un sistema, o di un set di sistemi neuronali integrati e coordinati.

Nella maggior parte dei disturbi d’ansia esisterebbe una alterazione all’interno di questi sistemi che determinerebbe una maggiore “suscettibilità” a varie noxae patogene; i risultati degli studi genetici e di familiarità sembrano deporre in questo senso. La distinzione fra ansia normale e patologica sarebbe pertanto per alcuni aspetti categoriale e per altri dimensionale. Le manifestazioni cliniche d’ansia spesso appaiono, infatti, come l’integrazione di fenomeni estranei alla vita psicologica normale, categorialmente distinti da essa, e di aspetti dimensionali, in continuum con le risposte fisiologiche dell’organismo. Un esempio può essere rappresentato dal disturbo di panico dove le manifestazioni critiche rappresentano un aspetto categorialmente distinto dall’ansia fisiologica, mentre l’aspettativa ansiosa che essi generano può essere intesa come l’esagerazione di una risposta fisiologica di paura per il ripetersi degli attacchi.

Cassano, G.B., Pancheri, P., Pavan, L., Pazzagli, A., Ravizza, L., Rossi, R., Smeraldi, E. & Volterra, V.  (2002). Trattato di Psichiatria. Masson Editore

Esercizi per superare ansia e attacchi di panico

ansia capire

Esercizi per superare ansia e attacchi di panico

Scrivo quest’articolo per il desiderio di comunicare ai miei lettori alcuni esercizi per riuscire ad affrontare ansia e attacchi di panico.

Partiamo da due assunti di base:

1- L’ansia e gli attacchi di panico non compaiono senza motivo. L’emergere dei sintomi si lega sempre a qualcosa che è accaduto o sta accadendo nella nostra vita.

2- L’ansia e gli attacchi di panico sono un modo che abbiamo per comunicare il nostro disagio sia a noi stessi che alle persone a noi vicine.

Ma quale disagio?

Questa è la domanda che molte persone che soffrono di ansia e attacchi di panico si pongono. Solitamente per l’individuo è difficile individuare qual’è la causa che scatena questa reazione nel corpo. Di seguito elencherò dei piccoli esercizi che ognuno di voi potrà facilmente eseguire per provare ad individuare la causa della propria ansia e quindi iniziare a divenire consapevole che reagire in maniera diversa di fronte a determinate situazioni può far la differenza.

Prendete un quaderno dove appuntare tutto quello che succede prima, durante e dopo un attacco di ansia o di panico. Scriveteci sopra queste domande che vi suggerisco e rispondete. E’ importante che lo facciate per iscritto. Vi sarà utile nel tempo rileggere le risposte che avete dato.

Le domande sono:

  • Quali sono stati i sintomi e le sensazioni che ho provato durante l’attacco d’ansia o di panico?
  • Chi era con me?
  • Sono stato compreso oppure sono stato ignorato dagli altri? L’attacco quali vantaggi e svantaggi mi ha provocato in relazione ai miei desideri e alla mia relazione con gli altri?
  • Cosa è successo poco dopo? Cosa mi ha permesso di tranquillizzarmi?
  • Cosa è successo prima dell’attacco? Dove ero? Con chi ero? Cosa stava succedendo? Si è tutto svolto come volevo o qualcosa che desideravo non si è verificato?

Ciò che è importante è osservare cosa è accaduto prima dell’attacco di ansia o di panico, come l’attacco si è sviluppato e cosa è successo successivamente.scrivere

Ogni volta che avete un attacco riprendete la pagina del quaderno dove avete scritto queste domande e rispondete sempre per iscritto. Fatelo per tre o quattro volte, quindi rileggete tutto e osservate cosa scoprite.

Provate a ricordate la prima volta che avete vissuto un attacco di ansia o panico e provate nuovamente a rispondere alle domande sopraelencate. Effettuate nuovamente un confronto con ciò che avete scritto sugli attacchi più recenti. probabilmente scoprirete qualcosa.

A partire da questi semplici esercizi scoprirete qualcosa in più su ciò che scatena gli attacchi di ansia o panico, ma essere consapevoli non basta.

Faccio un esempio. Immaginiamo che io sia una persona che difficilmente accetta le critiche. Ogni volta che mi sento giudicata piuttosto che sfogare la mia rabbia la trattengo per paura della reazione dell’altro. La rabbia inespressa provoca un attacco di panico e probabilmente una maggior comprensione dell’altro o degli altri intorno a me per la critica ricevuta. Ora sapere che i miei attacchi di panico compaiono ogni volta che ricevo una critica o che mi trovo con quella persona che io ritengo giudicante nei miei confronti non basta.

L’attacco di panico è innescato dal mio comportamento mal-adattivo alla situazione che vivo e alle sensazioni che provo

Cosa fare?

E’ importare a questo punto interiorizzare dei modelli di comportamento diversi in relazione alle situazioni temute.

Ritorno all’esempio di prima. Una persona mi critica ed io sto zitta. Cosa posso fare di diverso? Come posso tirar fuori la mia rabbia?

immaginareChiudete gli occhi e ritornate a qualche minuto prima che l’attacco di ansia o panico si attivasse. Ricostruite mentalmente la scena e provate ad individuare quali bisogni non avete ascoltato. Quindi ora immaginate di riviverla con un finale diverso dove voi vi esprimete liberamente in base a ciò che sentite. Osservate cosa fate, qual’è la reazione dell’altro, come vi sentite dopo averlo fatto. State un pò in questa fantasia e provate ad immagine tutto ciò che avviene dopo aver tirato fuori ciò che trattenete.

Molto spesso è possibile immaginare lo sviluppo della scena con immagini che da un lato ci permettono di esprimerci ma in una modalità che non approviamo. A questo punto possiamo provare ad immaginare di nuovo la scena dandone un nuovo sviluppo a noi più comodo. Nel caso in cui non dovessimo riuscirci possiamo condividere la stessa scena con altre persone a noi vicine, possiamo chiedere a loro come avrebbero affrontato la stessa situazione e quindi prendere spunto.

Concludendo, sono due i passaggi fondamentali da individuare per superare ansia e attacchi di panico:

  1. Focalizzare quale nostro disagio l’attacco esprime;
  2. Cosa possiamo esprimerci nella vita per dar voce alle nostre emozioni ed ai nostri desideri

Spero abbiate trovato interessante ed utile questo articolo. Se così fosse potete liberamente condividerlo o ribloggarlo.

Di seguito vi propongo alcuni link utili ad altri miei articoli per approfondire la tematica inerente ansia e attacchi di panico:

Come i disturbi d’ansia si manifestano e cosa li origina

Classificazione dei Disturbi d’Ansia: le principali forme attraverso cui l’ansia si manifesta

Paura di Volare: aviofobia

Gestire l’Ansia

Gestire l'Ansia

Gestire l’Ansia e gli Attacchi di Panico: istruzioni per l’uso

L’articolo che vi presento nasce con l’intento di fornire alcuni preliminari strumenti su come gestire l’ansia e  gli attacchi di panico. Ho potuto osservare attraverso ricerche sul web che ci sono molti articoli incentrati sui temi dell’ansia e gli attacchi di panico, tutti per la maggior parte focalizzati sulla definizione di tali problematiche a partire dai sintomi fino ad arrivare alle conseguenze sociali ed affettive che tali sintomi provocano. Per cui non mi soffermerò a spiegare cosa sono ansia ed attacchi di panico (per chi volesse approfondire di seguito il link DISTURBI D’ANSIA).Quello che intendo far io attraverso la stesura di quest’articolo è spiegare quelle che sono le regole principali dei meccanismi ansiosi per poter trarre da queste regole degli strumenti utili per gestire l’ansia e gli attacchi di panico e per cambiare il proprio rapporto fin da oggi con l’ansia.

Al fine di rendere la spiegazione applicabile a livello concreto per ognuno di voi mi avvalgo di un esempio. Immaginate di essere a casa vostra e di trovarvi con un gruppo di amici discutendo sul da farsi per la serata. Le opzioni sono andare a mangiare qualcosa fuori oppure andare al cinema. Si tratta di una tranquilla situazione ordinaria ma iniziate a percepire dentro di voi uno stato di ansia e temete che improvvisamente possiate sentirvi ancora peggio. A questo punto vi ponete la domanda se è il caso di uscire o rimanere a casa. Prevale quella che si chiama la “Paura della Paura”, ovvero la paura che possiate sentirvi peggio.

A questo punto l’indicazione è di iniziare a ragionare come se foste voi l’Ansia. Continua a leggere

Per imparare a gestire l’ansia leggi anche Come i disturbi d’ansia si manifestano e cosa li origina

Chiedi aiuto alla dott.ssa Ilaria Rizzo per imparare a gestire l’ansia

Scopri quali sono i meccanismi attraverso cui è possibile gestire l’ansia

Ansia: sintomi, cause e trattamento

Le caratteristiche e la sintomatologia tipiche dell’ansia e degli stati ansiosi. La cause e l’origine dell’ansia. Il trattamento e la cura per l’ansia. Cosa fa la psicoterapia per la gestione e il superamento dell’ansia e dei disturbi d’ansia. Vediamolo nel dettaglio.

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Ansia: Sintomi, Cause e Trattamento

Ansia Normale o Ansia Patologica

Sperimentiamo la sensazione di ansia ogni volta che siamo preoccupati o spaventati. Se ci fermiamo a rifletterci su un attimo sarà semplice per noi individuare situazioni in cui abbiamo sperimentato l’ansia. Basti pensare ad una prova da affrontare (un compito in classe, un esame, un colloquio di lavoro) o il trovarsi a vivere situazioni nuove (desiderate o non) come il trasferimento in un’altra città o il cambiamento all’interno del proprio nucleo familiare (es. sposarsi o separarsi o ancora aspettare un bambino). Tutte queste situazioni e molte altre portano a vivere sensazioni di ansia, quell’ansia naturale e spontanea e  che permette  all’uomo di sopravvivere ed affrontare la vita. Ma ci sono molti altri casi dove ci si trova di fronte a dei veri e propri disturbi d’ansia, dove l’ansia si manifesta in maniera violenta ed eccessiva paralizzando l’individuo senza consentirgli il quotidiano svolgimento della giornata.

Ansia: i sintomi – Come l’ansia si manifesta

I principali sintomi con cui i Disturbi d’Ansia si manifestano sotto:

  • Tachicardia
  • Sudorazione improvvisa
  • Tremore
  • Vampate di calore o brividi
  • Sensazione di soffocamento o asfissia
  • Dolore o sensazione di peso al petto
  • Nausea
  • Paura di morire o di impazzire.

L’individuo di fronte alla presenza di tale sintomatologia rimane inerme, ha spesso difficoltà a comprenderne le cause e la paura che i sintomi possano riapparire all’improvviso gli impedisce di vivere la sua vita spontaneamente e tranquillamente. Questo fenomeno ha il nome di “Paura della Paura“.

Spesso ai comuni sintomi dell’ansia si possono accompagnare anche la comparsa di:

E’ facile quindi comprendere come nei casi in cui una persona soffra di Disturbo d’Ansia le scelte delle propria vita non saranno condizionate dalla propria volontà ma piuttosto dalla paura della presenza dello stato d’ansioso.

Vediamo un esempio

Mi piacerebbe andare al concerto dei Negramaro ma non ci vado perché solitamente in posti affollati mi prende l’ansia e sto male. Quindi preferisco evitare e rimango a casa”.

Come si può facilmente comprendere da questo esempio, la persona desidera frequentare luoghi affollati ma la paura che compaiano i sintomi d’ansia prevale a tal punto che decide di rimanere a casa. Si potrebbe quindi paragonare l’individuo ad un burattino mosso dal burattinaio dal mangiafuoco “Ansia”.

Ansia: le cause. Come si origina l’ansia.

Da quanto detto fin ora l’individuo diventa una vera e propria vittima dell’ansia, come se l’ansia rappresentasse un nemico nella sua vita. Ciò che invece risulta veramente difficile da comprendere è la vera natura dell’ansia.

Perchè si soffre d’ansia?

L’ansia, al contrario di ciò che si può immaginare, non rappresenta un nemico piuttosto rappresenta un amico o un alleato dell’individuo.

L’ansia non fa altro che avvisarci che quello che sta accadendo nella nostra vita in realtà non è ciò che desideriamo.

In sostanza è come se ci fosse un’incompatibilità tra ciò che desideriamo e ciò che accade o stiamo permettendo che accada.

Vi propongo un altro esempio raccontandovi il succo di un lavoro di psicoterapia di un mio paziente.

Enrico (nome di fantasia per il rispetto della privacy), uomo di 32 anni sposato con ottima posizione lavorativa, si rivolge a me per un problema legato all’ansia. Mi raccontava come per lui, ormai da molti anni, fosse difficile entrare in contatto con gli altri e come ogni volta che si trovava a contatto con qualcuno sperimentava i sintomi dell’ansia: sensazioni di tachicardia, sudorazione eccessiva e rossore sul volto. Nella terapia è emerso come questi sintomi comparissero  in maniera più marcata in situazioni in cui o era a lavoro oppure in pubblico con la moglie.

Ora è importante fare una piccola parentesi e specificare come la psicoterapia sia un percorso composto da piccole tappe dove ogni tappa rappresenta una scoperta per il paziente tra cui il divenir consapevole di bisogni repressi.

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Nell’arco delle sedute di psicoterapia svolte è emerso Enrico nella sua vita non avesse mai fatto scelte autonome per paura del giudizio degli altri ed in particolare per paura del giudizio dei propri genitori. Ad esempio aveva scelto di studiare all’università una facoltà che non gli interessava e successivamente svolgere un ruolo lavorativo indesiderato per ricevere riconoscimento ed approvazione dal padre. Nello stesso tempo aveva scelto di sposare una donna per rendere felici i suoi genitori nel vederlo sposato. In realtà lui avrebbe preferito dedicarsi ad una diversa attività lavorativa nella sua vita e non sentirsi legato e trattenuto in un rapporto di coppia ma piuttosto che fare ciò che desiderava si è forzato a far diventare il progetto dei suoi genitori (o meglio il progetto che credeva i genitori desiderassero per lui)  piuttosto che seguire le sue aspirazioni ed i suoi desideri. Credeva che così sarebbe stato felice ed invece è comparsa l’ansia, l’ansia che lo ha accompagnato per tanti anni fino a portarlo a chiedere un aiuto concreto. E’ importante osservare un aspetto di questo racconto ed esattamente il fatto che le maggiori manifestazioni dell’ansia erano presenti proprio in quegli ambiti della sua vita non condotti secondo la sua volontà: il lavoro e la relazione con la moglie.

A questo punto spero che sia più facile comprendere l’origine dei Disturbi d’Ansia.

La loro comparsa si lega al fatto che noi non ci ascoltiamo abbastanza, o in parole diverse diamo più ascolto alla nostra parte razionale (al dovere) piuttosto che stare in contatto con le nostre emozioni esprimendole.

Come quando ad esempio diciamo “Meglio mantenere la calma” quando in realtà vorremmo scoppiare, urlare o piangere.

Ansia: Cura e trattamento

A questo punto cosa fare quando si manifestano i sintomi dell’ansia? Come poter vincere l’ansia?  Esistono tecniche di rilassamento che permettono di apprendere delle modalità per gestire gli attacchi d’ansia così come cure farmacologiche che facilitano lo svolgimento della routine quotidiana per l’individuo ma che ahimè non risolvono il problema alla base, ma piuttosto lo arginano.

Per la cura ed il trattamento dell’ansia sono necessari:

L’Ascolto di Sé, inteso come l’ascolto delle proprie emozioni e dei propri bisogni (prova ad essere sincero con te stesso in base a ciò che senti)

La Rottura di vecchi schemi e la Sperimentazione-Costruzione di nuove modalità comportamentali attraverso cui gestire gli eventi in maniera più funzionale

E come si fa? Ecco a cosa serve la Psicoterapia o l’aiuto di uno esperto.

La Psicoterapia nei disturbi d’Ansia rappresenta uno strumento efficace che porta l’individuo a visualizzare quali sono i suoi bisogni repressi e, a partir da questo, a sviluppare nuove modalità comportamentali al fine di uscir fuori dai propri schemi per adottarne di nuovi più funzionali al proprio benessere.

Riprendendo il caso clinico di cui vi ho accennato prima, Enrico viveva intrappolato all’interno dello schema di non essere accettato dagli altri nel caso in cui non avesse assecondato le loro volontà. La psicoterapia gli ha permesso di:

  • Riconoscere le sue emozioni ed i suoi bisogni
  • Vedere la sua paura in faccia ed affrontarla
  • Usare lo spazio della psicoterapia come palestra per sperimentarsi e rinforzare nuove modalità comportamentali (quali quella di sentirsi libero di parlare e di esprimere ciò che sente agli altri, soprattutto al padre).

Risultato? L’ansia non ha avuto più bisogno di manifestarsi ed Enrico ha trovato la sua serenità.

Probabilmente ora per chi di voi ha letto la storia di Enrico sorgerà la domanda: E’ indispensabile una Psicoterapia? E’ necessario rivolgersi a qualcuno? Non posso riuscirci da solo? La mia risposta è che la Psicoterapia è una possibilità, la possibilità di confrontarti con uno specialista del settore attraverso cui focalizzare la reale problematica e lavorarci su. Nel caso di Enrico il problema non era l’ansia ma piuttosto la paura del giudizio altrui. L’ansia rappresentava solo la manifestazione del suo disagio.

Spero con quest’articolo di avervi fornito informazioni utili sui sintomi, cause e trattamento dell’ansia. Vi saluto fornendovi una piccola dritta. Se state soffrendo d’ansia chiedetevi:

  • Cosa non mi sta bene nella situazione che sto vivendo in questo momento?

  • Cosa non mi permette di star comodo?

  • Cosa voglio in realtà?

  • E cosa posso fare per ottenere ciò che voglio?

Rispondete a queste domande ed iniziate a dare ascolto e voce alla vostra ansia!!!

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                                                                       Dott.ssa Ilaria Rizzo