Vivere in una gabbia – La storia di Fabio

Cari lettori, oggi vi propongo come letura “La storia di Fabio”, testo scritto da un mio ex paziente che gentilmente si offerto di produrre una testimonianza di quella che è stata la sua esperienza di psicoterapia con la speranza che molti voi possano trarre spunti utili al raggiungimento del proprio benessere.
Buona lettura.
Dott.ssa Ilaria Rizzo
testa_gabbiaUn giorno mi resi conto di vivere in una gabbia. Non c’erano pareti, non c’erano porte, non c’erano guardiani; soprattutto non c’erano state condanne o pene che dovevo scontare. Mi resi conto che quello che stavo scontando era una mancanza di equilibrio e la gabbia in cui vivevo me l’ero costruita con le mie mani.
Un vero e proprio blocco fisico, una tensione muscolare che non mi permetteva nemmeno di deglutire mi fece capire che dovevo parlare con qualcuno, che era passato troppo tempo da quando ero stato un giorno o una settimana o un mese senza episodi di ansia. Stavo vivendo come un vegetale aspettando che qualcosa cambiasse, che un evento o una persona, o una notizia o un asteroide, magari, cambiasse la mia vita per sempre.
Durante gli incontri con la dott.ssa Rizzo ho capito che tutto partiva e finiva da me. Non c’erano mostri alla mia porta, non c’erano lucchetti che mi impedissero di uscire, di desiderare, di vivere come meglio credevo. Mi resi conto senza tanto stupore che mi ero costruito da solo le barriere stesse che mi facevano star male, che io solo mi ero caricato di tremende responsabilità verso gli altri o che ritenevo gli altri responsabili nei miei confronti, a titolo diverso, dei miei disturbi o dei miei problemi.
A poco a poco mi sono confrontato con il mio passato e con il mio presente; ho messo in fila le mie esperienze e messo allo scoperto le mie paure. A quasi un anno dalla fine della terapia ho la piena consapevolezza dei miei limiti, ma anche dei miei desideri e delle potenzialità. Il mio corpo non è più teso, né gli precludo ciò di cui ha bisogno né lo metto davanti a prove che non sopporterebbe.
54b7f8943ca509ac5df264b01f044b9e-216x272.jpgDopo aver smontato la mia gabbia pezzo per pezzo ho iniziato a occuparmi del mio equilibrio. Non lascio più che i giorni passino senza agire in prima persona, né mi lascio sopraffare dalla tentazione di assegnare ad altri la responsabilità di quello che mi succede. La vita va avanti, e oggi mi sento meglio. Non mi guardo indietro con rimpianto, ma solo con la consapevolezza di ciò che è stato. Guardo avanti e non ho più paura.

4 thoughts on “Vivere in una gabbia – La storia di Fabio

  1. Ci Sono passata anni fa, quando ero molto più giovane e sembrava che niente potesse farmi paura né togliermi le forze. Invece ho cominciato proprio come te e tra le righe mi ritrovo. Purtroppo in questo periodo sto vedendo e condividendo la depressione e l’ansia di mia figlia, a lungo tenuta rinchiusa dentro di sé e poi esplosa in tutta la sua subdola forza. Attualmente è seguita da uno psicologo e da una farmacologa mi sembra che stia migliorando. Non usciva più di casa, non riusciva quasi a mangiare per la paura di soffocare, Non andava nei centri commerciali e neppure al cinema e nemmeno voleva stare da sola in casa. Aveva lasciato momentaneamente per malattia il lavoro che ha ripreso da un paio di mesi. Non voleva tornarci perché là alcune colleghe si comportavano male, scrivendo il suo assenza anche cose orribili su Facebook. Volevano farla fuori. Grazie a Dio, alla sua volontà e alle cure ha avuto il coraggio di andare a parlare con la dirigenza e spiegare la situazione. Ha trovato comprensione e aiuto. Spero che le cose continuino ad andare bene, cioè per la sua serenità e di tutti quelli che le vogliono bene, io naturalmente compresa!

  2. Mi piace.un vincente. Le risorse interiori le abbiamo tutti. Occorrono tempi e incontri. L’incontro ci apre all’altro e in quel tu, l’io. Spesso una carezza umana, una tenerezza che ci riconsegni all’umanita’.la gabbia e la frenesia estetna spesso la impediscono. Mi piace il pezzo. Mi piace il lavoro che fa.
    Romano

  3. Blog molto interessante e post altrettanto interessante. Quella sensazione la capisco bene. La gabbia ero (sono?) io. Tre anni di reclusione. Scrivere mi ha salvato la vita. Felice che il suo ex paziente sia uscito da lì. Seguirò con gioia il suo blog e la ringrazio per seguire il mio. Un saluto e buona serata!

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