LA REALIZZAZIONE DI SE’: mi accetto quindi sono!

“Il principale compito nella vita di ognuno è dare alla luce se stessi”

Erich Fromm

essere miglioriUn licenziamento o la fine di un rapporto lavorativo possono costringere l’individuo ad attraversare un periodo di “stand by”. In questo periodo di attesa non si lavora e si ha il tempo di riflettere sulla propria vita. Chi si trova da un giorno all’altro senza lavoro deve scontrarsi con una routine del tutto nuova e diversa da quella vissuta. Insicurezza, fastidio, pigrizia, sconforto ed una perdita di autostima diventano i protagonisti. Questo è il momento giusto per vivere la crisi come opportunità per evolversi, senza lasciarsi schiacciare dalla paura di essere limitati. Lasciandosi alle spalle l’insoddisfazione è utile rimboccarsi le maniche ed impegnarsi nella vera realizzazione di se stessi.

L’ACCETTAZIONE DI SE STESSI

Nel momento in cui ci si imbatte in qualche problema la reazione più comune è quella di rimuginare su di esso. In questo modo si cerca di  trovare un “colpevole” e ci si trova in bilico tra l’eccessiva critica verso gli altri e soprattutto verso se stessi.

Avrò sbagliato nei confronti di…? Non sono piaciuto a…? Non sono in grado di comunicare con…?

Quante possono essere le domande a cui non si riescono a dare risposte perché vengono cercate nel posto sbagliato: l’esterno. Cerchiamo delle conferme negli altri in quanto viviamo con un senso di inadeguatezza spesso frutto di condizionamenti sociali.

Creiamo un’immagine di noi stessi per come gli altri ci vorrebbero!

 E’ necessario interrompere questa dinamica che comporta anche un  dialogo interno fatto di autocritiche. Sembra opportuno adottare invece un modo di rivolgersi a se stessi più “amichevole”. Questo diventa possibile attraverso l’accettazione di sé. E’ necessario riflettere sui propri limiti ed errori nonché su tutti quegli atteggiamenti che di solito sono motivo di auto-rimprovero.

Per quanto si possa sbagliare si rimane pur sempre delle persone degne di dignità.

 L’accettazione di sé può portare alla nascita di affetto e comprensione verso la propria persona.

Accettare anche le proprie emozioni negative come rabbia, paura e tristezza rappresenta una modalità privilegiata di conoscenza di se stessi.

IL SE’

images-1Molti autori sono d’accordo nell’affermare che all’interno di ogni individuo esista un’identità centrale ed originaria chiamata SE’. Esso costituisce le fondamenta, non è cosciente ed ha una progettualità che culmina nello sviluppo della persona.

Esprimere il proprio Sé significa prendere un’importante decisione: la decisione di essere liberi, liberi da condizionamenti ed aspettative di natura sociale, religiosa, culturale e familiare.

Questi condizionamenti spesso portano la persona a diventare ciò che gli altri vorrebbero, perché ciò è ritenuto giusto. Niente di più sbagliato! Nella realizzazione di se stessi il “giusto” è solo ciò che porta alla vera espressione di se stessi.

Gradualmente la realizzazione della libertà individuale finisce per coincidere  e identificarsi con l’autonomia, con il potere di autodeterminarsi, di disporre dei propri atti senza doverne “misurare” il valore su altri da sé.

Il sé ha al suo interno un “progetto” che aspetta solo di essere realizzato. Se questo non avviene, se non si realizzano le proprie vere propensioni, il Sé può mandare continui segnali di disagio che possono sfociare in:

  • disturbi psicosomatici
  • depressione
  • disturbi d’ansia
  • attacchi di panico

UN AIUTO CONCRETO

Sviluppare le proprie potenzialità può essere la chiave per creare un nuovo lavoro e migliorare la propria posizione. E’ importante mettere in campo la creatività per cercare di tradurre le proprie idee in azione e così cercare di pianificare e progettare per raggiungere nuovi obiettivi .

E’ opportuno ricordare che la cura di se stessi è il primo passo verso il proprio benessere psicofisico.

Alcune riflessioni possono fungere da spunto ed inizio. A questo proposito è utile:

  • Smettere di rimuginare sul passato. Quello è un tempo ormai concluso, non può e non deve avere spazio nella mente.
  • Concentrare la propria attenzione sul presente: cosa mi può rendere felice? Quale lavoro mi permetterebbe di essere felice?.
  • Soffermarsi a riflettere sul futuro e sulla direzione che si vuole dare alla propria vita scegliendo quello che è importante in base ai propri valori e obiettivi.
  • Riconoscere i propri limiti e le proprie risorse, valutare se stessi in modo realistico. Accettare se stessi anche nella vulnerabilità: la perfezione non esiste!
  • Riflettere e credere nelle proprie potenzialità su ciò che si sa fare o che si vorrebbe imparare a fare. Non è mai troppo tardi!
  • Prendere consapevolezza del progetto personale attraverso varie modalità: libri, percorsi psicologici individuali e di gruppo.
  • Immaginare degli scenari possibili prima di passare all’azione.
  • Non isolarsi facendo tutto da soli, accettare che si può avere bisogno degli altri per raggiungere un obbiettivo sbloccando così la nostra capacità di saper chiedere attraverso una modalità equilibrata e congruente per noi stessi e per l’altro.
  • Dare un ritmo alla giornata creando piccoli obiettivi da raggiungere o attività da portare a termine. Procedere a piccoli passi dà l’opportunità di valutare e modificare il proprio progetto di vita.
  • Cercare di essere ottimisti: vedere il bicchiere mezzo pieno.

In alcuni casi contattare un professionista che si occupi anche di orientamento professionale può facilitare nel raggiungimento dell’obbiettivo previsto. L’incontro terapeutico può, attraverso la relazione che s’instaura tra paziente e terapeuta, far emergere il vero Sé in tutte le sue espressioni.

Attraverso un percorso di sostegno è possibile:

  • Aprirsi ed “ascoltarsi” in un clima non giudicante e libero da condizionamenti.
  • Lavorare sul riconoscimento e la gestione delle emozioni. Esse sono spesso le protagoniste della vita e possono agevolare o ostacolare il raggiungimento di un obiettivo.
  • Apprendere tecniche che aiutino a migliorare la capacità di comunicazione per dare forza alla propria capacità di rapportarsi agli altri;
  • Migliorare la propria consapevolezza corporea per favorire e riconoscere in modo consapevole l’espressività non verbale;
  • Riconoscere i propri modelli e le proprie maschere di riferimento comportamentale, rompendo gli schemi che abbiamo confezionato e cucito su noi stessi, permettendoci così, finalmente, di andare oltre.

Avere la percezione che qualcuno sia lì per noi, per il nostro disagio, porta a cercare insieme una via d’uscita, può ridare carburante nel  nostro motore ingolfato, consente di riprendere consapevolezza del nostro cammino, non soli e impauriti, ma pronti ad andare verso il nuovo e l’incognita.” (Tratto dal libro sulla Realizzazione di SigRoma)

Leggi anche:

Licenziamento: Rabbia e Senso di Giustizia

 

 

 

 

 

2 thoughts on “LA REALIZZAZIONE DI SE’: mi accetto quindi sono!

  1. Pingback: Licenziamento: Rabbia e Voglia di Giustizia | Dott.ssa Ilaria Rizzo

  2. Questo “cogito” lo ritengo essenziale in tutti gli aspetti del vivere, piacersi per il gusto di piacersi e non per compiacere.
    Credo che prendendo coscienza di questo arriviamo ad una realizzazione intimistica e di conseguenza verso gli altri.
    Il nostro “se stessi” non deve avere motivazioni esterne o utilitaristiche verso l’esterno, deve assomigliare “al sapere per il gusto di sapere”, concetto credo, vado a memoria, Platoniano.

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