L’OMOSESSUALITÀ IN ADOLESCENZA

images-11L’omosessualità è un argomento sempre più presente nella nostra società e che fa molto discutere. Ma in quale fase della vita si prende consapevolezza del proprio orientamento sessuale? Spesso può accadere che questo avvenga durante la fase adolescenziale quando la costruzione dell’identità si fa più intensa e importante.

Indubbiamente occorre considerare le vistose trasformazioni che l’adolescente si trova ad affrontare. Queste comprendono cambiamenti di tipo psicologico in quanto il/la ragazzo/a inizia ad effettuare il processo di separazione dai genitori per affrontare la messa a punto della propria identità. Per l’adolescente questa è una ricerca incessante che spesso genera molta curiosità ma anche tanta confusione. I cambiamenti coinvolgono anche l’area del corpo con modificazioni dell’immagine corporea e della sessualità. La maggior parte dei ragazzi si orienta verso persone del sesso opposto al proprio, ma non sempre questo avviene e a volte è anticipato da un periodo in cui c’è confusione rispetto al proprio orientamento sessuale. Alcuni ragazzi iniziano a chiedersi se piacciono loro le ragazze o se si sentono attratti dai compagni dello stesso sesso, lo stesso vale per le ragazze.

Il vissuto dell’adolescente omosessuale

La consapevolezza del proprio modo di essere si sviluppa all’interno del nucleo familiare considerato come il primo nucleo sociale con cui ci si confronta. Spesso purtroppo sono proprio le famiglie a non accorgersi o a negare che il proprio figlio o figlia soffre, che non è sereno. La sessualità specialmente se di natura omosessuale diventa un argomento tabù che rimanda a qualcosa di malato, un problema che è meglio tacere. Ed è proprio attraverso il silenzio degli adulti significativi che gli adolescenti omosessuali imparano a nascondere una parte fondante di sè. Imparano a controllare costantemente i propri comportamenti, falsificando o cambiando (magari solo in pubblico) tutto ciò che potrebbe rivelare la loro identità. La paura del rifiuto fa sì che molte persone omosessuali si ritirino in se stesse o in piccole comunità dove possono esprimersi.

Se il contesto trasmette rappresentazioni negative sull’omosessualità l’adolescente assorbe questi significati e si confronta con un vissuto di diversità non solo dai coetanei e dagli adulti ma da ciò che è considerato “normale e naturale”. Questo ovviamente fa dubitare l’adolescente dell’ autenticità delle proprie emozioni.

images-1-8In questo clima l’adolescente può avere diversi tipi di atteggiamento:

  • chiusura e ritiro: vengono impiegate molte energie ad esempio nello studio o in uno sport per celare la percezione della “diversità” cercando in maniera latente l’accettazione e la valorizzazione da parte dei genitori.
  • fuga per la libertà: molti giovani adolescenti intraprendono carriere di studio all’estero per sentirsi più liberi di potersi esprimere.
  • negazione: l’adolescente scontrandosi con un ambiente rifiutante nega la sua vera identità e nasconde a se stesso la sua vera natura.
  • voglia di essere scoperto: il giovane omosessuale lascia indizi per casa o manda messaggi dal contenuto latente per far capire in modo indiretto l’esigenza di essere scoperto ed accettato.

Ad ogni modo l’adolescente ha l’aspettativa di non essere accettato. Egli vive nella paura di essere rifiutato. Al processo esterno di omofobia sociale ne fa riscontro uno interno in cui la persona sente di avere una parte di Sè non amabile e non degna di valore e prova emozioni come la colpa e la vergogna. A risentirne sono l’autostima e le capacità relazionali dell’adolescente in quanto un ambiente sociale e familiare rifiutante comporta inevitabilmente un atteggiamento di chiusura prima verso il contesto e poi verso se stessi. Aggressioni verbali o fisiche nei contesti dei pari, della famiglia, della scuola e delle altre agenzie educative e sociosanitarie che hanno a che fare con gli adolescenti, amplificano il vissuto di diversità e solitudine.

Gli adolescenti hanno bisogno di sentire la fiducia che il rapporto con i genitori non sarà distrutto dalla rivelazione del loro orientamento affettivo-sessuale, anche nel caso in cui la reazione iniziale sia di rifiuto e negazione. I figli omosessuali hanno bisogno di accettarsi e riconoscersi nonostante quello che gli altri, genitori compresi, pensano, permettendosi anche di deluderli. L’accettazione è favorita anche da fonti sociali che condividono lo stesso vissuto. Conoscere altri coetanei omosessuali aiuta ad affrontare, comprendere ed accettare il proprio orientamento e l’eventuale senso di diversità e isolamento.

LA PRESA DI COSCIENZA DA PARTE DEI GENITORI

download-1-6Nei genitori la scoperta e la presa di coscienza dell’orientamento omosessuale del figlio/a comporta sempre un momento di sgomento e sorpresa. Nei casi migliori questo momento si supera nel rispetto dell’individualità del proprio figlio/a dandosi tempo per elaborare la notizia. I genitori a volte dopo un momento di riflessione comprendono che non è cambiato niente e che l’importante è che i propri figli siano felici e liberi di essere se stessi. La situazione diventa più faticosa da affrontare quando nei genitori perdura il senso di smarrimento. In questo caso il genitore può provare un senso di tradimento delle sue aspettative nei confronti del figlio. Queste reazioni emotive di difesa da parte dei genitori sono variabili: incredulità (“stai scherzando?”), negazione (“non è possibile!”), senso di colpa (“Dove ho sbagliato?”), spostamento di responsabilità (“Sei stato influenzato/a da …”), rabbia, tristezza (“Non avremo dei nipotini”), preoccupazione (“Avrai una vita più difficile”), disgusto (“Mi fai schifo/Devi curarti”), vergogna (“Chissà cosa dirà ora la gente/Non diciamolo alla nonna”).

Può essere d’aiuto confrontarsi con famiglie che vivono la stessa situazione. La condivisione infatti può agevolare il processo di accettazione e fare spazio a questa nuova realtà.

L’aiuto della psicoterapia

Sia per il ragazzo sia per i genitori che vivono questa situazione di confusione può essere utile chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta. Questa figura può servire al ragazzo per trovare un adulto con cui parlare delle sue preoccupazioni e curiosità, senza sentirsi giudicato o inadeguato. Allo stesso tempobil professionista può anche essere di aiuto ai genitori, i quali si trovano in una situazione nuova e magari inaspettata, accompagnata da preoccupazioni e domande.

Uno psicoterapeuta può essere d’aiuto lavorando sull’accettazione di se stessi prima e degli altri poi. La valorizzazione ed il riconoscimento sono infatti i due ingredienti principali per riuscire senza timore a farsi ri-conoscere dagli altri per ciò che si è veramente. La relazione terapeutica potrà così fungere da contenitore dove poter esprimere ogni emozione e comunicare con serenità.

 

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