Quando i figli spiccano il volo: il NIDO VUOTO

nido-vuoto-500x270Viene definito “nido vuoto” o “periodo postgenitoriale” la fase del ciclo familiare in cui i figli lasciano la casa natale. Con lo svincolo dei figli il ruolo genitoriale si trasforma portando importanti cambiamenti emotivi e strutturali :

  • nella coppia,
  • per il singolo genitore,
  • per le donne ed il loro ruolo materno;
  • e se non elaborato può trasformarsi in una vera patologia che prende il nome di Sindrome del nido vuoto.

Coppia e svincolo dei figli

Il raggiungimento dell’autonomia da parte dei figli è un evento critico del ciclo vitale della famiglia e della coppia che richiede la disponibilità dei genitori ad accettare la loro crescita e la loro indipendenza.

Durante la fase di nido vuoto si assiste ad un riassestamento coniugale che include:

  • un reinvestimento nella relazione coniugale (spesso trascurata a favore della genitorialità),
  • l’accettazione di nuovi membri (nuore e generi),
  • la capacità di adeguarsi ai cambiamenti delle distanze imposte dai figli durante il consolidamento del nuovo nucleo familiare,
  • una diminuzione della tensione in quanto i partner che non hanno più figli a casa possono impegnarsi in diverse attività prima abbandonate. Queste coppie hanno più tempo libero e più energie da investire nel matrimonio e questo può aumentare il livello di soddisfazione coniugale.

Il nido vuoto (anche se consapevolmente doloroso) a volte viene desiderato e non temuto e, una volta raggiunto, la sua perdita può interferire con il nuovo equilibrio di coppia fatto di maggiore intimità, libertà e diminuite responsabilità.

Genitori e nido vuoto

sindrome-del-nido-vuoto-ritDal punto di vista della soddisfazione personale di ciascun genitore la situazione si complica.

L’adattamento allo svincolo dei figli può variare da:

  • Una riluttanza e/o rifiuto a vivere i figli come capaci di essere autonomi, di avere una vita individuale e coniugale indipendente. I genitori cercano di continuare a condividere le responsabilità familiari cercando in questo modo di mantenere il nido pieno.
  • L’accettazione dell’autonomia dei figli che comporta un’elaborazione fisiologica della nuova condizione. In questo caso, i genitori possono provare sentimenti di tristezza, malinconia e senso di inutilità. Queste sensazioni sono del tutto normali se di natura momentanea e possono avere una durata di circa un anno dall’evento critico.

Indubbiamente il periodo di maturazione dei figli coincide spesso con una fase della vita critica del genitore in quanto:

  • inizia il processo fisico dell’invecchiamento,
  • ci si avvicina alla conclusione dell’attività lavorativa,
  • spesso si perdono i genitori anziani,
  • le donne abbandonano la capacità generativa con la menopausa,
  • è un periodo di cambiamenti importanti, che comporta una impegnativa ridefinizione di sé.

È stato dimostrato che i vissuti dei genitori cambiano rispetto alla

motivazione dell’uscita dell’ultimo figlio:

  • il matrimonio, viene vissuto come percorso convenzionale,
  • le uscite non ritualizzate o non condivise socialmente (lavoro, studio, convivenza e indipendenza) sembrano essere vissute come giudizi sul ruolo genitoriale.

La presenza dei nipoti

sembra fungere da fattore protettivo (in particolare per le donne) in quanto consente di attenuare gli effetti depressivi del “vuoto generativo”. Questo effetto positivo potrebbe però essere vanificato nel caso in cui le coppie anziane sperimentino grosse responsabilità di cura nei confronti dei nipoti.

Nido vuoto e ruolo materno

La partenza dei figli lascia un vuoto importante che può portare ad una crisi d’identità, in particolare nelle donne. Tale vuoto può essere vissuto più o meno intensamente a seconda dello stile di vita materno.

L’insorgenza della sindrome è più frequente in donne che hanno attitudini “tradizionali” verso i figli ed il loro ruolo di madri rispetto a donne che lavorano ed hanno investito il loro tempo anche in una carriera.

Il lavoro infatti è visto come un buon “analgesico” per il malessere emotivo provato.

Le reazioni negative possono avere anche breve durata, soprattutto in rapporto alla capacità delle madri di reinventarsi in altri ruoli, in nuovi ambiti quali quello lavorativo, sociale e di coppia.

Sindrome del nido vuoto

Se il disagio emotivo dovuto allo svincolo dei figli (sia delle madri che dei padri):

  • ha una durata superiore a circa un anno,
  • le sensazioni negative diventano ingestibili,
  • se il malessere intacca in modo considerevole lo svolgimento della propria vita si può parlare di:

Sindrome del nido vuoto

In questo quadro rientrano:

  • sentimenti depressivi “ mi sento triste, niente mi rende felice”
  • senso di solitudine “ormai sono rimasto solo”
  • senso di inutilità “ormai non servo più a niente, sento di non avere nessun obiettivo”
  • pianto continuo “l’unica cosa che riesco a fare è piangere, non riesco a trattenermi”
  • isolamento sociale “non ho voglia di vedere nessuno, non mi serve uscire”
  • attacchi di panico e sensazione di abbandono “ ci sono momenti che mi sento completamente abbandonato, ho la sensazione di svenire, mi batte forte il cuore e mi manca il respiro”

Nella condizione di “sindrome di nido vuoto” l’aiuto di uno psicoterapeuta diventa indispensabile. Attraverso il percorso terapeutico si potrà lavorare al fine di superare in maniera adeguata tutti i sentimenti negativi legati a questo evento. Si potrà riflettere su come vivere questo momento di nuova libertà, indirizzando le proprie energie verso la creazione di una nuova immagine di se stessi.

La riflessione potrebbe infatti concentrarsi sul valore del cambiamento, sulla valorizzazione del nuovo ruolo e dell’importanza che “ancora” si ha per i figli, per il proprio partner e per se stessi.

2 thoughts on “Quando i figli spiccano il volo: il NIDO VUOTO

  1. Io infatti mi sento vuota senza mia figlia, da un anno e mezzo vive a Losanna per lavoro, me la sono goduta per 30 anni, ora la vedo fisicamente un paio di volte all’anno quando torna in Ticino per le feste di Pasqua e Natale 😌, però ci sentiamo tramite Whatsapp o Skype viva la tecnologia ✌️️ saluti Maria

  2. Per me il distacco è ancora lontano, ma io e mio marito aspettiamo con desiderio il tornare soli… stavamo bene prima dei figli, non ci mancava nulla.
    (Non che adesso stiamo male, ovviamente)
    Credo, però, che il soffrirne o no, possa anche dipendere da come lasceranno il nido: se per un buon lavoro, un buon amore, una buona vita, si gioisce. Invece se è per un colpo di testa o peggio, una fuga, ci si sente falliti come genitori… o no?
    Sempre ottimi i tuoi articoli, complimenti ☺️

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