Licenziamento: Rabbia e Voglia di Giustizia

licenziamentoAvere un posto di lavoro “sicuro” risulta al giorno d’oggi un desiderio di tanti ma purtroppo un privilegio per pochi. Contratti a termine, compagnie in crisi, acquisizioni e fusioni aziendali aprono la strada a numerose possibilità di licenziamento per tanti lavoratori scatenando, per quest’ultimi, conseguenze di natura materiale, come la paura di non arrivare a fine mese, ed effetti di natura psicologica, come sentimenti di rabbia e desiderio di giustizia.

Il presente articolo mira ad analizzare le conseguenze psicologiche derivanti dal licenziamento e la procedura psicologica-giudiziale adeguata da mettere in atto nella richiesta di un risarcimento del danno psicologico.

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE DEL LICENZIAMENTO

A seguito del licenziamento o del torto subito in ambito lavorativo il soggetto sviluppa un forte

senso di impotenza, fallimento e pessimismo…

…rabbia, delusione, rancore, vergogna, 

che  diventano i protagonisti delle giornate a cui possono seguire:

  • Disturbi del sonno (insonnia);
  • Stress, malumore;
  • Generale stato di ansia;
  • Inappetenza, irritabilità, calo di energie;
  • Somatizzazioni quali cefalee, disturbi gastrointestinali;
  • Depressione di tipo HD (Hopelessness Depression), ovvero depressione da mancanza di prospettive e di speranza: la persona che la sperimenta si trova in un vero stato di “disperazione”.

L’autostima dell’individuo subisce un forte calo, la visione del futuro appare inesorabilmente cupa e questo comporta un grande disagio emotivo contornato da sentimenti di

inadeguatezza, sconforto, sensi di colpa, frustrazione, impotenza

che diventano un ostacolo al reinserimento professionale.

Ad essere influenzato è anche il mondo delle relazioni sociali. I soggetti coinvolti, infatti, mettono in atto un comportamento di chiusura e ritiro sociale che si ripercuote anche nel rapporto di coppia e nel rapporto con i figli.

Alcune persone si lasciano talmente prendere da questo sconforto dal non riuscire ad intravedere nessuna via d’uscita ed iniziano a sviluppare dipendenze da sostanze (quali psicofarmaci), alcool, droga e fumo.

licenziamentoSi può arrivare a parlare di una vera e propria “sindrome da amarezza” se nell’arco di almeno sei mesi l’individuo, oltre a manifestare una compromissione delle attività quotidiane che normalmente svolgeva, rimugina in continuazione su ingiustizie, reali e/o percepite, subite sul posto di lavoro, tra cui la mancanza di prospettive lavorative. Inoltre si aggiunge il timore verso i luoghi e le persone legate al contesto lavorativo, pensieri suicidi, aggressività, senso di abbattimento e scarso interesse per la propria guarigione.

PROCEDURA PSICOLOGICA-GIURIDICA NEI CASI DI RISARCIMENTO DEL DANNO PSICOLOGICO

Frequente è la voglia di giustizia che spinge la persona licenziata a desiderare di ricevere un risarcimento per il danno materiale e psicologico subito. Pertanto la voglia di far giustizia in maniera autonoma spinge l’individuo alla ricerca di uno psicologo a cui chiedere una valutazione della propria condizione psicologica sperando che tale intervento possa poi determinare un risarcimento. Quello che non viene preso in considerazione è che in questi casi la valutazione dello psicologo risulterebbe una testimonianza prodotta da uno esperto, ma pur sempre una valutazione di parte.

Quindi come fare? A chi rivolgersi? Come richiedere la valutazione del danno psicologico? Quali sono i ruoli ed i compiti dello psicologo?

Il primo passo è quello di rivolgersi ad un avvocato che valuterà il caso e suggerirà al cliente se intervenire aprendo una causa giudiziaria contro l’impresa datrice di lavoro volta ad ottenere il risarcimento del danno.

Nel caso in cui il cliente appoggiasse la proposta dell’avvocato di avviare un procedimento legale ci si troverebbe in Tribunale davanti ad un giudice che può richiedere una perizia psicologica per la valutazione del danno psicologico della persona licenziata nominando un perito d’ufficio psicologo, ovvero il CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio). Il CTU, a questo punto, predispone una serie d’incontri sia con la parte (in questo caso la persona licenziata) che con la controparte (in questo caso l’impresa datrice di lavoro) al fine di poter svolgere il lavoro peritale e valutare l’entità del danno psicologico e non solo. Così come il giudice nomina un CTU, allo stesso tempo, parte e controparte possono nominare ognuna il proprio perito psicologo, denominato Consulente Tecnico di Parte (CTP). Pertanto ci si troverebbe, all’interno della causa giudiziaria, con la nomina di tre periti psicologi: il CTU nominato dal giudice, il CTP della parte ed il CTP della controparte. Il CTU è il perito nominato a svolgere la perizia attraverso somministrazione di test e colloqui clinici rivolti alle due parti in controversia in presenza dei due CTP. Una volta depositata la perizia da parte del CTU, ognuno dei due CTP scrive la sua controperizia. A questo punto la documentazione prodotta va al vaglio del giudice.

Alla luce di quanto detto, in qualità di Psicoterapeuta, ritengo che subire un’ingiustizia non sia salutare all’individuo, ma allo stesso tempo mi fermo ad osservare come il desiderio di far giustizia porti la persona a fomentare la propria rabbia ed il proprio senso di frustrazione perdendo di vista la direzione del benessere e della qualità della propria salute psicologica.

Pertanto come lavora in questi casi lo Psicoterapeuta?

L’aiuto di uno psicoterapeuta s’incentra sull’elaborazione dell’evento traumatico attraverso la rilettura dell’evento da punti di vista differenti. L’obiettivo è uscire dal vortice della rabbia che lascia l’individuo imprigionato in un senso di ingiustizia e vendetta e che inibisce l’attuazione di soluzioni adeguate.

Sarà così utile lavorare sulla gestione dell’ansia, sull’innalzamento dell’autostima, sulla gestione del cambiamento, ma anche su un eventuale orientamento professionale al fine di focalizzare le risorse e le competenze del soggetto volte alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. Sarà bene concentrarsi su una prospettiva futura positiva orientata alla realizzazione di una crescita personale e professionale, distaccandosi emotivamente dall’evento negativo e impedendo in questo modo un ritorno massiccio ad un passato attraverso delle elaborazioni che non permettono nessun tipo di evoluzione.

Leggi anche:

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3 thoughts on “Licenziamento: Rabbia e Voglia di Giustizia

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