Gestire l’Ansia e gli Attacchi di Panico: istruzioni per l’uso

 

Gestire l'Ansia

Gestire l’Ansia

L’articolo che vi presento nasce con l’intento di fornire alcuni preliminari strumenti su come gestire l’ansia e  gli attacchi di panico. Ho potuto osservare attraverso ricerche sul web che ci sono molti articoli incentrati sui temi dell’ansia e gli attacchi di panico, tutti per la maggior parte focalizzati sulla definizione di tali problematiche a partire dai sintomi fino ad arrivare alle conseguenze sociali ed affettive che tali sintomi provocano. Per cui non mi soffermerò a spiegare cosa sono ansia ed attacchi di panico (per chi volesse approfondire di seguito il link DISTURBI D’ANSIA).Quello che intendo far io attraverso la stesura di quest’articolo è spiegare quelle che sono le regole principali dei meccanismi ansiosi per poter trarre da queste regole degli strumenti utili per gestire l’ansia e gli attacchi di panico e per cambiare il proprio rapporto fin da oggi con l’ansia.

Al fine di rendere la spiegazione applicabile a livello concreto per ognuno di voi mi avvalgo di un esempio. Immaginate di essere a casa vostra e di trovarvi con un gruppo di amici discutendo sul da farsi per la serata. Le opzioni sono andare a mangiare qualcosa fuori oppure andare al cinema. Si tratta di una tranquilla situazione ordinaria ma iniziate a percepire dentro di voi uno stato di ansia e temete che improvvisamente possiate sentirvi ancora peggio. A questo punto vi ponete la domanda se è il caso di uscire o rimanere a casa. Prevale quella che si chiama la “Paura della Paura”, ovvero la paura che possiate sentirvi peggio.

Gestire l'Ansia

Gestire l’Ansia

A questo punto l’indicazione è di iniziare a ragionare come se foste voi l’Ansia. Provo a spiegarlo in termini diversi. L’ansia è una sensazione che compare nel momento in cui, piuttosto che ascoltare i nostri bisogni e le nostre emozioni, agiamo in base a ciò che è giusto fare o che dobbiamo fare. Immaginate, considerando l’esempio presentato, che il vostro desiderio sia quello di andare al cinema, mentre tutti gli altri vogliono andare a mangiar fuori. Voi volete andare al cinema per quelle che sono le vostre motivazioni: ad esempio volete fare un’uscita spendendo poco, oppure desiderate vedere un film in particolare, ma tutti gli altri vogliono andare  a mangiar fuori e poiché comunicarlo potrebbe portarvi a sentirvi poco accettati dal gruppo scegliete di non dir nulla e di adeguarvi alla scelta degli altri. A questo punto, nel momento in cui uscite fuori, in un luogo aperto, i vostri sintomi iniziano a manifestarsi in maniera più violenta ed iniziate a trovarvi a vivere una crisi d’ansia o un attacco di panico. Manifestate sintomi quali tachicardia, palpitazioni, sudorazione, paura di morire, ecc. e percepite sensazioni di impotenza nel gestire ciò che accade. Pertanto la prima regola da conoscere per affrontare gli attacchi di panico è: ascolta i tuoi bisogni e agisci per soddisfarli. Nell’esempio, avreste potuto comunicare ciò che non vi andava bene e dire “Io non voglio andare a mangiare fuori, ma preferisco andare al cinema. Se voi non avete voglia di andare al cinema non mi chiedete di fare una cosa che non sento”. Quindi date onore a quelli che sono i vostri bisogni. Se voi non li ascoltate e li trattenete, l’unico modo che avranno per venir fuori sarà attraverso il corpo, attraverso tutte quelle sensazioni corporee che identificano l’ansia e l’attacco di panico. Pertanto provate ad affrontare paura, timidezza, imbarazzo. Il trucco è dire la frase: “Lo faccio con paura, lo faccio con imbarazzo, lo faccio con timidezza” per rendervi conto che nel momento in cui agite paura, imbarazzo, vergogna si riducono sempre di più fino a sparire. Non è importante far piacere agli altri ma piuttosto prendervi cura di voi. Pertanto se l’ansia compare chiedetevi, come se foste voi l’ansia, “In cosa non mi sto ascoltando? Cosa sto facendo che non voglio fare?”, e probabilmente individuerete cosa non vi sta bene e cosa potete fare per cambiare il vostro comportamento adeguandolo alle vostre emozioni ed ai vostri bisogni.

Ora è da sottolineare come la comparsa di ansia e attacchi di panico abbia una propria origine. Come individuarla? Basta concentrarsi un attimo e rintracciare il primo episodio in cui l’ansia è comparsa. Magari ricordi, ad esempio, che quando eri adolescente c’erano dei momenti a scuola in cui sentivi l’ansia. Magari ti rendevi conto che nonostante il tuo impegno ti trovavi ad avere un’insegnante che non valorizzava i tuoi sforzi, per cui tornavi a casa ed invece di sentirti incoraggiato o difeso dalla tua famiglia, ti sentivi abbandonato o non preso in considerazione così come desideravi, ed invece di urlare e di far sentire il tuo disagio preferivi stare in silenzio continuando a fare il bravo ragazzo. In questo caso piuttosto che dare ascolto alla tua rabbia, continuavi a far quello che gli altri ti dicevano di fare con la speranza di sentirti valutato positivamente. Pertanto il non ascolto delle tue emozioni ha provocato la comparsa dell’ansia, stato d’ansia che si è consolidato nel tempo e peggiorato a causa della scelta di rimanere all’interno di uno schema comportamentale imparato da piccolo, ovvero “Se fai ciò che mamma e papà vogliono, loro ti vorranno sempre bene”.  Pertanto, ritornando indietro nel tempo è possibile risalire a quelle che sono state le nostre scelte comportamentali, sviluppate a discapito dell’ascolto delle nostre emozioni, che hanno provocato la nostra attuale condizione.

L’ultimo aspetto che voglio trattare sono i vissuti attraverso cui l’ansia può esplodere. E’ importante specificare come l’ansia rappresenti uno strumento che noi abbiamo per proteggerci, per aiutarci, come detto prima, ad ascoltare i propri bisogni. Ad esempio, sono ansioso per un colloquio di lavoro ma so che quell’ansia è naturale poiché dovrò affrontare una prova. Pertanto l’ansia è necessaria per permetterci di mettere tutto l’impegno necessario a far sì di dare il meglio nella prova che abbiamo da affrontare. L’ansia diventa patologica, invece, quando particolari eventi subentrano nella nostra vita, facendocela percepire come incontrollabile. Mi riferisco a vissuti di abbandono, come la fine di una relazione di coppia o di separazione dalle figure genitoriali o ancora il lutto, e altri ancora. Si tratta di esperienze di vita dove perdiamo il contatto con le nostre figure importanti di riferimento con la consapevolezza che nulla tornerà più come prima. Ora non sempre si è consapevoli che tali esperienze hanno provocato l’esplosione dell’ansia e, nella maggior parte dei casi, anche la comparsa degli attacchi di panico.  E’ proprio qui che interviene la Psicoterapia come un aiuto concreto al fine di individuare quelli che sono stati sia gli episodi che hanno provocato la comparsa dei sintomi ma soprattutto la rielaborazione delle emozioni negative da tali vissuti originate.

Concludo specificando come ognuno possiede la propria storia e come ogni caso è a sé. Nel presente articolo mi sono avvalsa di esempi nei quali alcuni di voi potranno identificarsi, mentre altri no. Ciononostante spero che tali esempi possano facilitare ad ognuno di voi la comprensione di come l’ansia si origina, come agisce e quali possono essere dei piccoli passi da effettuare per facilitarne la gestione ed l’eventuale scomparsa.

Dott.ssa Ilaria Rizzo