Attacchi di panico in aumento: arriva lo psicologo online

L’iniziativa dello psicologo online chat è della Dott.ssa Ilaria Rizzo di Chieti, psicologa e psicoterapeuta, che sulla sua pagina Facebook ha lanciato l’idea.In poche ore ha subito suscitato interesse. Anche noi ci siamo incuriositi e l’abbiamo intervistata.

Come nasce l’idea di utilizzare la rete per sedute psicologiche?

IOLavoro come psicologa da 7 anni e nella mia esperienza mi sono trovata a contatto con pazienti che mi hanno “espressamente” richiesto una consulenza online nonostante vivessero nella stessa città in cui lavoro. Ho compreso che la difficoltà che incontravano era legata all’entrare in una relazione diretta con la figura di uno psicologo, un po’ come se da un lato fossero consapevoli di aver bisogno di una mano, ma dall’altro spaventati dal giudizio legato a tutta una serie di pregiudizi inerenti la figura dello psicologo. Pertanto ho deciso di accogliere queste richieste rendendomi conto che nel giro di pochi colloqui la persona superava l’emozione di vergogna e ben volentieri si presentava nel mio studio per intraprendere quello che può essere definito il “classico” o “tradizionale” percorso di psicoterapia. Ecco come nasce la mia idea. L’obiettivo è quello di rendere più facile e diretto l’incontro con un psicologo, oltre che economicamente più vantaggioso. La persona realizza che confrontarsi con un esperto favorisce un processo di consapevolezza relativo alle dinamiche disfunzionali che mette in atto e la scoperta di nuove modalità da applicare al proprio stile di vita che favoriscono la chiave di volta al proprio benessere.

Che tipo di terapia puo’ essere fatta on line?

Mi piace definire la terapia online come una terapia volta alla ricerca delle proprie risorse interiori. Come accennavo prima l’emozione di vergogna pone un forte limite alla ricerca del contatto diretto con uno psicologo, tale per cui si preferisce soffrire piuttosto che rivolgersi ad uno specialista per chiedere una mano. Il primo passo di una terapia online è rendere consapevole il paziente che solo affrontando la propria vergogna la può superare e quindi scoprire qualcosa di nuovo come la bellezza del contatto diretto. L’esempio che mi viene in mente a tal riguardo è quello degli attori di palcoscenico. Fino a quando non si trovano sul palco a recitare provano una fortissima sensazione di vergogna. Temono di sbagliare, di non ricordare le battute, di non riuscire ad entrare nei panni del personaggio, ma nel momento in cui il sipario si apre e loro entrano in scena tutto si trasforma e divengono consapevoli sia delle loro capacità nel recitare ma anche delle profonde sensazioni che ricevono e di cui si nutrono a contatto con il pubblico, sensazioni che non salendo sul palco non avrebbero mai provato. Ciononostante è anche da tener presente come la terapia online sia maggiormente ricercata da personalità specifiche, personalità caratterizzate da introversione, paura del confronto, timidezza, chiusura.

Chi si rivolge oggi allo psicologo?

Osservo come in questi anni siano in espansione i casi di persone che soffrono di attacchi di panico, sia giovani che adulti, e i casi di depressione legati ad abbandono. E in realtà non mi stupisco dato il periodo storico che stiamo attraversando. L’attacco di panico deriva da angoscia abbandonica. Cosa significa. Significa che si teme di essere abbandonati e ciò provoca sudorazione eccessiva, vertigini, accelerazione del battito cardiaco, sensazione di soffocamento. Un esempio calzante si ritrova nel mondo animale. Immaginate una mamma con il suo cucciolo e il predatore che arriva. La mamma per depistare il predatore corre al fine di essere seguita da lui e salvare il cucciolo. E il cucciolo cosa fa? Il cucciolo si appallottola, diventa freddo e apparentemente sembra morto e queste reazioni derivano dal fatto che si sente abbandonato dalla madre. Ritornando all’attacco di panico, la sensazione che si ha è proprio quella di morire, non che muoiano gli altri ma se piuttosto se stessi, e questo risulta legato alla nostra paura insita di essere abbandonati. Ovviamente ciò avviene in periodi di transito o di cambiamento inaccettabili per l’individuo.

La crisi in qualche modo sta creando problematiche di natura psicologica?

Dicevo prima che non mi stupisco del fatto che i casi di attacco di panico siano in crescita. Sono dell’idea che ci sia un forte legame con il periodo di crisi che stiamo attraversando, un’epoca basata sull’instabilità, dove l’incertezza economica non permette di creare un equilibrio a livello esistenziale. Diviene difficile costruire qualcosa, fare progetti e portarli a termine. Il senso di sfiducia e di autosvalutazione pertanto risultano essere elementi fondanti nell’individuo tali per cui ne deriverebbe l’insorgere o il rafforzarsi di problematiche di natura psicologica.

[fonte: Il Giornale d’Abruzzo – Ottobre 2012]