Il bullismo: un’analisi del fenomeno

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Quasi tutti i giorni veniamo informati dalla stampa di episodi di bullismo che hanno conseguenze devastanti sulle vite dei protagonisti. Questi accadimenti costituiscono solo la punta dell’iceberg di sconvolgimenti più sotterranei che investono in particolare il mondo emotivo e psicologico degli individui. Non è semplice da spiegare come non lo è capire quando e se un bambino/a o ragazzo/a è coinvolto in questi terribili episodi.

Nelle storie di bullismo mancano sempre le parole per esprimere le emozioni: mancano le parole della vittima che spesso subisce in silenzio, si percepisce impotente e si arrende a quel fragile potere che diventa sopraffazione. Non ci sono le parole del bullo che utilizza la violenza verbale o fisica perché non sa raccontare in altro modo la sua vulnerabilità, spesso risultato di storie di vita dall’avvio problematico e dalle poche risorse educative ed emotive. Mancano inoltre le parole dei testimoni che assistono a ciò che accade, ma restano imprigionati in una sorta di blocco emotivo perché si sentono incapaci di agire o temono di intervenire (Iannes, D. &Pellai, A. 2011).

Obiettivo di questo articolo è quello di fornire una spiegazione teorica di questo fenomeno.

CHE COS’E’IL BULLISMO

Il termine “bullismo” deriva dalla parola inglese bullying (to bull) che significa “usare prepotenza, maltrattare, intimidire, intimorire”. Viene definito come una forma di oppressione fisica o psicologica messa in atto da una o più persone (bulli) nei confronti di un altro individuo percepito come più debole (vittima); è caratterizzato da intenzionalità (il comportamento aggressivo viene messo in atto volontariamente), continuità e asimmetria (disuguaglianza di forza e potere fisico o psicologico tra gli individui coinvolti). E’ molto diffuso nel contesto scolastico (sin dalle scuole elementari) e si sviluppa all’interno di un gruppo sociale composto da bulli, vittime e spettatori.

TIPOLOGIE

Si può distinguere tra Bullismo diretto ed indiretto.

Il bullismo diretto è caratterizzato da un contatto concreto tra il bullo e la vittima ed è quello più facilmente visibile e individuabile da:

  • Parole: minacce, rimproveri, ingiurie;
  • Contatto fisico: botte, spinte;
  • Danneggiamento di oggetti e furti di materiale scolastico.

Il bullismo indiretto si manifesta in modo silenzioso, fatto di continui piccoli soprusi e prevaricazioni difficilmente visibili:

  • Diffamazione, pettegolezzi;
  • Isolamento ed esclusione;
  • Smorfie, gesti sconci, esclusione intenzionale dal gruppo;
  • Cyberbullismo (vedi cortometraggio), bullismo virtuale;

I PROTAGONISTIbullismo2

In una situazione di bullismo sono sempre presenti tre diversi attori:

I BULLI:

  • sono ragazzi spesso aggressivi non solo verso i compagni ma anche verso genitori ed insegnanti; hanno un atteggiamento positivo verso la violenza;
  • hanno spesso un opinione positiva di se stessi, godono di popolarità e sono spesso circondati da un gruppo di due o tre coetanei che simpatizza per loro;
  • hanno un forte bisogno di potere, godono nel controllare e sottomettere gli altri;
  • hanno scarse capacità di controllo degli impulsi e una bassa resistenza alla frustrazioni;
  • hanno scarse capacità empatiche;
  • spesso vivono in condizioni familiari inadeguate e questo li porta a sviluppare un certo grado di ostilità verso l’ambiente;
  • a spingerli a volte è una componente strumentale come denaro, sigarette ecc.

Il bullo dominante maschio si contraddistingue dalla forza fisica; il bullo dominante femmina spesso agisce per gelosia o invidia. La bulla infatti vittimizza coetanee che rappresentano una minaccia –concreta o percepita– alla sua immagine di dominatrice, di “donna adulta” e di potere in grado di gestire eventi e persone e di decidere chi includere ed escludere dal gruppo dei pari.

Il bullo gregario o passivo è un sostenitore e un mero esecutore del bullo dominante. Generalmente si tratta di un soggetto insicuro, con bassa autostima e scarso rendimento scolastico, che agisce nel piccolo gruppo. Le azioni aggressive sono viste come il mezzo attraverso il quale ottenere visibilità presso i coetanei.

LA VITTIMA

Si distingue tra vittima passiva e vittima provocatrice.

Le vittime passive:

  • sono soggetti spesso ansiosi ed insicuri, cauti e calmi;
  • Soffrono di scarsa autostima ed hanno un opinione negativa di sé e della propria situazione. Spesso si considerano fallite, stupide, timide e poco attraenti;
  • A scuola vivono in una condizione di abbandono e solitudine. Bambini o ragazzi con tali caratteristiche hanno probabilmente difficoltà ad affermare se stessi nel gruppo dei coetanei e l’attacco ripetuto aumenta l’ansia e la valutazione negativa di se stessi;
  • la loro vulnerabilità costituisce un segnale per il bullo che li percepisce come soggetti adatti ad essere vittimizzati;
  • poco propensi a chiedere aiuto.

Rispetto ai compagni non prevaricati questi ragazzi risultano esposti al rischio di depressione.

Le vittime provocatrici sono soggetti che con i propri comportamenti sollecitano de orientano verso se stessi le condotte dei bulli. Si tratta di persone, prevalentemente di sesso maschile, caratterizzate da bassi livelli di autostima e da un elevato grado di ansia e di insicurezza. Presentano spesso difficoltà di concentrazione, un’attività motoria eccessiva ed irrequietezza. In questa tipologia di vittima vi è quindi l’associazione del modello ansioso, tipico della vittima passiva, e del modello aggressivo, peculiare invece del bullo, in forza dei quali il soggetto provoca l’attacco che subisce e risponde con comportamenti aggressivi.

GLI SPETTATORI

Gli spettatori sono tutti coloro che assistono all’episodio di bullismo e che possono, con il loro comportamento, indirizzarlo e dar luogo a differenti esiti. Si distinguono infatti in tre categorie molto diverse tra loro.

I sostenitori del bullo:

La dominanza del bullo è rafforzata anche dall’attenzione che egli è in grado di destare negli altri. Il punto fondamentale è che l’elemento caratterizzante la rete dei rapporti dei bulli è l’avere come amici compagni prepotenti e non vittimizzati.

I difensori della vittima

Sono quanti difendono la vittima prestando soccorso o offrendo consolazione e aiuto. Questi soggetti si oppongono in maniera concreta alle prevaricazioni, mettendo in atto comportamenti di tutela.

La maggioranza silenziosa

Tutti coloro che ignorano o si astengono dal prendere parte, sia come difensori sia come sostenitori, alla situazione aggressiva. La mancanza di un’opposizione e l’adesione da parte degli spettatori ad una logica di omertà tendono a legittimare i comportamenti prepotenti ed incentivano la loro perpetuazione.

CAUSE DEL BULLISMO

Sono molti i fattori che possono influenzare l’insorgenza di questo fenomeno:

  • i modelli socio-culturali;
  • gli stili educativi familiari.Un atteggiamento caratterizzato da mancanza di calore e di coinvolgimento aumenta il rischio che il ragazzo diventi in futuro ostile e aggressivo verso gli altri così come un uso coercitivo del potere da parte del genitore in forma di punizioni fisiche e violente esplosioni emotive;
  • rapporti conflittuali tra i genitori, separazione (se non gestiti solo nella coppia ma coinvolgendo i figli);
  • le dinamiche gruppali;
  • le caratteristiche di personalità;
  • i vissuti emotivi degli attori coinvolti. La capacità di riconoscere, esprimere e regolare le proprie emozioni può avere un ruolo determinante nell’insorgenza del bullismo. Le condotte aggressive del bullo e quelle passive tipiche delle vittime di bullismo, pur sembrando diametralmente opposte, possono avere cause simili riconducibili a difficoltà emotive che hanno generato (determinato) risposte difensive diversificate.

CONSEGUENZE DEL BULLISMO

Il fenomeno del bullismo può avere delle conseguenze molto gravi che, per quanto riguarda la vittima, possono concernere senso d’inadeguatezza ed insicurezza diffusa, riduzione dell’autostima, calo del rendimento scolastico o abbandono scolastico, somatizzazioni e, nei casi più gravi, depressione o addirittura suicidio.

Gli episodi di prepotenza commessi dai ragazzi sui loro compagni di scuola probabilmente altro non

sono che manifestazioni di un più generalizzato comportamento sociale che, in seguito, potrà portare ad episodi di conclamata devianza, o addirittura criminalità.

Chi è vittima di bullismo o il bullo stesso non raccontano quasi mai cosa accade e questo porta i genitori ad ignorare anche per anni cosa stia accadendo.

Tanto il bullo quanto la vittima non devono essere considerati come soggetti problematici, rispettivamente, da punire e da sollecitare. Il loro modo di agire e reagire va contestualizzato e interpretato come manifestazione di una difficoltà profonda e, dunque, come una richiesta d’aiuto.

Per tanto come fronteggiare il fenomeno del bullismo? In qualità di adulti il primo passo fondamentale può essere rappresentato dall’ascoltare o meglio incentivare la comunicazione con i protagonisti del bullismo al fine di accogliere i bambini/ragazzi facendoli sentire compresi e supportati.

Purtroppo però la riflessione che viene da fare è che i primi a mettersi in discussione dovremmo essere proprio noi adulti. Che colpa o che responsabilità può mai avere un bambino di 10 anni? Perché si esprime con la violenza e che cosa vuole esprimere? Perché un bambino o un ragazzo non si confida con i propri genitori che dovrebbero essere le persone di cui si fida di più? A partire da questi interrogativi e ricostruendo la storia familiare di questi ragazzi sicuramente potremmo comprendere che l’origine di questo disagio risiede all’interno del loro contesto familiare, contesto sul quale la figura dello psicoterapeuta può intervenire al fine di modificarne in maniera funzionale le dinamiche interne. Pertanto l’intervento psicoterapico non è rivolto direttamente al singolo protagonista di bullismo ma a tutto il suo sistema familiare.

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