Ansia Normale ed Ansia Patologica

ansia 3Ansia e paura sono reazioni emotive ubiquitarie, comuni a tutti gli esseri umani. L’importante ruolo funzionale che esse rivestono nello sviluppo di reazioni comportamentali armoniche e finalizzate è testimoniato dal loro effetto discriminante per la selezione naturale. Secondo una concezione evoluzionistica, infatti, «non è verosimile che le reazioni emozionali debbano essere così universali e importanti nel comportamento umano, se esse non avessero conservato funzioni adattive».

La paura ha lo scopo di porre l’organismo nella condizione migliore per affrontare il pericolo e per reagire ad esso con la fuga o con la lotta e tutti i membri appartenenti ad una stessa specie provano sensazioni di paura di fronte a stimoli simili che rappresentano una minaccia per la loro integrità e quindi per la loro esistenza. Le condotte difensive sono vitali per l’animale al pari del sistema cardiocircolatorio o riproduttivo e lo proteggono dalle minacce ambientali. La paura ed i comportamenti automatici di difesa verso alcuni stimoli ben definiti si consolidano nella specie come risposta predeterminata; questo rende ragione di come un contatto anche fugace con uno stimolo possa innescare prepotentemente reazioni di paura e di evitamento. Parimenti l’ansia può essere interpretata come una reazione preformata della specie, il cui significato adattivo va ricercato nell’evoluzione filogenetica. In questo senso, la diversa soglia all’ansia e alla paura avrebbe un substrato genetico-costituzionale.

La previsione di pericoli potenziali ha rivestito un importante significato adattivo anche per l’uomo del passato,ansia 1 costretto a vivere in ambienti ricchi di agguati e di pericoli. Paure oggi considerate disadattive perché sproporzionate alla minaccia reale, come le fobie di ragni, topi o serpenti, o ancora il timore suscitato nel bambino dall’estraneo, possono essere interpretate come modelli comportamentali residui, vantaggiosi per l’adattamento e per il benessere dell’uomo pretecnologico. La predisposizione a temere questi oggetti o situazioni sarebbe parte integrante del nostro patrimonio filogenetico, e ciò consentirebbe di spiegare come essi mostrino una maggiore capacità di scatenare reazioni ansiose ed evitamento, al contrario di pericoli tipici della vita moderna come automobili, elettricità ed armi da fuoco che, essendo più recenti, possono influire sul comportamento solo a livello di apprendimento. Secondo questa stessa prospettiva, le crisi di panico degli agorafobici ci richiamano alle reazioni di fuga degli animali e dell’uomo primitivo, indotte dalla lontananza dal proprio territorio, da ambienti familiari e dai propri conspecifici.

L’ansia può quindi configurarsi come un meccanismo innato di fronte a determinati pericoli attuali o potenziali, suscettibile di essere modificato dall’apprendimento in virtù dell’esposizione ripetuta del soggetto a stimoli spiacevoli o nocivi.

La somiglianza con le reazioni di fuga, di lotta dell’animale consente di rilevare tuttavia solo alcuni aspetti adattivi dell’esperienza ansiosa, che nell’uomo assume caratteristiche peculiari. Liddel a questo proposito afferma che «solo l’uomo può pianificare il futuro distante… può essere felice… ma può essere anche ansioso e preoccupato». Sherrington affermò che «così come la postura accompagna i movimenti come un’ombra,… l’ansia accompagna l’attività intellettuale come un’ombra e quanto più noi conosceremo la natura dell’ansia, tanto più sapremo sull’intelligenza».

Una delle conseguenze positive dell’ansia è infatti l’aumento della vigilanza nei confronti dei pericoli futuri; quanto maggiore è il livello di vigilanza tanto più facili risultano il condizionamento e l’apprendimento. Ecco che l’ansia finisce con l’influenzare indirettamente una funzione primariamente adattiva quale la capacità pianificatrice dell’uomo.

Secondo Liddel la capacità di pianificare il futuro e la soddisfazione per gli obiettivi raggiunti nel passato sono i mezzi attraverso i quali gli uomini costruiscono la cultura.

L’esperienza ansiosa e la capacità di operare scelte adeguate possono essere viste come le due facce della stessa medaglia ed è per questo che è corretto affermare che l’ansia accompagna l’attività intellettuale come la sua ombra.

ansia bambinoL’uomo prova sentimenti di ansia in condizioni fisiologiche legate a stadi particolari del proprio sviluppo. L’ansia di separazione o quella mostrata dal bambino di fronte all’estraneo, come pure l’ansia che si manifesta quando l’uomo si trova ad una svolta della propria esistenza, ne rappresentano un esempio. Essa può presentarsi in situazioni particolari di minaccia per l’integrità fisica o per eventi limitanti l’autonomia e le potenzialità dell’individuo che ne mettono quindi in pericolo il ruolo sociale. Fino a che il soggetto riesce a dominare questa emozione, mantenendosi aderente al reale e prospettando soluzioni valide per fronteggiare le minacce alla sua sicurezza fisica, sociale o economica, l’ansia può essere definita normale; grazie ad essa, le capacità prestazionali aumentano ed il soggetto riesce ad affermare la propria autonomia ed a realizzare un adattamento ottimale all’ambiente. È difficile tracciare il confine tra normalità e patologia delle manifestazioni ansiose.

In termini di adattamento possiamo considerare patologico tutto ciò che impedisce all’individuo di vivere in armonia con se stesso e con il proprio ambiente; l’ansia diviene patologica quando questi non riesce ad adeguarsi realisticamente a situazioni nuove ed impreviste, perdendo così il controllo sulle proprie emozioni e provando sentimenti di impotenza, associati ad elevati livelli di sofferenza.

Secondo Ey l’angoscia patologica si distingue da quella normale perché anacronistica, fantasmatica e stereotipa. Anacronistica in quanto fa rivivere situazioni passate e superate, fantasmatica perché determinata dalla rappresentazione di pericoli immaginari ed infine stereotipa in quanto ripetitiva e radicata nel carattere dell’individuo.

Nelle manifestazioni patologiche dell’ansia, compare un meccanismo paradossale che risulta al tempo stesso autoperpetuantesi ed autoinvalidante. Un individuo normale è in grado di valutare le conseguenze delle sue azioni e, sulla base delle sue riflessioni, intensifica i comportamenti da cui può ricavare vantaggi, abbandonando quelli dai quali non trae benefici. Nei disturbi d’ansia, paradossalmente, sono perpetuati, per lunghi periodi di tempo ed anche per tutta la vita, comportamenti disadattivi carichi di conseguenze negative; ciò nonostante l’individuo mantiene un corretto giudizio sull’irrazionalità delle proprie condotte.

L’ansia patologica diviene al contempo causa e conseguenza dell’organizzazione psicopatologica stessa. ansia 4Questo paradosso è rilevabile quotidianamente nell’esperienza clinica con pazienti ansiosi; la natura autoinvalidante dell’ansia patologica si rivela attraverso l’intensità, la persistenza e gli effetti scompaginanti che le sue manifestazioni determinano sul comportamento e sulla vita emotiva dei pazienti.

È difficile, alla luce dei progressi compiuti nel campo delle neuroscienze e della psicofarmacologia clinica, ipotizzare l’esistenza di un continuum tra ansia fisiologica ed ansia patologica. Le risposte emotive ed i comportamenti ad esse legati sembrano coinvolgere l’interazione di molteplici neurotrasmettitori e di differenti strutture cerebrali, parti di un sistema, o di un set di sistemi neuronali integrati e coordinati.

Nella maggior parte dei disturbi d’ansia esisterebbe una alterazione all’interno di questi sistemi che determinerebbe una maggiore “suscettibilità” a varie noxae patogene; i risultati degli studi genetici e di familiarità sembrano deporre in questo senso. La distinzione fra ansia normale e patologica sarebbe pertanto per alcuni aspetti categoriale e per altri dimensionale. Le manifestazioni cliniche d’ansia spesso appaiono, infatti, come l’integrazione di fenomeni estranei alla vita psicologica normale, categorialmente distinti da essa, e di aspetti dimensionali, in continuum con le risposte fisiologiche dell’organismo. Un esempio può essere rappresentato dal disturbo di panico dove le manifestazioni critiche rappresentano un aspetto categorialmente distinto dall’ansia fisiologica, mentre l’aspettativa ansiosa che essi generano può essere intesa come l’esagerazione di una risposta fisiologica di paura per il ripetersi degli attacchi.

Cassano, G.B., Pancheri, P., Pavan, L., Pazzagli, A., Ravizza, L., Rossi, R., Smeraldi, E. & Volterra, V.  (2002). Trattato di Psichiatria. Masson Editore

2 thoughts on “Ansia Normale ed Ansia Patologica

  1. Molto chiaro ed esauriente questo articolo. Grazie.
    Quello che mi meraviglia è che, in alcuni casi che conosco personalmente, è capitato anche a me, venendo ricoverati in pronto soccorso a causa di disturbi cardiocircolatori, tachicardia parossistica, tachiaritmia, extrasistole, se si è donna e in menopausa, ti somministrino una ventina di gocce di Lexotan e ti considerino una persona affetta da ansia con somatizzazione dei sintomi, anche se non è vero (a me, per esempio, dopo aver fatto delle analisi si è scoperto che avevo il potassio troppo basso, pare a causato dalla pastiglia per pressione). Mi sembra abbastanza normale che una persona si spaventi di fronte a sintomi cardiocircolatori come quelli sopracitati, soprattutto se è la prima volta che le accade, ma considerarla semplicemente una persona “ansiosa” è un po’ riduttivo.
    L’altra riflessione che questo articolo mi ha portato a fare è che l’aracnofobia, così radicata soprattutto in molte di noi, donne, deve senz’altro risalire al tempo di quando abitavamo nelle caverne: credo che i ragni a quell’epoca dovevano essere veramente grossi.
    Buona serata.

  2. Pingback: Ansia: sintomi, cause e trattamento | Dott.ssa Ilaria Rizzo

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